Bonifaci Calvo

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Bonifaci Calvo in un canzoniere occitano del XIII secolo

Bonifaci Calvo, o Bonifatz o Bonifacio (... – ...), è stato un trovatore genovese del tardo XIII secolo (fl. 1253-1266). Il solo resoconto biografico della sua vita (o parte di essa) si trova nella vida di Bertolome Zorzi, nonostante sia il più importante trovatore genovese dopo Lanfranco Cigala.[1] Della sua opera ci restano in totale diciannove componimenti poetici (quattro cansos, un planh e quattordici sirventes) e due descorts.[2]

Bonifaci è noto per avere trascorso la maggior parte della sua carriera alla corte di Alfonso X di Castiglia, dove la lingua prevalente era il galiziano-portoghese.[3] Scrisse comunque prevalentemente in occitano, concentrandosi sul sirventes a imitazione di Bertran de Born,[2] ma utilizzando la lingua di corte compone due cantigas de amor e un componimento poetico multilingue.[3] Scrisse inoltre un sirventes incitando Alfonso ad andare in guerra con Enrico III d'Inghilterra per la Guascogna, evento questo che fornisce una data affidabile per la composizione dell'opera (1253–1254).[2] Oltre ai sirventes, compose canzoni d'amore nello stile di Arnaut Daniel, ma il suo lavoro più rinomato è un planh per la morte della sua "signora".[2]

L'idea che Bonifaci sia stato insignito del titolo di cavaliere da Ferdinando III di Castiglia e che ebbe una relazione amorosa con la nipote di Ferdinando, Berenguela, la quale gli ispira a comporre in galiziano-portoghese, è leggendaria, essendo basata su un passo inattendibile di Jean de Nostredame.[4]

Nel 1266 Bonifaci ritorna in Lombardia,[2] continuando a comporre in occitano, producendo due descorts con Scotto e Luchetto Gattilusio.[2] Durante una guerra tra Genova e Venezia, Bonifaci compone un sirventes, "Ges no m'es greu, s'ieu non sui ren prezatz" (Poco m'importa di non essere stimato), in cui biasima i genovesi di avere permesso ai veneziani di vincere su di loro e imprecando contro questi ultimi.[1] In risposta, Bertolome Zorzi, a un prigioniero di guerra veneziano, scrive "Molt me sui fort d'un chant mer[a]veillatz" (Mi son fatto molto meraviglia di una canzone), dove difende la condotta della sua patria, accusando Genova per la guerra. Secondo la vida di Bertolome, Bonifaci venne convinto dalla poesia di Bertolome e i due divennero amici,[1] componendo insieme molte tensos.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Egan, 16.
  2. ^ a b c d e f Keller, 145.
  3. ^ a b Cabré, 128.
  4. ^ Lang, 105 n24.
  5. ^ Egan, 15.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Miriam Cabré, "Italian and Catalan troubadours" (pp. 127–140). The Troubadours: An Introduction. Simon Gaunt, Sarah Kay (a cura di), 1999, Cambridge University Press, Cambridge, ISBN 0521574730.
  • (EN) Margarita Egan (tradotto e a cura), The Vidas of the Troubadours, 1984, Garland Pub., New York, ISBN 0824094379.
  • (EN) Hans-Erich Keller, "Bonifacio Calvo." Medieval Italy: An Encyclopedia, Christopher Kleinhenz (a cura di), 2004, Routledge, New Jersey, ISBN 0415939313.
  • (EN) H. R. Lang, "The Relations of the Earliest Portuguese Lyric School with the Troubadours and Trouvères." Modern Language Notes, 10:4 (aprile 1895), pagg. 104–116.
  • Mario Cacciaglia, CALVO, Bonifacio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 17, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1974. URL consultato il 16 febbraio 2016.

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