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Chiesa di San Michele in Foro

Coordinate: 43°50′35.4″N 10°30′10.47″E
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Chiesa di San Michele in Foro
Esterno
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneToscana
LocalitàLucca
Coordinate43°50′35.4″N 10°30′10.47″E
Religionecattolica di rito romano
TitolareMichele
Arcidiocesi Lucca
Stile architettonicoromanico pisano, gotico
Inizio costruzioneVIII secolo
CompletamentoXIV secolo

La chiesa di San Michele in Foro è un luogo di culto cattolico di Lucca che si trova in piazza San Michele.

È situata su un rialzo di pietra delimitato da colonne marmoree collegate da pesanti catene metalliche ed è fiancheggiata da una cortina di palazzi medioevali; nella piazza è altresì presente una statua in onore di Francesco Burlamacchi.

La statua di San Michele
Facciata della chiesa
Campanile

Al centro dell'antico foro della città romana si insediò nell'VIII secolo una chiesa, documentata per la prima volta nel 795, intitolata a san Michele, tipico santo venerato dai Longobardi. All'edificio religioso furono poi annessi un ospedale e un monastero.

La chiesa fu riedificata intorno al 1070, per volontà di papa Alessandro II, e allo stesso periodo risalgono le decorazioni delle finestre, ora chiuse, della cripta, visibili all'esterno alla base dell'abside. I lavori per la nuova chiesa, a tre navate, con colonne e capitelli corinzi e compositi ed abside, erano già a buon punto entro la metà del XII secolo.

I lavori vennero portati avanti agli inizi del XIII secolo da Guidetto; venne articolato un apparato costituito da loggette sovrapposte con ampio intervento, sulle colonnine come sulla muratura, di decorazioni a bassorilievo o a tarsia. È soprattutto l'uso della bicromia che caratterizza questo intervento, concluso nella parte superiore, sul finire del Duecento, con un gusto ormai gotico, sottolineato non solo dalle modifiche stilistiche nell'apparato decorativo, ma anche dalla collocazione al culmine della facciata di tre statue, che, a somiglianza di guglie, ne accentuano il verticalismo.

Durante il periodo medievale l'accesso alla chiesa era possibile solo attraversando un ponte di legno, detto Ponte al Foro, che passava sopra il canale che attraversava la piazza, la Fossa Natali.

La costruzione della chiesa continuò fino al XIV secolo. Contestualmente a questa ultima fase di costruzione, fu innalzato il campanile (almeno nella parte inferiore), che fu mozzato da Giovanni dell'Agnello, capitano di Pisa dal 1364 al 1368, perché il suono delle sue campane si udiva fino a Pisa e ciò era segno di superiorità sulla città alfea.

A partire dall'inizio del Cinquecento, per volontà del decano Silvestro Gigli e su progetto di Francesco Marti, la chiesa subì interventi di ristrutturazione che compresero la realizzazione delle volte a copertura delle navate, dove furono aperte finestre rettangolari. Furono poi ricavate due cappelle alla base del campanile chiudendo le due grandi arcate che lo sostenevano. Nuovi altari vennero collocati nelle navate e nel transetto sinistro. Negli ultimi decenni dello stesso secolo si procedé alla trasformazione del presbiterio, portandolo al livello del resto della chiesa con l'interramento della cripta, e rimuovendo il coro presente nella navata. Venne realizzato un nuovo altare maggiore, presso il quale furono traslate le reliquie di san Davino.

Dalla fine del Cinquecento alcuni degli otto altari vennero eliminati, mentre nel corso del Seicento gli altari lignei furono sostituiti da altri marmorei, secondo il gusto dell'epoca.

Oggi la chiesa è considerata uno dei luoghi per cui transita la cosiddetta «linea di San Michele».[1]

Tra il 1849 ed il 1876 la facciata subì un importante restauro ad opera di Giuseppe Pardini, che sostituì diverse colonnine e protomi con altre raffiguranti personaggi contemporanei.

L'interno

San Michele è una chiesa con pianta a croce latina fortemente influenzata dallo stile romanico pisano. La facciata è ornata con quattro ordini di logge e sormontata da una grande statua in marmo dell'arcangelo Michele, con ali a lamine metalliche, nell'atto di sconfiggere un drago con una lancia. Ai lati sono presenti due angeli. Una leggenda lucchese narra che in particolari condizioni di luce sia possibile scorgere uno scintillio verde proveniente dalla statua; esso sarebbe, sempre secondo la leggenda, uno smeraldo, incastonato in tempi antichi e mai ritrovato.

Sempre in facciata, sotto gli archi, si aprono losanghe ricassate che accentuano la già evidente derivazione dal linguaggio pisano di Buscheto: ciò rende attendibile la tradizione che vuole Diotisalvi (autore del Battistero pisano) ideatore di questo edificio. Le decorazioni dei portali di facciata, come di quello della testata absidale sud, sono tra gli esempi più significativi della scultura lucchese della prima metà del XII secolo.

Sulla dodicesima colonna da sinistra del primo ordine nella facciata è raffigurato il volto di Ettruda, che fu badessa della chiesa in epoca longobarda.[2]

Il paramento esterno della chiesa è scandito, nel primo ordine, da archeggiature cieche su colonne con capitelli fogliati, cui si sovrappone nell'abside una loggetta architravata, è presente il rosone.

