Chiesa di San Michele e del Santo Salvatore

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Chiesa di San Michele e del Santo Salvatore
Michelevicodelsa.jpg
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàVico d'Elsa (Barberino Tavarnelle)
ReligioneCattolica
TitolareMichele Arcangelo
Arcidiocesi Firenze
Stile architettonicoRomanico-Gotico
Inizio costruzionecitata a partire dal 1260

Coordinate: 43°30′47.1″N 11°05′52.49″E / 43.513083°N 11.097914°E43.513083; 11.097914

La chiesa di San Michele e del Santo Salvatore era un edificio sacro situato all'interno del borgo di Vico d'Elsa nel comune di Barberino Val d'Elsa in provincia di Firenze.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa era situata all'ingresso del castello di Vico d'Elsa, località citata fin dal 995[1].

La prima citazione della chiesa di San Salvatore risale al 20 agosto 1260 quando il suo rettore, Tegrimo Aldobrandini, si impegnò a versare 28 staia di grano per il mantenimento dell'esercito fiorentino[2]. Questo è indice di buona salute economica; tale situazione durava ancora alla fine del XIII secolo quando risulta che nelle decime pagate tra il 1276[3] e il 1290[4] pagò 5 lire annue che divennero la metà nel 1302[5]. Nel 1286 risulta presente al sinodo fiorentino il rettore di questa chiesa che si chiamava Ammannato[6].

Dal 1328 appare col titolo di prioria di San Michele, una seconda chiesa che probabilmente era retta da canonici[7]; la maggiore dignità raggiunte era frutto della posizione in cui si trovava Vico d'Elsa, castello posto all'incrocio tra la via Francigena di fondovalle e un diverticolo della via Volterrana sud[8].

Dal 1409 le due chiese di San Michele e di San Salvatore ebbero il rettore in comune[9] ma dalla relazione fatta in occasione della visita pastorale del 1422 la chiesa di San Salvatore venne trovata senza rettore[7]. Nel 1481 le due chiese vennero riunite[9] ma il loro destino fu diverso: nel 1575 la prioria di San Michele era ancora fiorente mentre la chiesa di San Salvatore era in rovina e circondata dai campi[9]. Nel 1779 venne fondata la Confraternita del Santo Nome di Dio[9] e ancora nel 1788 la chiesa risulta officiata[9]. Successivamente venne profondamente modificata e oggi è ridotta ad uso di rimessa per una vicina fattoria.

Architettura e patrimonio artistico[modifica | modifica wikitesto]

A causa della trasformazione in magazzino il patrimonio artistico è stato rimosso ma dal punto di vista architettonico è ancora possibile leggere le sue proporzioni e i suoi materiali.

La chiesa aveva una pianta ad aula unica priva di abside e con copertura in legno. Si accede all'interno da due porte oggi tamponate: una era in facciata spostata sulla destra rispetto all'attuale ingresso e l'altra si trovava sul fianco sinistro a circa un metro di altezza dal piano stradale[7], a testimonianza di un notevole abbassamento del terreno. I numerosi assestamenti del terreno hanno causato numerosi danni alla struttura, originariamente realizzata in mattoni e conglomerato, che venne tenuta insieme mediante l'uso di catene e contrafforti.

I numerosissimi interventi di consolidamento hanno portato ad una caotica disposizione dei materiali usati tanto che è impossibile leggere le diverse fasi costruttive dell'edificio ma su tutte ne spiccano due di epoca medievale. Una prima fase costruttiva è visibile sul fianco destro dove fino ad un'altezza di 3-4 metri sono visibili dei conci di arenaria disposti a corsi orizzontali e paralleli appartenenti alla primitiva struttura forse crollata con il terremoto della fine del XII secolo[9]; la seconda riguarda la parete nord e più precisamente il portale con arco estradossato di stile pisano con architrave poggiante su mensole convesse in pietra databile alla metà del XIII secolo.

