Carta coreana

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La carta coreana Hanji (한지, 韓紙) è la carta tradizionale coreana fatta a mano.[1] Han (한) significa Corea e ji (지) carta. Questo termine fu coniato solo dopo che in Corea venne introdotta la carta occidentale, chiamata Yangji (양지, dove per l’appunto Yang vuol dire occidente e ji carta), per distinguere la carta tradizionale fatta a mano dalla carta occidentale prodotta a macchina.[2] Il termine Hanji viene usato anche per descrivere l’arte di creare oggetti con la carta.

L’Hanji viene realizzata in fogli laminati con il metodo Webal (una tecnica di formazione dei fogli), che consente una grana multidirezionale.[2] Il processo di lavorazione richiede anche il metodo Dochim, che consiste nel battere i fogli finiti per compattare le fibre e ridurre la dispersione dell’inchiostro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica e Periodo dei Tre Regni[modifica | modifica wikitesto]

La Corea ha oltre 1.300 anni di storia nella lavorazione della carta. Secondo alcuni studiosi, la lavorazione della carta fu introdotta nella penisola coreana dalla Cina tra il II e il VII secolo.[3] Nel 1931, venne scoperto un pezzo di carta in un’antica tomba Chehyupchong (108 a.C.-313 d.C.), che testimonia che la Corea iniziò a produrre e utilizzare la carta prima del IV secolo.

Durante il Periodo dei Tre Regni (후삼국시대, Husamguk Sidae, 後三國時代), (57 a.C.-668 d.C.), ogni regno usava la carta per documentare la propria storia. Le tecniche di lavorazione della carta furono poi introdotte in Giappone nel 610 d.C. da un monaco buddista coreano Damjing insieme a bastoncini d'inchiostro, macine e coloranti. Questo fatto suggerisce che alla fine del VI secolo, la produzione della carta in Corea doveva essere ben sviluppata.[3] Una volta che gli artigiani coreani ebbero acquisito questa preziosa abilità, la perfezionarono con una visione originale. Crearono una loro tecnica che chiamarono Yin Yang Ji e la carta fatta a mano diventò un materiale indispensabile della vita quotidiana in Corea. I coreani usavano la carta non solo per calligrafia, pittura e libri, ma anche per porte, pareti, finestre, mobili, ombrelli, lanterne, scatole, cesti, ventagli, scarpe e vestiti.[1] [3]

Periodo Goryeo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'XI-XII secolo, la produzione della carta in Corea era davvero fiorita. La dinastia della corte reale di Goryeo (고려, 高麗), (918-1392), incoraggiò il rapido sviluppo della lavorazione della carta e della stampa. Vennero pubblicati numerosi testi buddisti, libri di medicina e di storia. Molti libri cinesi di quel periodo elogiano la bellezza della carta coreana e affermano che gli studiosi cinesi consideravano la carta coreana una delle migliori. L’Hanji era talmente famosa durante la dinastia Goryeo che i cinesi la chiamarono Goryeoji (carta di Goryeo), la carta della migliore qualità. Sun Mu della dinastia Song cinese ha elogiato la carta Goryeo nel suo libro Jilin leishi (Cose sulla Corea), dicendo che era bianca, lucida e adorabile. Diventò uno dei principali prodotti riscossi dalla Cina come tributo.[1]

Periodo Joseon[modifica | modifica wikitesto]

La dinastia Joseon (조선, 朝鮮), (1392-1910), ereditò l'eccellenza della Goryeoji e della tecnica di lavorazione della carta e la sua applicazione maturò durante la prima metà del regno (1392-1591). Con il re Taejong, lo stato iniziò a supervisionare la produzione della carta, stabilendo l'ufficio Jojiseo (조지서, Fabbrica di carta).[1] L’Hanji iniziò a penetrare nella vita quotidiana della gente comune. Inoltre, l’Hanji colorato divenne popolare e una varietà di piante, come la corteccia di pino, la paglia di riso e il bambù, furono incorporate nell’Hanji. Dopo questo periodo fino al XIX secolo, la dinastia Joseon subì una serie di grandi aggressioni dai paesi vicini. L'invasione giapponese del 1592, durata sei anni, devastò l'industria della carta coreana poiché molti artigiani furono portati in Giappone. Inoltre, la Cina chiese un pesante tributo di Hanji durante le dinastie Yuan, Ming e Qing e il governo Joseon dovette fare pressioni sui monasteri buddisti affinché fornissero carta poiché i monaci avevano le capacità e stavano già producendo carta per la stampa di testi religiosi. Tutti questi fattori hanno contribuito alla quasi estinzione della tradizione Hanji coreana.[3]

