Capitale della moda

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Sfilata della Settimana della moda di Budapest 2013.

È chiamata capitale della moda una città molto influente del settore, nella quale la progettazione, la produzione e la vendita al dettaglio dei prodotti, insieme ad eventi come settimane della moda, generano un fatturato significativo. In una capitale della moda hanno spesso sede parecchi stilisti e case di moda.

Le quattro maggiori capitali mondiali della moda, definite in inglese Big Four, sono Londra, Milano, New York e Parigi[1][2][3]. Negli ultimi anni, comunque, l'importanza dell'industria della moda è cresciuta in diverse altre città nel mondo,[3] come ad esempio Berlino, Barcellona, Roma, Tokyo, San Paolo del Brasile e Los Angeles[4][5].

Definizione di capitale della moda[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al loro ruolo di leader nella moda, le capitali della moda hanno solitamente un mix di attività legate agli affari, alla finanza, all'intrattenimento, alla cultura e al tempo libero, mix che viene riconosciuto per avere un'identità unica e forte[6]. È stato anche notato che lo status di "capitale della moda" è diventato sempre di più legato al profilo nazionale e internazionale della città[7]. Le capitali della moda, tendenzialmente, sono parte di una più ampia scena legata al design, con scuole di design, riviste di moda e un mercato locale di clienti affluenti[7].

Spesso il termine capitale della moda è usato per descrivere le città che ospitano le settimane della moda, in particolare a Milano, Parigi, Londra e New York[8][9][10][11][12], per esibire la propria industria[13][14]. Varie altre città ospitano delle settimane della moda che sono anch'esse influenti nella moda globale[15].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente, varie città sono state, a turno, capitali della moda. Durante il rinascimento, diverse città-stato italiane, grazie all'influenza culturale che esercitavano in quel periodo storico, erano considerate le principali trendsetters d'Europa[16]. Tra queste città vi erano Firenze, Milano, Roma, Napoli, Genova e Venezia.

Verso la fine del XVI secolo, sotto l'influenza della corte regia britannica, Londra è diventata una delle più importanti città europee nel campo della moda. Similmente, grazie al potere della Spagna in questo periodo storico, la corte spagnola ha iniziato a influenzare la moda, rendendo Madrid un altro principale centro per il settore. Analoga sorte è spettata a Parigi, un secolo dopo, grazie all'influenza della corte regia francese, sotto il re Luigi XIV[17].

Durante il XIX secolo, con il potente Impero britannico e la giovane Regina Vittoria sul trono (dal 1837), Londra è tornata a essere una delle principali città nel settore della moda[18]. Ciononostante, ha continuato a guardare a Parigi per ispirazioni stilistiche, tanto che lo stilista britannico Charles Frederick Worth, si recò presso la capitale francese nel 1846 per perfezionare e poi vendere le sue creazioni, tenendo anche le prime sfilate e lanciando per la prima volta il concetto di fashion label[19].

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

All'Unità d'Italia l'unica vera capitale della moda italiana era Napoli, riconosciuta ed affermata a livello internazionale soprattutto per le Reali seterie di San Lucio e da anni in concorrenza con Londra e Parigi.

La moda italiana, come la conosciamo oggi, nasce dagli Atelier Reali di Napoli e Torino, quelli di Torino, famosi per lavorare sia cotone che seta per la famiglia reale e per le famiglie più influenti dell'epoca. Diventando Torino capitale del Regno d'Italia, la moda sabauda spopola nel resto d'Italia, dovuto ai continui boicot verso le aziende di Napoli, nascono così le prime vere case di moda Torinesi. Un duro colpo subi la città di Napoli con la perdita dello status di capitale del Regno delle due Sicilie e molti artigiani che lavoravano per la famiglia reale persero il lavoro e si dovettero reinventare. Nascono così ai primi del Novecento le prime iniziative di moda, prendendo per esempio quanto avvenuto a Parigi nei decenni precedenti. Nascono nella città di Torino diversi laboratori oltre al Palazzo della Moda, attuale Torino Esposizioni.

