Coerentismo

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Coerentismo è il nome dato ad alcune teorie filosofiche dell’epistemologia moderna. Il Coerentismo implica che una credenza per essere giustificata debba appartenere a un sistema di credenze coerenti. Perché un sistema di credenze sia coerente, le credenze che formano quel sistema devono essere coerenti con un’altra credenza.

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

Il Coerentismo[1] si distingue da molte tesi. Poiché non si tratta della teoria della verità, una delle tesi da cui deve essere distinto il Coerentismo è appunto la teoria della coerenza della verità; secondo la quale una proposizione è vera solo nel caso sia coerente con un gruppo di proposizioni. Questa teoria viene reputata troppo permissiva, infatti dire “Io sono una farfalla”, proposizione falsa, è comunque coerente con il gruppo di proposizioni che segue: “Prima ero un bruco”, “Io so volare”. Un’altra teoria da cui si distingue il Coerentismo è l’Olismo, teoria secondo la quale possedere un particolare concetto, richiede avere un numero di altri concetti. Per esempio, per conoscere il concetto di “omicidio”, dobbiamo conoscere anche il concetto di “assassino” e “morte”. Queste due tesi non dicono niente riguardo alle condizioni in cui una credenza è giustificata.

Il Coerentismo afferma che appartenere a un sistema coerente di credenze è

  1. necessario affinché una credenza sia giustificata, dove la coerenza è concepita come ciò in cui risiede il criterio della verità, e
  2. di per sé sufficiente perché una credenza sia giustificata, dove la coerenza è vista come ciò in cui risiede la natura della verità.


Il Coerentismo della necessità[1] impone la coerenza come una “condizione strutturale” sulla giustificazione; le condizioni strutturali ci dicono in che modo le condizioni devono essere legate l’una con l’altra nel modo richiesto, ma questo non è un fattore sufficiente per giustificare, poiché esserci altre condizioni non strutturali su credenze giustificate.

La seconda qualifica (di per sé sufficiente per giustificare)[1] afferma che la coerenza può aumentare la giustificazione di una credenza poiché è già giustificata in maniera indipendente dalla coerenza. In questo tipo di visione la coerenza è sufficiente per aumentare le convinzioni che sono indipendentemente giustificate, ma perché la coerenza sia sufficiente per la giustificazione, essa deve generare la giustificazione da zero.

Per circoscrivere i coerentisti, auto-definiti tali, ci sono un po’ di difficoltà: BonJour, per esempio, dice che le condizioni della coerenza non sono sufficienti per giustificare, dal momento che le credenze giustificate devono incontrare una condizione interna distintiva. Ne consegue che ogni argomento per o contro il coerentismo dovrà essere classificato secondo se mira a mostrare necessità o sufficienza.

Teoria della giustificazione della verità[modifica | modifica wikitesto]

La giustificazione è la ragione per cui noi tutti abbiamo delle credenze. Quando siamo nel dubbio, la giustificazione può ridurre o rimuovere il dubbio. La giustificazione può utilizzare la prova dei sensi dell'empirismo, la testimonianza autoritaria o la ragione. La giustificazione si concentra sulle credenze; questo è dovuto all'influenza della teoria discussa nel Teeteto. di Platone dove la definizione di conoscenza è "vera credenza giustificata". Più in generale, le teorie della giustificazione si concentrano sulla giustificazione di affermazioni o proposizioni.

La giustificazione epistemica [2], invece, è lo “stare alla destra” di una credenza di una persona rispetto a una conoscenza. Ci sono alcuni disaccordi su quello che significa precisamente: alcuni dicono che si riferisce al fatto che le credenze hanno maggiori possibilità di essere vere; altri sostengono si riferisca al fatto che esse sono più probabili di essere conoscenze; altri ancora sostengono che le credenze sono state formate o mantenute in modo responsabile o virtuoso.

La teoria della giustificazione della verità dice che una credenza o un gruppo di credenze è giustificato, o ritenuto giustificato, solo nel caso in cui la credenza coesista con un gruppo di credenze. La teoria della giustificazione della verità rappresenta un’iniziale soluzione a problemi epistemologici radicati. Questa teoria suggerisce, infatti, un modo di pensare alla giustificazione epistemica come derivante da una rete di credenze. A causa del suo giudizio valutativo la giustificazione è associata spesso alla razionalità: infatti, come è intuitivo dire che una credenza giustificata è una credenza razionale, è altrettanto intuitivo dire che una persona è razionale se ha credenze giustificate.

