Chiese di Pistoia

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Chiesa di San Pier Maggiore in un dipinto del 1865

Di seguito sono elencate le chiese della città di Pistoia.

Inquadramento storico e artistico[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo del maggior lustro cittadino, riguardo all'edificazione di luoghi di culto, è sicuramente l'epoca romanico/gotica, in cui a Pistoia si mise in atto una particolare declinazione dello stile pisano, fatta con un maggior contrasto tra le pietre bianche (il marmo di Carrara) e verde scuro/nere (il serpentino). In quegli anni, il libero comune di Pistoia accolse una vera e propria fucina delle arti scultoree, di cui resta traccia nelle architravi scolpite Gruamonte e nel capolavoro assoluto del pulpito di Sant'Andrea, di Giovanni Pisano.

Nei secoli seguenti gli abbellimenti, gli ampliamenti e le nuove edificazioni si susseguirono, legati però a episodi più sporadici e meno organici, come l'ampliamento del Duomo. Il Rinascimento, fatta eccezione per il raro scrigno della chiesa di Santa Maria delle Grazie, non lasciò molte tracce significative nell'architettura cittadina, almeno finché non venne edificata, in epoca ormai manierista, la basilica della Madonna dell'Umiltà, dotata di una cupola ispirata a quella del Brunelleschi a Firenze. Analogamente, nel Sei e Settecento, la città si arricchì qua e là di alcuni esempi notevoli, come la chiesa dei Santi Prospero e Filippo, quella di San Leone e quella di Santa Maria degli Angeli, in cui lavorarono alcuni dei migliori artisti dell'epoca, toscani e non.

Tuttavia il volto dell'architettura religiosa pistoiese fu profondalmente stravolto dall'applicazione dei princìpi gianseniti del Sinodo di Pistoia, promosso dal vescovo riformatore Scipione de' Ricci, che dismise molti edifici di culto, anche notevolissimi per antichità e pregio artistico, alienandoli e destinadoli ad altri usi. Per questo oggi, più che in altre città, non è affatto infrequente incontrare, anche nel centro storico, tracce di chiese, oratori e cappelle trasformate in abitazioni civili, in luoghi di ritrovo e di uso sociale quali scuole o musei, ma anche purtroppo abbandonate e in via di una riconversione non ancora attuata.

A queste perdite si può tuttavia annotare una sorta di compensazione novecentesca, quando grazie innanzitutto alla presenza del concittadino Giovanni Michelucci, i dintorni di Pistoia si arricchirono di una serie di chiese moderne, in cui maturò una riflessione di respiro europeo sull'architettura religiosa e sulla sua funzione nell'epoca contemporanea, basata sui nuovi materiali (primo su tutti il calcestruzzo) e sulle nuove possibilità espressive e luminose.

Edifici di culto[modifica | modifica wikitesto]

Platea episcopis (piazza del Duomo)[modifica | modifica wikitesto]

Altre chiese entro le mura[modifica | modifica wikitesto]

Altri edifici di culto fuori le mura[modifica | modifica wikitesto]

Pievi[modifica | modifica wikitesto]

Chiese entro le mura sconsacrate o distrutte[modifica | modifica wikitesto]

Seminari[modifica | modifica wikitesto]

Ospedali[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Cipriani, Per rinnovare il "bel Corpo della Chiesa", Memoria delle soppressioni parrocchiali settecentesche nella "città frataja" di Pistoia, Gli Ori, Banca di Pistoia 2007.
  • R. Agnoletti, G. Pasquini, A Suppressa (a cura di), Regesto delle chiese italiane, 1. Pistoia, in Chiesa oggi, architettura e comunicazione, Milano, Di Baio Editore, 1996, ISBN 8870807487.
  • Chiara D'Afflitto, Franca Falletti (a cura di), Pistoia e il suo territorio, in I Luoghi della Fede, Milano, Mondadori, 1999, ISBN 8804467797.

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