Cornelis Schut I

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Ritratto di Cornelis Schut eseguito da Antoon van Dyck (tra il 1628 e il 1636)

Cornelis Schut I (Anversa, 13 maggio 1597Anversa, 29 aprile 1655) è stato un pittore, disegnatore e incisore fiammingo del periodo barocco[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La decapitazione di San Giorgio

Cornelis Schut nacque ad Anversa come figlio di Willem Schut e Suzanna Schernilla. Non ci sono documenti sulla sua formazione artistica. Viene menzionato per la prima volta come allievo di Peter Paul Rubens dallo storico del XVIII secolo Jacob Campo Weyerman. Anche se la rilevanza scientifica delle fonti di Weyerman è messa in discussione, si presume comunque che Schut sia stato un allievo di Rubens, poiché Rubens era esentato dal registrare i suoi allievi presso la corporazione di San Luca di Anversa. Poiché i primi lavori di Schut sono più vicini allo stile del principale pittore di storia di Anversa Abraham Janssens, una qualche connessione con la bottega di Abraham Janssens potrebbe essere esistita, anche se questo non prova che fosse un allievo di Janssens. Nel 1618-1619 entrò a far parte della Corporazione di San Luca di Anversa[1]. Intorno al 1634-1635 pagò 200 fiorini per l'esenzione perpetua dal prestare servizio come decano della Gilda, carica che senza dubbio richiedeva di dedicarvi parecchio tempo[2].

Pièta

In una delle sue prime opere, l'Adorazione dei Magi, si nota l'influenza di Abraham Janssens, anche se non è certo che questi sia stato suo maestro[1].

Dal 1624 al 1627 visse a Roma, dove fu tra i fondatori della Schildersbent e dove lavorò sotto la protezione del mercante fiammingo Pieter de Vischere, la cui abitazione di Frascati affrescò con scene mitologiche[1]. Apparteneva anche alla cerchia di Vincenzo Giustiniani a Roma: due dei suoi primi dipinti, l'Adorazione dei Magi e Il massacro degli Innocenti facevano parte della collezione di Giustiniani[1][3].

Durante questi anni, Schut eseguì anche opere di piccole dimensioni rappresentanti scene mitologiche e temi allegorici, forse predisposte per il mercato aperto[1][3].

Nel 1628 si stabilì a Firenze dove disegnò cartoni per l'Arazzeria Medicea[1][3].

Schut adottò e mantenne per tutta la sua carriera lo stile barocco sviluppato a partire dal 1625 da pittori come Pietro da Cortona[1] ed il Guercino[3]. Caratteristiche di questo stile sono il forte senso dell'animazione ed il pathos espressi tramite l'utilizzo della luce e del colore. Lo stile di Schut presenta anche elementi del tardo manierismo come il raccorciamento esasperato del primo piano, accentuati contrasti di luce, esagerate espressioni facciali, rivelando così una certa affinità con le opere di Federico Barocci, artista importante nell'evoluzione della pittura barocca[1][3].

Schut adottò anche elementi della tendenza classicistica rappresentata dal Domenichino e da Guido Reni[3].

Secondo la Treccani Online e il Wornum, l'artista fu un seguace di Rubens[2][4]. Collaborò inoltre con Daniel Seghers eseguendo figure al centro dei medaglioni in cui il Seghers dipingeva ghirlande di fiori (Museo del Prado)[2][4].

Bacco, Cerere e Venere

In un documento datato 28 agosto 1628, concernente i beni trovati in casa Rubens dopo la morte della sua prima moglie Isabella Brandt, è registrato l'importo di 17 fiorini dovuti a Cornelis Schut per opere eseguite. Da ciò si evince una collaborazione di Schut con Rubens, anche se non è chiaro se questo rapporto fosse continuativo o meno[5].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ralph Nicholson Wornum, The epochs of painting: a biographical and critical essay on painting and painters of all times and many places, Chapman and Hall, Londra, 1864, pag.409-410
  • Joost vander Auwera, Musées royaux des beaux-arts de Belgique, Rubens: a genius at work, 2007, pag.33

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN30346835 · ISNI (EN0000 0000 6634 4691 · CERL cnp00555834 · Europeana agent/base/16233 · ULAN (EN500029273 · LCCN (ENnr97004963 · GND (DE119441020 · BNE (ESXX1417515 (data) · BNF (FRcb13508948v (data) · J9U (ENHE987007572302905171 · WorldCat Identities (ENlccn-nr97004963