Teoria della coerenza della verità[modifica | modifica wikitesto]

La teoria della coerenza della verità[3] considera la verità come coerenza all'interno di alcune serie di frasi, proposizioni o credenze.

Questa dottrina differisce dalla teoria della corrispondenza della verità per due aspetti essenziali. Il primo è che le due teorie hanno resoconti contrastanti sulla relazione che le proposizioni portano alle loro condizioni di verità: per una, la relazione è coerenza, secondo l'altra, è corrispondenza. Esse forniscono anche resoconti in conflitto di condizioni di verità: la teoria della coerenza afferma che le condizioni di verità delle proposizioni consistono in altre proposizioni, mentre la teoria della corrispondenza sostiene che le condizioni di verità delle proposizioni sono caratteristiche oggettive del mondo. Sebbene, le due teorie siano in contrasto tra loro, entrambe presentano una concezione sostanziale della verità.

La teoria della coerenza della verità ha diverse versioni. Secondo alcune prime versioni della teoria della coerenza, la relazione di coerenza è semplicemente consistenza. Quindi, affermare che una proposizione è coerente con un determinato insieme di proposizioni significa dire che la proposizione è coerente con l'insieme; ma questa versione è insoddisfacente perché: considerando due preposizioni che non appartengono a un set specificato, queste preposizioni potrebbero essere entrambe coerenti con un insieme specificato e al tempo stesso essere incoerenti tra loro. Se la coerenza è consistente, il teorico della coerenza dovrebbe affermare che entrambe le proposizioni sono vere, ma ciò è impossibile.

La teoria della coerenza della verità esercita un ruolo di controllo sulla teoria della giustificazione della verità. Senza conoscere le condizioni necessari e sufficienti perché qualsiasi cosa sia vero, non siamo autorizzati a giudicare se il criterio di verità è realmente affidabile, cioè se esso identifica con alta probabilità le proposizioni vere; dunque, la nozione di giustificazione presuppone la nozione di verità.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nella storia della filosofia, la teoria della coerenza della verità è stata difesa da diversi filosofi a cavallo tra XVIII e XIX secolo, come ad esempio: Kant (1724-1808), Fichte (1762-1814), Hegel (1770-1831), Bradley (1846-1924) e molti altri ancora, tutti preceduti da Spinoza (1632-1677).

Nella filosofia contemporanea, diversi epistemologi hanno contribuito in modo significativo e hanno difeso la teoria, come per esempio Bachelard (1884-1962) e Joachim (1868-1938) al quale è attribuita la formulazione definitiva della teoria in The Nature of Truth (1906).

Sebbene diversi epistemologi abbiano contribuito in modo significativo al coerentismo epistemico, è un gruppo di epistemologi contemporanei che ha fatto di più per sviluppare il coerentismo: in particolare BonJour (1943 - ) nell’opera The Structure of Empirical Knowledge (1985) e Lehrer (1936 - ) in Knowledge (1974) e Theory of Knowledge (1990), ma anche Sellars (1912-1980) in Science, Perception and Reality (1963), Lycan (1945 - ) in Judgment and Justification, e Harman (1938 - ) in Thought (1973) ed in Change in View. (1986).[4]

Nonostante questa lunga lista di nomi, il coerentismo è una posizione di minoranza tra gli epistemologi[1][5]. Probabilmente è solo nell'epistemologia morale che il coerentismo gode di ampia accettazione.

L'argomentazione del regresso[modifica | modifica wikitesto]

L’argomento del regresso[1] (anche conosciuto come diallelus, in latino) è un problema epistemologico, il quale afferma che ogni proposizione richiede una giustificazione. Tuttavia, qualsiasi giustificazione richiede di per sé supporto. Ciò significa che qualsiasi proposizione può essere infinitamente messa in discussione. Alcune delle credenze giustificate di una persona lo sono perché traggono la loro giustificazione da altre credenze. Ad esempio: è mia convinzione che domani sia martedì. Questa convinzione è giustificata da altre due convinzioni:

  1. sono convinto che oggi sia lunedì e
  2. martedì segue a lunedì.