Con l'arrivo della guerra furono molti gli artigiani a emigrare preferendo altre città e solo con la fine del conflitto mondiale si riprese la produzione. La città di Torino vide la nascita della Prima fiera campionaria italiana e riprese le attività, anche se non più con lo stesso vigore del periodo precedente. Con l'arrivo della crisi petrolifera il sistema della moda cittadina crolla, spostando la propria attenzione verso la nuova capitale della moda, Milano, che negli anni del dopoguerra riuscì a ricostruire in maniera forte una filiera soprattutto legata a nomi giovani come Valentino e Versace, arrivando all'apice del successo durante gli anni '90 del Novecento.[senza fonte]

Dai risultati di una ricerca condotta nel 2007, "risulta che la moda sia indubbiamente un tratto distintivo dell’immagine di Milano, ma i giudizi sono opachi e non privi di ambivalenze. Accanto agli elogi – lo stile, l’estetica – non mancano le critiche per un sistema autoreferenziale e in parte anacronistico. I giudizi negativi riflettono una correlazione marcata con gli aspetti critici della Milano da bere, mentre i giudizi positivi sono generici"[20].

Classifica annuale[modifica | modifica wikitesto]

Posizione delle maggiori capitali della moda (Disc Plain red dark.svg) e delle altre città a volte incluse nelle lista (Disc Plain blue dark.svg).

Una classifica annuale delle principali capitali della moda viene stilata dalla Global Language Monitor, una compagnia statunitense che traccia le tendenze attraverso l'uso linguistico in tutto il mondo. La classifica per il 2017 delle principali cinquantasei capitali della moda, secondo tale società, è riportata di seguito[21]:

Posizione (2017) Città Variazione
1 Stati Uniti New York Green Arrow Up.svg 1
2 Francia Parigi Red Arrow Down.svg 1
3 Spagna Barcellona Green Arrow Up.svg 4
4 Italia Milano Green Arrow Up.svg 2
5 Italia Roma Straight Line Steady.svg
6 Regno Unito Londra Red Arrow Down.svg 3
7 Paesi Bassi Amsterdam Green Arrow Up.svg 16
8 Germania Berlino Straight Line Steady.svg
9 Stati Uniti Las Vegas Green Arrow Up.svg 17
10 Emirati Arabi Uniti Dubai Green Arrow Up.svg 7
11 Singapore Singapore Green Arrow Up.svg 3
12 Hong Kong Hong Kong Straight Line Steady.svg
13 Italia Firenze Red Arrow Down.svg 2
14 Stati Uniti Los Angeles Red Arrow Down.svg 10
15 Spagna Madrid Red Arrow Down.svg 6
16 Indonesia Bali Green Arrow Up.svg 24
17 Corea del Sud Seul Green Arrow Up.svg 39
18 Rep. Ceca Praga Green Arrow Up.svg 15
19 Brasile Rio de Janeiro Red Arrow Down.svg 1
20 Argentina Buenos Aires Green Arrow Up.svg 9
21 Stati Uniti Washington Green Arrow Up.svg 33
22 Russia Mosca Straight Line Steady.svg
23 Giappone Tokyo Red Arrow Down.svg 13
24 Cile Santiago del Cile Green Arrow Up.svg 19
25 Austria Vienna Green Arrow Up.svg 9
26 Cina Shangai Red Arrow Down.svg 11
27 India Mumbai Green Arrow Up.svg 11
28 Australia Melbourne Green Arrow Up.svg 21
29 Svezia Stoccolma Green Arrow Up.svg 17
30 Thailandia Bangkok Green Arrow Up.svg 20
31 Polonia Varsavia Green Arrow Up.svg 11
32 Danimarca Copenaghen Green Arrow Up.svg 4
33 Stati Uniti San Francisco Green Arrow Up.svg 4
34 Australia Sydney Red Arrow Down.svg 21
35 Brasile San Paolo del Brasile Red Arrow Down.svg 19
36 Belgio Anversa Red Arrow Down.svg 11
37 Sudafrica Johannesburg Green Arrow Up.svg 11
38 Stati Uniti Dallas Red Arrow Down.svg 18
39 Stati Uniti Austin Green Arrow Up.svg 15
40 Emirati Arabi Uniti Abu Dhabi n/a
41 Russia San Pietroburgo Red Arrow Down.svg 6
42 Sudafrica Città del Capo Red Arrow Down.svg 1
43 Messico Città del Messico Green Arrow Up.svg 10
44 Stati Uniti Portland n/a
45 Germania Francoforte sul Meno Green Arrow Up.svg 6
46 Stati Uniti Boston Red Arrow Down.svg 22
47 Malesia Kuala Lampur n/a
48 Stati Uniti Miami Red Arrow Down.svg 29
49 Monaco Monaco Red Arrow Down.svg 28
50 Stati Uniti Atlanta Red Arrow Down.svg 18
51 India Nuova Delhi Red Arrow Down.svg 12
52 Canada Vancouver Straight Line Steady.svg
53 Stati Uniti Chicago Red Arrow Down.svg 26
54 Stati Uniti Houston Red Arrow Down.svg 24
55 Canada Montreal Red Arrow Down.svg 8
56 Senegal Dakar n/a
57 Libano Beirut n/a
58 Polonia Cracovia Red Arrow Down.svg 14
59 Canada Toronto Red Arrow Down.svg 31
60 Nigeria Lagos n/a
61 Stati Uniti Columbus n/a
62 Ghana Accra n/a
63 Venezuela Caracas n/c

