Chiesa di Santa Maria della Spina

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Chiesa di Santa Maria della Spina
Santa maria della spina 101.JPG
Veduta esterna
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Pisa
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Pisa
Stile architettonico gotico
Inizio costruzione 1230
Completamento 1875

Coordinate: 43°42′55″N 10°23′47″E / 43.715278°N 10.396389°E43.715278; 10.396389

Santa Maria della Spina innevata

Santa Maria della Spina è una piccola chiesa gotica che si trova a Pisa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio, eretto nel 1230 dalla famiglia Gualandi, si chiamava in origine Santa Maria di Pontenovo, per via del ponte che collegava via Sant'Antonio a via Santa Maria, crollato poi nel XV secolo. Il nome Spina deriva dal fatto che conservava una spina che avrebbe fatto parte della corona indossata da Gesù alla sua crocifissione e portata qui nel 1333, ma custodita dal XIX secolo nella chiesa di Santa Chiara.

Originariamente la chiesa doveva essere costituita da un'unica loggia aperta verso Sud e coperta da un tetto a capanna. Nel 1322 il Comune deliberò dei lavori di ampliamento iniziati nel 1323 e finiti prima del 1376, probabilmente sotto la direzione di Lupo di Francesco che vi lavorò con la sua taglia, alla quale succedette, dal V decennio del secolo, quella di Andrea e Nino Pisano.

La chiesa fu soggetta a numerosissimi interventi di restauro dovuti al cedimento del terreno e alla vicinanza del fiume Arno sulle cui sponde era stata edificata. Infine, dopo l'unità d'Italia, il consiglio comunale e una commissione formata da membri dell'Accademia di Belle Arti decisero lo smantellamento e la ricostruzione dove fosse più stabile e sicura. I lavori, guidati dall'architetto Vincenzo Micheli, iniziarono nel 1871 e terminarono nel 1875. Questo intervento spostò di alcuni metri verso est, e più in alto il tempio. Tuttavia nello smonrtaggio ci furono estese distruzioni di materiali marmorei( molti frammenti sono oggi nei depositi del Museo nazionale di san Matteo) e nella ricostruzione sostanziali modifiche alla primitiva struttura, che peraltro indignarono John Ruskin, di passaggio a Pisa[1]: furono alzate di circa un metro le pareti, inseriti alcuni gradini, le statue furono restaurate male o sostituite, e la sagrestia edificata a sbalzo sul fiume non fu mai ricostruita. Una particolarità è che la chiesa di Santa Maria della Spina, come tutti gli oratori dedicati ai ponti, è sempre stata amministrata dal Comune, tranne alcune parentesi nel XVII e XVIII-XX secolo in cui l'amministrazione ricadde sotto l'ospedale.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Santa Maria della Spina (particolare della facciata ovest)
Il lato destro della chiesa
Interno

La chiesa è uno straordinario esempio di gotico pisano: ha una pianta rettangolare ed è completamente rivestita di marmi policromi. L'esterno è caratterizzato dalle cuspidi del tetto, timpani e tabernacoli, insieme a complesse strutture scultoree come tarsie, rosoni e statue di maestri pisani del XIV secolo fra cui Lupo di Francesco, Andrea Pisano con i figli Nino e Tommaso, e Giovanni di Balduccio. Tutte le statue a tutto tondo che si vedono sono copie: gli originali sono raccolti in una sala e nei depositi del Museo nazionale di San Matteo.

La facciata presenta due ingressi con archi architravati fra i quali si trova il tabernacolo con le statue della Madonna col Bambino attribuita a Giovanni Pisano (1310-20 circa), e due Angeli trecenteschi da alcuni attribuiti a Giovanni di Balduccio. Due tabernacoli si aprono nella parte superiore della facciata a contenere le statue, mal valutabili per lo stato di conservazione e in alcuni casi la sostituzione ottocentesca delle teste, di Cristo (bottega di Giovanni di Balduccio o di Andrea Pisano) tra due angeli adoranti (seguace di Giovanni Pisano, 1320-40 circa) e la coppia Angelo/Vergine annunciata (riferibili alle stesse botteghe).

Soprattutto il lato meridionale presenta numerose decorazioni con polifore e con una galleria e tabernacoli cuspidati sul modello di Giovanni Pisano e tredici statue degli Apostoli e Cristo, tutti di seguaci non meglio identificati di Giovanni Pisano (1320-40 circa). Le piccole sculture di Santi e Angeli sui timpani sono frutto del lavoro del laboratorio di Nino Pisano o di sostituzioni moderne, mentre il tabernacolo nel pilastro di destra presenta una Madonna col Bambino di Giovanni di Balduccio. Sotto di questo, l'architrave del portale è un'opera greco-siriaca del III secolo d. C. reimpiegata.

Il lato Est ha tre archi a tutto sesto con finestre semplici costruite in sostituzione di polifore; i timpani sono decorati con i simboli degli Evangelisti, intervallati da edicole con le statue dei santi Pietro, Paolo e Giovanni Battista della bottega di Nino Pisano. La zona presbiteriale è sormontata da alte cispidi a piramide sormontate a loro volta da una Madonna col Bambino di Nino Pisano, affiancata da due Angeli dello stesso autore (1360-68 circa).

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Se comparato col ricco esterno, l'interno appare piuttosto semplice. Esso è composto da un unico vano con il soffitto ligneo decorato durante la ricostruzione del XIX secolo. Al centro del piccolo presbiterio si trovano tre capolavori della scultura goticaeuropea, la Madonna della Rosa di Andrea e Nino Pisanoe su due mensole laterali le figure di San Pietro e san Giovanni Battista degli stessi artisti; sulla parete nord si trova il tabernacolo di Stagio Stagi (1534) in cui era la reliquia della Corona di spine. Un'altra statua di Andrea e Nino Pisani, la Madonna del Latte, si trovava un tempo in questa chiesa,nel tabernacolo della controfacciata dove è presente una copia in gesso: l'originale ma è stato trasferita dal secondo dopoguerra nel Museo Nazionale di San Matteo. Dal secolo XVII, quando la chiesetta divenne oratorio della famiglia Medici che abitava spesso nel Palazzo eretto sull'altra riva dell' Arno, la chiesetta fu adornata di rilevanti dipinti tra cui il più noto è una tela con "Madonna col Bambino" del senese Antonio Bazzi, detto il Sodoma, oggi al Museo nazionale di San Matteo. Un gruppo di "Anunciazione" marmorea di Stoldo Lorenzi è invece venerato nella chiesa di Santa Chiara.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Treccani, Vincenzo Micheli, treccani.it. URL consultato il 9 luglio 2013.

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