La mia convinzione che domani è martedì trae la sua giustificazione da queste altre due convinzioni, allora la mia convinzione che domani è martedì è giustificata solo se queste altre convinzioni lo sono.

Ci troviamo di fronte a tre opzioni:

  1. Fondazionalista: la serie di credenze termina con speciali convinzioni giustificate chiamate "credenze di base”, le quali non devono la loro giustificazione a qualsiasi altra credenza da cui sono dedotte;
  2. Infinista: la serie di relazioni da cui una credenza deriva la sua giustificazione da una o più credenze continua senza terminare o girare su sé;
  3. Coerente: la serie di credenze ruota su se stessa, in modo che includa, ancora una volta, le credenze precedenti nella serie.

All'interno dell’argomento del regresso notiamo due argomenti in particolare contro il coerentismo. Il primo riflette sulla circolarità: in un ciclo chiuso, l'accusa è che il coerentismo certifichi il ragionamento circolare. Un coerentista della necessità sarà incaricato di rendere necessario un ragionamento circolare per una credenza giustificata. Un coerentista di sufficienza sarà incaricato di rendere il ragionamento circolare parte di qualcosa (cioè la coerenza) che è sufficiente per una credenza giustificata. Ma il ragionamento circolare è un difetto epistemico poiché ne preclude la credenza giustificata. Il secondo argomento mira a sostenere che la coerenza è necessaria per la giustificazione. Poiché una credenza è giustificata solo se, attraverso una catena di altre credenze, alla fine ritorniamo alla credenza originaria. Ma l'affermazione, sopra citata, che la convinzione che domani sia martedì è giustificata da sola è errata poiché è derivata, per deduzione, da altre credenze.

La risposta del coerentismo[modifica | modifica wikitesto]

Le risposte dei filosofi coerentisti si concentrano sul secondo argomento[1] trattato dall’argomento del regresso.

Alcuni coerenti hanno risposto alla carica di circolarità suggerendo che ragionare in un cerchio non è un problema finché il cerchio è abbastanza grande. Il fatto che sia una teoria eccessivamente permissiva poiché consente di costruire facilmente le ragioni per qualsiasi rivendicazione, continua a non convincere le antitesi. Secondo altre risposte, la carica di circolarità e la carica di autosufficienza poggiano su un malinteso sul coerentismo. Spesso i coerenti sottolineano che il loro punto di vista è quel sistema di credenze sono ciò che è, in primo luogo, giustificato oppure ingiustificato; ma le credenze individuali non sono gli elementi che sono principalmente giustificati o ingiustificati.

Alla luce di ciò, il coerentismo sembra proporre una visione "olistica" della giustificazione. Alcuni hanno sostenuto che il passaggio alla giustificazione olistica non riesce veramente a rispondere alle cariche di circolarità e di autosufficienza. Poiché anche ammettendo che si tratta di un sistema di credenze che è principalmente giustificato, è ancora vero che un sistema di credenze è giustificato in virtù del fatto che le credenze individuali che compongono il sistema si relazionano l'una con l'altra in modo circolare. Ed è ancora vero che una credenza deve sostenere se stessa se deve essere giustificata, poiché ciò è necessario se il relativo sistema di credenze, e quindi la credenza individuale, deve essere giustificato.

Non è così chiaro, quindi, che la risposta che evidenzia la natura olistica della giustificazione abbia successo. Tuttavia, associando la visione olistica epistemica a una seconda visione, un coerentista potrebbe avere una risposta pienamente soddisfacente. Si tratta di un altro equivoco sul coerentismo che potrebbe trovarsi dietro la carica di circolarità e la carica di autosufficienza. Questo equivoco ha a che fare con la varietà di modi in cui le nostre convinzioni possono sostenersi a vicenda in modo che vengano giustificate. Ognuna delle credenze giustificate è sostenuta e supportata da altre credenze. Ciò significa che tra le relazioni di sostegno esistono relazioni di supporto simmetriche. Le convinzioni che sostengono relazioni di sostegno sufficientemente forti l'una con l'altra sono coerenti e quindi giustificate.