All'angolo tra la facciata ed il fianco destro è posta, in una mandorla raggiata e su una mensola scolpita, la Madonna col Bambino eseguita da Matteo Civitali nel 1490 circa ed oggi piuttosto consumata a causa della lunga esposizione all'esterno[3].

Il campanile è impostato sul transetto destro.

L'interno è a tre navate, con transetto e abside semicircolare. La struttura è coperta mediante una volta a botte lunettata. Sotto il presbiterio ci sono le cripte. Sotto l'altare maggiore della basilica è conservato e venerato il corpo di San Davino Armeno, morto a Lucca il 3 giugno 1050.

L'interno conserva notevoli opere d'arte: in controfacciata si trova l'unico resto integro della decorazione ad affresco che ornava la chiesa, una Madonna col Bambino di autore ignoto, databile alla metà del Trecento, arricchita in seguito, con la realizzazione del trono architettonico, all'inizio del Quattrocento.

Filippino Lippi, Pala Magrini.

All'inizio della navata destra è l'altare che contiene la teca con la Madonna con Bambino in terracotta invetriata di Luca della Robbia, unica opera dello scultore a Lucca. Subito sopra è un'altra teca che conserva una statua cinquecentesca di Santa Lucia, proveniente da un distrutto oratorio che si trovava dietro l'abside.

Più avanti è appesa una pala raffigurante il Martirio di sant'Andrea di Pietro Paolini, del 1636, purtroppo spostata dal suo altare che era il secondo a sinistra, in cui il naturalismo si unisce alla luce e al colore veneziano. Accanto è appesa un'altra pala con la Madonna col Bambino e santi di Paolo Guidotti, eseguita tra 1610 e 1615 circa. Il secondo altare custodisce oggi una statua marmorea, parzialmente dorata, di San Michele, donata alla Repubblica di Lucca nel 1658 dal vescovo di Manfredonia e già collocata nel presbiterio. La scultura, di datazione incerta e forse tardo cinquecentesca, è opera di uno scultore non riconosciuto.

Nel transetto destro, subito a destra è il Monumento funebre di Silvestro Gigli, completo di tondo con l'immagine del vescovo, scolpito da Vincenzo Consani, che nel 1874 sostituì il perduto cinquecentesco monumento di Baccio e Raffaello da Montelupo. A lato della cappella maggiore è la Pala Magrini di Filippino Lippi rappresentante I Santi Girolamo, Sebastiano, Rocco ed Elena, dipinta tra 1479 e 1482 circa per il primo altare della navata destra, purtroppo oggi priva dell'incorniciatura originale.

Corpo di San Davino Armeno

L'altare tardo barocco è opera di Giovanni Vambrè, del 1755. In basso esso contiene il corpo di San Davino armeno.

Al di sopra è posto l'importante Crocifisso dipinto, eseguito da un artista lucchese nella seconda metà del XII secolo, lo stesso pittore che eseguì la Croce per la chiesa dei Servi, ora a Villa Guinigi.

Nella cappella del transetto sinistro, dedicata oggi al Crocifisso ligneo custodito all'altare, è appesa alla parete sinistra una tavola di Agostino Marti con lo Sposalizio della Vergine, commissionata dalla Confraternita di san Giuseppe nel 1518 ma terminata nel 1524 per l'altare eponimo (il primo a sinistra)[4]. Alla parete sinistra è invece un altorilievo raffigurante la Vergine col Bambino, facente parte di un monumento funerario realizzato tra 1520 e 1523 da Baccio e Raffaello da Montelupo in onore di Silvestro Gigli, vescovo di Worcester e ambasciatore del re d'Inghilterra Enrico VIII presso la Santa Sede. Il monumento fu smontato nel primo Ottocento, per far posto all'altare con la croce proveniente dalla chiesa cittadina del Crocifisso dei Bianchi, che era stata soppressa da Elisa Baciocchi. Disperso il monumento, nel 1874 fu rinvenuto nei depositi solo il presente altorilievo.

  1. La linea Sacra di San Michele: l'itinerario italiano, su itinerland.it, 2021.
  2. Claudio Casini, Le teste parlanti. Le protomi ottocentesche della facciata della Chiesa di San Michele in Foro a Lucca, su sbappsae-lu.beniculturali.it. URL consultato il 9 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2021).
  3. Francesco Caglioti, Matteo Civitali e i suoi committenti nel Duomo di Lucca, in Matteo Civitali nella Cattedrale di Lucca. Studi e restauri, a cura di Antonia D’Aniello e Maria Teresa Filieri, Lucca 2011, pagg. 86 - 87.
  4. Maurizia Tazartes, Immagini negli oratori e nelle confraternite lucchesi del Cinquecento, in Città italiane del '500 tra Riforma e Controriforma. Atti del Convegno Internazionale di Studi, Lucca 13-15 ottobre 1983, Lucca 1988, p. 186.
  • Isa Belli Barsali, Lucca. Guida alla città, Lucca 1988.
  • Maria Teresa Filieri, Lucca nelle sue chiese. sue chiese. I luoghi della pittura, in "La Pittura a Lucca nel primo Seicento", catalogo della Mostra, Lucca 1994, pagg. 80 - 81.
  • AA. VV., Lucca. La storia, l'architettura, l'arte della città e del territorio. Itinerari nel patrimonio storico-religioso, a cura di Maria Teresa Filieri, Milano 1999.
  • Maria Teresa Filieri, Il rinnovamento delle chiese lucchesi alla fine del Quattrocento, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo 2004, pp. 207 - 235.

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