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Julie Bradford, Fashion Journalism, Routledge, 2014, p. 129.
  2. ^ Susan Dillon, The Fundamentals of Fashion Management, A&C Black, 2011, p. 115.
  3. ^ a b (EN) Shelley Emling, Big 4 fashion weeks get new company, in International Herald Tribune, 3 ottobre 2006. URL consultato il 31 maggio 2009.
  4. ^ (EN) Fashion's World Cities Conference, su fashion.arts.ac.uk. URL consultato il 31 maggio 2009.
  5. ^ (EN) The Big Four: Fashion Capitals of the World, su fashiondays.com, 5 febbraio 2014. URL consultato il 17 settembre 2016.
  6. ^ Gemperli, Natalia. "Fashion World Mapper: Your City on the Trend Radar". Master Thesis, University of the Arts Zürich. June 2010.
  7. ^ a b Richard Florida, The World's Leading Cities for Fashion, in The Atlantic Cities, 7 settembre 2012. URL consultato il 2 maggio 2014.
  8. ^ Lisa Armstrong, Is there a future for Fashion Week?, in Daily Telegraph, 22 settembre 2013. URL consultato il 2 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2014).
  9. ^ Julie Bradford, Fashion Journalism, Routledge, 2014, p. 129.
  10. ^ Susan Dillon, The Fundamentals of Fashion Management, A&C Black, 2011, p. 115.
  11. ^ Frédéric Godart, Unveiling Fashion: Business, Culture, and Identity in the Most Glamorous Industry, Palgrave Macmillan, 2012, p. 57.
  12. ^ The Big Four : Fashion Capitals of the World, Fashion Days, 5 febbraio 2014.
  13. ^ The Big Four: Fashion capitals of the World, Fashion Days, 5 febbraio 2014.
  14. ^ Stephen Heyman, The Figures Behind the Catwalk, in New York Times, 1º ottobre 2014.
  15. ^ Top fashion weeks around the world, The Independent, 2 gennaio 2011. URL consultato il 31 ottobre 2014.
  16. ^ Renaissance Fashion, Renaissance-spell.com, 9 maggio 2007. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  17. ^ Frédéric Godart, The power structure of the fashion industry: Fashion capitals, globalization and creativity, in International Journal of Fashion Studies, vol. 1, nº 1, 2014, pp. 39–57.
  18. ^ Lucy Johnstone, Corsets & Crinoline in Victorian Fashion, V&A. URL consultato il 2 maggio 2014.
  19. ^ staff, Worth, in Vogue. URL consultato il 2 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2014).
  20. ^ Simona Segre Reinach, La moda nella comunicazione dell’attrattività di Milano, in AA.VV., Una preliminare discussione sugli elementi di orientamento: commenti di un panel di analisi sugli esiti dell'indagine e sui profili delle proposte e delle raccomandazioni, Rivista italiana di comunicazione pubblica. Fascicolo 36, 2008, p. 192 (Milano: Franco Angeli, 2008).
  21. ^ New York Bests Paris for 2017 Top Global Fashion Capital Title, Languagemonitor.com. URL consultato il 15 settembre 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]