All'inizio del XX secolo, l'influenza straniera e l'idea di modernizzazione iniziarono a sostituire la vecchia tradizione. Inoltre, Joseon divenne una colonia del Giappone (1910-1945) e iniziarono, così, a verificarsi molti cambiamenti. Furono costruite cartiere occidentali e le carte prodotte a macchina più economiche iniziarono a minare la carta tradizionale fatta a mano.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Dalla liberazione dal Giappone nel 1945, lo stile di vita coreano subì un cambiamento drastico. Le case tradizionali, dove veniva utilizzato molto l’Hanji per pareti, porte, finestre e pavimenti, furono sostituite dall'architettura occidentale. L’Hanji non era più parte integrante della vita quotidiana e i suoi principali consumatori erano ridotti ad artisti che praticavano la pittura tradizionale a inchiostro o la calligrafia.[3]

Tuttavia, negli ultimi anni, sta crescendo una rinnovata consapevolezza e apprezzamento e si sta riscoprendo l'eccellenza della tradizione Hanji. Sempre più persone si stanno assumendo la responsabilità di portare avanti questa preziosa eredità per le prossime generazioni, aprendo una nuova era di Hanji.[3]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La carta coreana Hanji viene prodotta con la corteccia di alberi di gelso, chiamata dak (닥), che viene ridotta in poltiglia con un pestello in un grande mortaio. È fatta da materiali semplici, quali: corteccia di gelso, formazione naturale e acqua pulita.[4] Ha un pH neutro e non contiene riempitivi o additivi.[2] Le fibre della corteccia del gelso sono lunghe, flessibili e resistenti ad agenti atmosferici e umidità. Il materiale usato per l’incollatura non è chimico, ma è ottenuto dalla linfa di gelso e in questo modo la carta mantiene il suo colore e la sua forma per secoli. È uno dei prodotti più antichi e durevoli della Corea, risalenti al periodo dei Tre Regni. Sono proprio queste qualità che l’hanno resa la carta più duratura al mondo.[5] Uno degli esempi più notevoli è sicuramente il Sutra del Dharani della Grande Compassione (The Great Dharani Sutra, in coreano 무구정광대다라니경, Mugujŏnggwang Taedaranigyŏng, 無垢淨光大陀羅尼經). Questo rotolo dei testi sacri Buddisti fu scritto su carta Hanji ed è rimasto intatto per circa 1.200 anni, facendone la stampa a blocchi di legno più antica al mondo.[3] La tradizione dell’Hanji ebbe inizio principalmente per necessità da parte delle famiglie coreane che, avendo bisogno di oggetti di uso quotidiani spesso introvabili per motivi economici, incominciarono a realizzare gli oggetti con i materiali disponibili. Scoprirono, così, che questo tipo di carta era facilmente modellabile quando veniva bagnata.

Oggi, tuttavia, a causa degli alti costi di produzione, l’Hanji viene prodotto con pasta importata dal Sud-est Asiatico anziché con corteccia di gelso.[1]

Processo[modifica | modifica wikitesto]

Hanjijang (한지장, 韓紙匠) è il termine che si riferisce a un artigiano esperto nell’arte della produzione della carta Hanji. Lavorare questa carta richiede grande abilità e precisione e una vasta esperienza. Il processo di produzione comprende tre fasi: 1. Preparazione del materiale; 2. Uso del telaio per filtrare i materiali; 3. Rifinitura.[1]

L’Hanji è prodotta dalla corteccia di alberi di gelso, dak, chiamata Broussonetia Kazinoki Sieb e Broussonetia papyrifera Vent. La corteccia viene raccolta di solito tra novembre e febbraio prima che la fibra si irrigidisca. La qualità migliore di dak è Cham Dak che si traduce in “vera carta di gelso.” La corteccia viene fatta essiccare al sole. Il dak essiccato viene chiamato heupki (흑피, 黑皮). Questo viene messo in acqua e lasciato in ammollo per un giorno intero. La corteccia diventa così soffice e si trasforma in baekpi (백피, 白皮), che viene fatto bollire in acqua con gambi di soia bruciati o grano saraceno per 5 ore. Il baekpi viene poi lavato, messo su una superficie di pietra e battuto per un’ora. Questo viene poi rivestito con dakpul e la miscela viene mescolata con un bastone, il puldaejil. Il coadiuvante naturale viene estratto dalle radici di una pianta di ibisco chiamata Hwang Chok Kyu, che si raccoglie da maggio a giugno. Il nome scientifico è Hibiscus Manihot, Linne o Abelmoschus manihot. Le radici di Hwang Chok Kyu vengono pulite e pestate fino a quando non si aprono incrinate. Queste radici rilasciano il coadiuvante naturale, dakpul, se immerse in acqua fredda per 2-3 ore. Questo liquido è costituito da acqua, lime, zucchero, amido, arabinosio, ramnosio, acido galattouronico, galattosio, lignina e proteine. La temperatura è fondamentale per mantenere la giusta viscosità. Questa magica soluzione mantiene le fibre dak sospese nella vasca e impedisce alle fibre lunghe di aggrovigliarsi. Il dakpul consente alle fibre di fluire liberamente e uniformemente attraverso il vaglio durante il processo di formazione e aiuta a separare i fogli bagnati dalla pila in un secondo momento. La miscela viene poi modellata in fogli, su un’intelaiatura di legno viene posta una stuoia di bambù e poi questa viene immersa nel materiale, muovendola a sinistra e a destra, e poi avanti e dietro. Dopo ogni passaggio attraverso il materiale, si permette all’acqua di fluire dai bordi della stuoia. Questo processo lascia un foglio sottile, ma il foglio è leggermente più spesso a una delle estremità. Viene, perciò, posto sulla catasta di carta già preparata in una direzione, e un foglio successivo viene preparato e posto nella direzione opposta, creando un pezzo di carta composto da due strati che ha lo stesso spessore per tutta la superficie. Infine, i fogli vengono fatti asciugare.[4]