Ciò contrasta con la visione fondazionalista delle credenze in credenze di base e credenze non basilari, poiché, secondo i fondazionalisti, non ci sono relazioni di supporto simmetriche.

Contro la sufficienza[modifica | modifica wikitesto]

Il coerentismo della sufficienza[1] non dà alcun ruolo essenziale all'esperienza, questo perché gli stati che sono sufficienti a giustificare le nostre convinzioni sono limitati ad altre credenze. Che questo sia un motivo per rifiutare il coerentismo di sufficienza è spiegato in diversi modi.

Un modo fa appello a una mancanza di connessione alla verità: dal momento che la visione non dà alcun ruolo essenziale all'esperienza, non c'è motivo di aspettarsi un coerente sistema di credenze per riflettere con precisione il mondo esterno. Questa linea di attacco viene spesso definita obiezione di isolamento. Un secondo argomento contro il coerentismo è il fatto che per ogni sistema di credenze coerenti, esistono molteplici sistemi alternativi, poiché includono credenze con contenuti differenti che sono logicamente incompatibili, dove i sistemi sono altrettanto coerenti.

Tuttavia, se ci sono molti sistemi ugualmente coerenti, ma incompatibili, e se pochi di questi sistemi fanno un lavoro adeguato per rappresentare fedelmente la realtà, allora il coerentismo non è un buon indicatore di verità.

Contro la necessità[modifica | modifica wikitesto]

È altamente plausibile che gli umani abbiano molte credenze giustificate[1]. Quindi, se la giustificazione richiede coerenza, di conseguenza ognuno di noi ha sistemi coerenti di credenze. Quanto è psicologicamente realistico questo?

Cherniak (1945 - ) considera l'uso di una tavola di verità per determinare se un sistema di 138 convinzioni sia logicamente coerente.

Tuttavia, il coerentismo non richiede che una persona verifichi che sia logicamente coerente e non richiede nemmeno che una persona sia in grado di verificarlo. Richiede solo che il sistema sia logicamente coerente.

Contro il coerentismo, Cherniak potrebbe ben implicare che noi non formiamo, o sosteniamo, le nostre credenze in virtù della loro coerenza, poiché ogni meccanismo cognitivo che potrebbe farlo dovrebbe essere molto più potente di qualsiasi altro meccanismo che abbiamo. In secondo luogo, è altamente plausibile pensare che siamo spesso in grado di mostrare che le nostre credenze sono giustificate; ma il punto di Cherniak suggerisce che se il coerentismo avesse ragione, questo spesso andrebbe oltre le nostre capacità.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Coherentism in epistemology, su iep.utm.edu.
  2. ^ https:, https://https://www.iep.utm.edu/epi-just/#SH1b.
  3. ^ The coherence theory of truth, su plato.stanford.edu.
  4. ^ Per una discussione critica delle tesi di Lehrer e BonJour vedere Bender (1989).
  5. ^ Per una difesa recente del coerentismo vedere Poston (2014).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John W. Bender (a cura di), The Current State of the Coherence Theory. Critical Essays on the Epistemic Theories of Keith Lehrer and Laurence Bonjour, with Replies, Dordrecht, Kluwer, 1989.
  • Laurence BonJour, The Structure of Empirical Knowledge, Cambridge, MA, Harvard University Press, 1985.
  • Christopher Cherniak, Computational Complexity and the Universal Acceptance of Logic, in Journal of Philosophy, vol. 81, 1985, pp. 739-758.
  • Gilbert Harman, Thought, Princeton, NJ, Princeton University Press, 1973.
  • Gilbert Harman, Change in View, Cambridge, MA, The MIT Press, 1986.
  • Harold Henry Joachim, The Nature of Truth, Oxford, Clarendon Press, 1906.
  • Keith Lehrer, Knowledge, New York, Oxford University Press, 1974.
  • Keith Lehrer, Theory of Knowledge, Boulder, CO, Westview Press, 1990.
  • William Lycan, Judgment and Justification, New York, Cambridge University Press, 1988.
  • Ted L. Poston, Reason and Explanation. A Defense of Explanatory Coherentism, New York, Palgrave Macmillan, 2014.
  • Wilfrid Sellars, Science, Perception and Reality, New York, Humanities Press, 1963.

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