CSES

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CSES
Dati della missione
OperatoreCina Agenzia spaziale cinese
Italia Agenzia Spaziale Italiana
NSSDC ID2018-015A
SCN43192
Satellite diTerra
Piattaforma satellitareCAST2000
VettoreLunga Marcia 2D
Lancio2 febbraio 2018
Luogo lanciocentro spaziale di Jiuquan
Durata5 anni (prevista)
Proprietà del veicolo spaziale
Potenza900 W
Massa730 kg
Parametri orbitali
OrbitaCircolare eliosincrona
Inclinazione98°
Sito ufficiale

CSES, acronimo di China Seismo-Electromagnetic Satellite, è una missione spaziale congiunta sino-italiana composta da un satellite per lo studio del campo magnetico, del plasma e dei flussi di particelle nell'orbita terrestre.

Il satellite è stato lanciato il 2 febbraio 2018 dal Centro spaziale di Jiuquan con un lanciatore Lunga Marcia 2D.

Obiettivi[modifica | modifica wikitesto]

La missione ha lo scopo di studiare l'esistenza di possibili correlazioni temporali e spaziali tra l'occorrenza di perturbazioni iono-magnetosferiche, precipitazioni di particelle dalla fascia di Van Allen interna ed eventi sismici.[1][2][3] Un'attenta analisi è necessaria per distinguere le misurazioni associate agli eventi sismici da quelle di fondo prodotte dall'attività solare e dalle emissioni elettromagnetiche della troposfera.[4][5]

La missione CSES studia la struttura e la dinamica della parte superiore della ionosfera, i meccanismi di interazione tra l'atmosfera superiore, la ionosfera e la magnetosfera e le variazioni temporali del campo geomagnetico in condizioni di quiete e di disturbo. I dati raccolti serviranno anche a studiare le interazioni tra Sole e Terra e fenomeni fisici tra cui le espulsioni di massa coronale, i brillamenti e la modulazione solare dei raggi cosmici. La missione contribuirà allo sviluppo di un servizio di osservazione condiviso per la cooperazione internazionale e la comunità scientifica.

La missione fa parte di un programma di collaborazione tra l'Agenzia spaziale cinese (CNSA) e l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI). È il risultato di studi condotti insieme da ricercatori dell'Agenzia cinese per i terremoti (CEA), guidata dal professor Xuhui Shen, e dall'Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) ed altri istituti e università italiani, guidati dal professor Roberto Battiston.

Partecipanti[modifica | modifica wikitesto]

Gli istituti cinesi coinvolti nel progetto sono l'Agenzia spaziale cinese (CNSA), l'Agenzia cinese per i terremoti (CEA), l'Istituto di fisica di Lanzhou (LIP), l'Istituto di dinamica crostale (ICD-CEA), l'Istituto di fisica ad alta energia (IHEP), il Centro nazionale per la scienza spaziale (NSSC), il Centro di scienza spaziale e ricerca applicata dell'Accademia cinese delle scienze (CSSAR-CAS) e alcune aziende.

L'Italia partecipa alla missione CSES attraverso il progetto LIMADOU[6] guidato dal professor Piergiorgio Picozza (ricercatore principale), finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dall'Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN). Al progetto partecipano anche il Trento Institute for Fundamental Physics and Applications (TIFPA), i Laboratori nazionali di Frascati, le università di Bologna, Trento, Roma Tor Vergata, l'UniNettuno, l'Istituto di astrofisica e planetologia spaziali (INAF-IAPS) e l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV).

Il progetto LIMADOU ha fornito l’High Energy Particle Detector (HEPD) del satellite, progettato per ottimizzare la rilevazione di particelle cariche in caduta dalla fascia di Van Allen interna a causa di fenomeni sismici e perturbazioni elettromagnetiche di natura non sismica. Ha inoltre collaborato allo sviluppo e al collaudo dell’Electronic Field Detector (EFD) nella camera al plasma dell'INAF-IAPS a Roma e partecipa all'analisi dei dati di tutti gli strumenti del satellite CSES.