Produrre la carta richiede 99 processi, per questo il processo finale è stato chiamato baekji (백지) che vuole dire “cento fogli.”[5]

Uso[modifica | modifica wikitesto]

La carta Hanji veniva utilizzata per coprire le finestre come carta da parati e una volta trattata veniva utilizzata sui pavimenti. È un buon isolante, difatti i coreani ricoprivano le porte di legno con l’Hanji in estate perché manteneva la casa fresca e d’inverno perché riscaldava l’ambiente. Viene utilizzata ancor oggi nelle case tradizionali coreane. Le persone di alta classe sociale, chiamate Yangban, registrarono molti documenti su carta Hanji. Questo è uno dei motivi principali per cui i documenti antichi della Corea sono ben conservati. Con l’Hanji furono prodotte anche le armature, Jigap.

I coreani realizzavano piccoli e grandi mobili in cartone o legno che poi rivestivano di carta Hanji e decoravano con simboli importanti per la cultura coreana. Venivano realizzate anche ciotole, scatole e cassettiere e molto più tardi, quando fu introdotta l’elettricità, lanterne. Nell’antichità, i coreani utilizzavano delle corde con nodi in Hanji per festeggiare la nascita di un bambino e onorare i defunti dando loro questa carta come valuta per pagare nell’aldilà.[6]

Uso moderno[modifica | modifica wikitesto]

Oggi, l’Hanji viene usata molto dagli stilisti coreani per creare abiti sostenibili e nel design. Molti artigiani si prestano a insegnare e diffondere la lavorazione della carta Hanji, per far sì che questa tradizione non vada perduta. Hanji-In è un atelier di artigianato Hanji situato a Seoul, dove gli artisti creano Hanji moderno utilizzando le tecniche tradizionali. Creano oggetti e decorazioni d’interni, la loro specialità sono le lampade.[5]

UNESCO[modifica | modifica wikitesto]

Per mantenere viva l'arte dell’Hanji e trasmetterla alla generazione successiva, l'Amministrazione del Patrimonio Culturale (Cultural Heritage Administration) ha dichiarato l’Hanji Patrimonio Culturale Immateriale Intangibile.[1] [7]

L’Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro, ICPAL, d’Italia ha scelto la carta Hanji per restaurare gli appunti di Leonardo Da Vinci e il libro di preghiere di San Francesco. La durata e la flessibilità dell’Hanji sono state riconosciute a livello globale e vengono utilizzate per ripristinare il patrimonio culturale materiale in tutto il mondo.[7]

Hanji Culture and Industry Center[modifica | modifica wikitesto]

A luglio del 2020, a Seoul, è stato inaugurato l’Hanji Culture and Industry Center, un centro fondato per presentare l'eccellenza dell’Hanji tradizionale e promuoverne l'uso. Al centro, i visitatori possono apprezzare i prodotti di 20 laboratori di Hanji sparsi a livello nazionale mentre sperimentano contemporaneamente la sua storia e il suo stato attuale. Il primo piano è uno spazio per lo showroom e un’esposizione di oltre 200 diversi campioni di colori di Hanji. Il grande tavolo al centro della stanza è uno spazio di archiviazione di 400 tipi di Hanji organizzati per regione, uso e tipo. Al primo piano inferiore c’è un archivio per coloro che desiderano studiare l’Hanji in profondità. L’Hanji Culture and Industry Center è aperto a tutti.[8]

Festival Locali[modifica | modifica wikitesto]

1. Jeonju Hanji Culture Festival[9]

2. Wonju Hanji Festival[10]

Museo[modifica | modifica wikitesto]

Jeonju Hanji Museum[11]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Cultural Heritage Administration of the Republic of Korea, Hanjijang (Korean Paper Making)
  2. ^ a b c Fides International, What's Hanji
  3. ^ a b c d e f g Fides International, History of Hanji
  4. ^ a b Fides International, Making Hanji
  5. ^ a b c KOREA.net, Hanji. Traditional Korean paper continues to inspire
  6. ^ National Folk Museum of Korea, Hanji Collection
  7. ^ a b Ministry of Culture, Sports, and Tourism, G20 Press Release
  8. ^ VISITSEOUL.NET, Hanji & Hangeul
  9. ^ KOREA.net, Local Festivals
  10. ^ Wonju City, Wonju Hanji Festival
  11. ^ Imagine your Korea, Jeonju Hanji Museum
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