La facciata è in mattoni e presenta il portale con arco a pieno centro in mattoni poggiante su mensole in arenaria grigia e sovrastato da un'apertura ad occhio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AA.VV. , Chiese medievali della valdelsa....., pag.185.
  2. ^ Nello stesso documento vengono nominati anche i 3 popoli del castello di Vico d'Elsa:il popolo di Sant'Andrea, quello di San Salvatore e il popolo di San Jacopo, Paoli 1889, pag.111
  3. ^ Guidi 1932, pag.23 n. 528.
  4. ^ Lami 1758, pag.536.
  5. ^ Per la precisione si tratta di 2 lire e 10 soldi, Giusti-Guidi 1942, pag.31 n.616
  6. ^ Lami 1758, pag.1136.
  7. ^ a b c AA.VV. , Chiese medievali della valdelsa....., pag.186.
  8. ^ Oltre alla chiesa, nel castello c'erano anche uno spedale per i pellegrini con annessa chiesa dedicata alla Madonna documentata nel 1340 e nei dintorni erano presenti degli alberghi documentati a partire dal 1334, AA.VV. , Chiese medievali della valdelsa....., pag.187, nota 9
  9. ^ a b c d e f M. Frati , Chiese romaniche....., pag.216.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae monumenta, Firenze, Tipografia Salutati, 1758.
  • Giovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parti della toscana., Firenze, Stamperia Granducale, 1775.
  • Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico del Granducato di Toscana, Firenze, 1833-1846.
  • Luigi Santoni, Raccolta di notizie storiche riguardanti le chiese dell'Arci Diogesi di Firenze, Firenze, Tipografia Arcivescovile, 1847.
  • Emanuele Repetti, Dizionario corografico-universale dell'Italia sistematicamente suddiviso secondo l'attuale partizione politica d'ogni singolo stato italiano, Milano, Editore Civelli, 1855.
  • Attilio Zuccagni-Orlandini, Indicatore topografico della Toscana Granducale, Firenze, Tipografia Polverini, 1857.
  • Cesare Paoli, Il Libro di Montaperti (MCCLX), Firenze, Viesseux, 1889.
  • Luigi del Moro, Atti per la conservazione dei monumenti della Toscana compiuti dal 1 luglio 1894 al 30 giugno 1895. relazione a S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione, Firenze, Tipografia Minori corrigendi, 1896.
  • Isidoro del Lungo, Semifonte, Castelfiorentino, a cura della Società Storica della Valdelsa, 1910.ISBN non esistente
  • Michele Cioni, La Valdelsa: guida storico-artistica, Firenze, Lumachi, 1911.
  • Pietro Guidi, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1274-1280, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1932.
  • Pietro Guicciardini, Antiche strade della Valdelsa, Firenze, Tipografia Classica, 1939.
  • Pietro Guidi, Martino Giusti, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1295-1304, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942.
  • Italo Moretti, Renato Stopani, Chiese romaniche in Valdelsa, Firenze, Salimbeni, 1968.
  • Carlo Celso Calzolai, La Chiesa Fiorentina, Firenze, Tipografia Commerciale Fiorentina, 1970.
  • Italo Moretti, Renato Stopani, Architettura romanica religiosa nel contado fiorentino, Firenze, Salimbeni, 1974.
  • Renato Stopani, Il contado fiorentino nella seconda metà del Duecento, Firenze, Salimbeni, 1979.
  • AA. VV., Toscana paese per paese, Firenze, Bonechi, 1980.
  • Renato Stopani, Storia e cultura della strada in Valdelsa nel medioevo, Poggibonsi, Centro Studi Romei, 1986.
  • AA. VV., Chiese romaniche della Valdelsa. I territori della via Francigena tra Firenze, Lucca e Volterra, Empoli, Editori dell'Acero, 1995, ISBN 88-86975-18-X.
  • Marco Frati, Chiesa romaniche della campagna fiorentina. Pievi, abbazie e chiese rurali tra l'Arno e il Chianti, Empoli, Editori dell'Acero, 1997, ISBN 88-86975-10-4.
  • AA. VV., Il Chianti e la Valdelsa senese, Milano, Mondadori, 1999, ISBN 88-04-46794-0.

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