Satellite[modifica | modifica wikitesto]

Gli strumenti del satellite CSES. L'antenna tribanda non è visibile nell'immagine.

Il CSES è un satellite con stabilizzazione triassiale, basato sulla piattaforma cinese CAST2000, con massa di circa 730 kg e potenza di picco di circa 730 W. I dati scientifici vengono trasmessi in banda X a 120 Mbit/s. Si trova in un'orbita circolare eliosincrona a 500 km di altezza, con un'inclinazione di circa 98°.

Gli strumenti del satellite CSES includono:

  • due rilevatori di particelle, l’High-Energy Particle Detectors (HEPD) e l’High-Energy Particle Package (HEPP), per misurare il flusso, lo spettro energetico, il tipo e la direzione delle particelle;
  • due magnetometri, il Search-Coil Magnetometer (SCM) e l’High Precision Magnetometer (HPM), per misurare le componenti e l'intensità totale del campo magnetico rispettivamente;
  • un rilevatore di campo elettrico, l’Electric Field Detector (EFD), per misurare le componenti del campo elettrico in un ampio intervallo di frequenze;
  • due sensori per il plasma, il Plasma Analyzer Package (PAP) e il Langmuir Probe (LP);
  • un ricevitore GNSS e un'antenna tribanda per misurare la densità di elettroni e per effettuare rilevazioni di tomografia ionosferica.

L'HPM è stato sviluppato congiuntamente dal Centro nazionale per la scienza spaziale (NSSC) dell'Accademia cinese delle scienze, dall'Istituto di ricerca spaziale (IWF) dell'Accademia austriaca delle scienze e dall'Istituto di fisica sperimentale (IEP) dell'Università tecnica di Graz. Il NSSC è responsabile del magnetometro fluxgate a doppio sensore, del processore e dell'unità di alimentazione elettrica. L'IWF e lo IEP partecipano con un magnetometro scalare.

Gli strumenti dispongono di due modalità di raccolta dati: il "burst mode", che viene attivato quando il satellite transita sopra la Cina e le zone più sismiche del pianeta, e il "survey mode" per le altre regioni del mondo.

Ci sono due diverse zone di lavoro in orbita: la "payload operating zone" per latitudini geomagnetiche comprese tra ±65°, dove gli strumenti raccolgono dati, e la "platform adjustment zone" a latitudini più elevate, dove i rilevatori sono disattivati e vengono effettuate le operazioni di controllo d'assetto e mantenimento dell'orbita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) S. Yu. Aleksandrin et al., High-energy charged particle bursts in the near-Earth space as earthquake precursors, in Annales Geophysicae, vol. 21, 2003, pp. 597-602, DOI:10.5194/angeo-21-597-2003.
  2. ^ (EN) V. Sgrigna et al., Correlations between earthquakes and anomalous particle bursts from SAMPEX/PET satellite observations, in Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics, vol. 67, n. 15, 2005, pp. 1448-1462, DOI:10.1016/j.jastp.2005.07.008.
  3. ^ (EN) A. De Santis et al., Geospace perturbations induced by the Earth: The state of the art and future trends, in Physics and Chemistry of the Earth, Parts A/B/C, vol. 85-86, 2015, pp. 17-33, DOI:10.1016/j.pce.2015.05.004.
  4. ^ (EN) Roberto Battiston e Vincenzo Vitale, First evidence for correlations between electron fluxes measured by NOAA-POES satellites and large seismic events, in Nuclear Physics B - Proceedings Supplements, vol. 243-244, 2013, pp. 249-257, DOI:10.1016/j.nuclphysbps.2013.09.002.
  5. ^ (EN) Roberto Battiston et al., A new method to study the time correlation between Van Allen Belt electrons and earthquakes, in International Journal of Remote Sensing, vol. 37, 2016, pp. 5304-5319, DOI:10.1080/01431161.2016.1239284.
  6. ^ Limadou, il cacciatore di terremoti, su asi.it. URL consultato il 18 giugno 2018 (archiviato dall'url originale il 18 giugno 2018).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]