Campoluci

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Campoluci
frazione
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Tuscany.svg Toscana
ProvinciaProvincia di Arezzo-Stemma.png Arezzo
ComuneArezzo-Stemma.png Arezzo
Territorio
Coordinate43°30′36.57″N 11°50′19.61″E / 43.510159°N 11.838781°E43.510159; 11.838781 (Campoluci)Coordinate: 43°30′36.57″N 11°50′19.61″E / 43.510159°N 11.838781°E43.510159; 11.838781 (Campoluci)
Altitudine251 m s.l.m.
Abitanti274,[1]
Altre informazioni
Cod. postale52100
Prefisso0575
Fuso orarioUTC+1
PatronoSanti Pietro e Paolo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Campoluci
Campoluci

Campoluci è una frazione italiana di 274 abitanti.[2] del comune di Arezzo.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del nome viene fatta risalire all'originale campus Lucii ("campo di Lucio")[3] a memoria di Lucio Cecilio Metello Denter, console romano (pretore, secondo Tito Livio) che qui trovò probabilmente la morte durante la battaglia di Arezzo tra Romani e Galli Senoni del 284 a.C.

È stata inoltre formulata una seconda ipotesi[4] circa l'etimologia del toponimo, secondo cui potrebbe essere ricollegata a lucus (bosco sacro), in quanto la centuriazione romana che interessò i luoghi contigui non toccò Campoluci, forse a prova del fatto che l'area rivestiva una certa importanza sacra, appunto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La località di Campoluci è identificata probabilmente come lo stesso tratto di piana vicina all'Arno in cui ebbe luogo la battaglia di Arezzo del 284 a.C. in cui i romani furono sconfitti dai Galli Senoni e in cui trovò la morte Lucio Cecilio Metello Denter (secondo Polibio, console[5], mentre per Tito Livio "praetor"[6]). Infatti i Galli, dopo la sconfitta nella Terza Guerra Sannitica (a cui avevano preso parte, oltre a Sanniti e Galli, anche Etruschi ed Umbri) durata dal 298 al 290 a.C., tentarono di riprendere terreno muovendo verso l'Etruria nel tentativo di sollevare una nuova insurrezione delle popolazioni italiche contro Roma.

Gli Etruschi però, restarono fedeli all'alleanza ed ai trattati di pace stipulati con Roma nel 294 a.C., mentre giungeva in loro soccorso Lucio Cecilio Metello Denter a capo di due legioni. La battaglia, che appunto si svolse ad Arezzo, fu vinta dai Galli Senoni mentre l'esercito romano fu sbaragliato, Lucio Cecilio Metello Denter fu ucciso, insieme a sette tribuni militari e tredicimila soldati. Solo nell'anno successivo i romani riuscirono a sottomettere definitivamente i Galli Senoni, ponendo fine alle loro mire espansionistiche in Italia Centrale, e celebrando questa fine delle ostilità con la fondazione di una colonia in quella che era stata la capitale dei Galli in Italia, Sena Gallica, odierna Senigallia.[7]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa dei Santi Pietro e Paolo[8], costruita nel 1755 e dedicata ai Santi Pietro e Paolo, è la chiesa parrocchiale. La facciata, tipicamente settecentesca, presenta un portale sormontato da una finestra squadrata. La pianta interna è ad una sola navata, con affreschi settecenteschi raffiguranti le quattro virtù cardinali nella parte della cupola, venuti alla luce dopo l'ultimo restauro, sotto affreschi posteriori di epoca novecentesca. L'edificio ha probabilmente sostituito la precedente chiesa dedicata a San Pietro di Nofio o Noffio, toponimo forse di origine altomedievale ed oscuro a noi[9]
  • Chiesa di San Bartolomeo[10], risalente al X secolo. È situata in una posizione rialzata rispetto al paese, in un nucleo di abitazioni chiamato adesso Le Greppe o Le Greppie, ma in passato denominato La Corte o Le Corti, nome che riconduce senz'altro alla curtis del periodo altomedievale, ovvero l'insieme di campi coltivati, case dei coloni e dimore, dove il signore viveva ed esercitava la sua autorità di controllo sul territorio e sulle attività rurali ad esso connesso. Tale modello, denominato "curtense", rappresentò il passaggio decisivo dal tipo di divisione e gestione economica del territorio agricolo della villa romana alla signoria fondiaria di tipo feudale. La chiesa, purtroppo in stato di rovina, presenta delle modifiche romaniche del XII secolo, mentre già nel XV secolo risultava fatiscente, tanto da essere abbandonata nello stesso periodo. Molto interessante è un prezioso oggetto proveniente dalla chiesa e attualmente custodito al Museo statale d'arte medievale e moderna[11], un pluteo (balaustra che di solito serviva a dividere il presbiterio dalla cantoria) in arenaria, raffigurante due pavoni (nella tradizione simbolica cristiana indicavano l'immortalità e la Resurrezione di Cristo), che si abbeverano ad un kantharos[12], coppa di origine greco-romana caratterizzata da due alte anse verticali, e divenuta in epoca protocristiana simbolo di purificazione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I dati sulla popolazione delle località potrebbero non essere aggiornati e sono indicativi indicativi in quanto non inclusi in nessun censimento ISTAT, che riguarda esclusivamente la popolazione dei Comuni cui appartengono.
  2. ^ Vedi nota 1, dati ISTAT, Comuni e località.
  3. ^ A. Nocentini, Agli inizi della Toponomastica Aretina, in “Atti e Memorie della Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze di Arezzo”, Lama (PG), Editrice Le Balze, vol. LXV, pp. 123-136, 2003-2004.
  4. ^ A. Tafi, Immagine di Arezzo. La città oltre le mura medicee.
  5. ^ PolibioStorie, II, 19, 5-6.
  6. ^ Tito LivioPeriochae.
  7. ^ G. De Sanctis, Storia dei Romani, pp. 357-358.
  8. ^ Copia archiviata, su parrcampoluci.altervista.org. URL consultato il 17 maggio 2016 (archiviato dall'url originale l'11 agosto 2016).
  9. ^ A. Tafi, ibid.
  10. ^ http://www.amarantomagazine.it/news_dett.php?id=275
  11. ^ http://www.museistataliarezzo.it/museo-arte-medievale
  12. ^ https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pluteo_con_pavoni_affrontati,_X_sec..JPG

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Nocentini, Agli inizi della Toponomastica Aretina in “Atti e Memorie della Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze di Arezzo”, vol. LXV, Lama (PG), Editrice Le Balze, 2003-2004, pp. pp. 123-136.
  • Gaetano De Sanctis, Storia dei Romani, vol. 2, Firenze, La Nuova Italia, 1960, pp. pp. 357-358.
  • Angelo Tafi, Immagine di Arezzo. La città oltre le mura medicee e il territorio comunale, Cortona, Calosci, 1985.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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