Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni

Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) (in inglese: Boycott, Divestment and Sanctions) è un movimento internazionale nonviolento a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele fino a che quest'ultimo non cesserà le proprie violazioni del diritto internazionale.[1]
Obiettivi
[modifica | modifica wikitesto]Il movimento ha come scopo la pressione economica e politica su Israele attraverso campagne mirate di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni affinché vengano raggiunti tre obiettivi[1]:
- fine dell'occupazione israeliana e della colonizzazione della terra palestinese
- piena uguaglianza per i cittadini arabo-palestinesi di Israele
- rispetto per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Il movimento BDS è stato creato il 9 luglio 2005 dopo che 171 organizzazioni palestinesi comprendenti sindacati, partiti e associazioni si sono riunite nella più grande coalizione della società civile palestinese sottoscrivendo un appello a favore della libertà, la giustizia e l'uguaglianza del popolo palestinese e per chiedere l'applicazione del diritto internazionale e delle risoluzioni ONU[2]. Il movimento BDS non tollera qualsiasi atto o discorso che adotti o promuova il razzismo, l'islamofobia, l'antisemitismo, il sessismo, la xenofobia o l'omofobia.
L'appello delle organizzazioni palestinesi è stato raccolto da numerose organizzazioni in tutto il mondo, di varia ispirazione politica e religiosa, comprese organizzazioni ebraiche[3], quali Jewish Voice for Peace[4] o Rete Ebrei contro l'occupazione[5]. I partner internazionali del BDS si impegnano a sostenere i diritti fondamentali del popolo palestinese enunciati nell'appello BDS del 2005 e a rispettare l'impegno del movimento BDS nei confronti della nonviolenza, nonché i suoi principi etici e antirazzisti.
Nei primi mesi del 2014 Yair Lapid, ministro delle finanze israeliano, ha affermato che a causa dei boicottaggi Israele si sta avvicinando allo stesso "punto di svolta" in cui si trovò il Sudafrica prima della fine dell'apartheid[6], boicottaggi che non accennano a rallentare[7][8][9]. I meccanismi economici che sostengono il progetto coloniale israeliano di espulsione e sostituzione dei palestinesi nei territori occupati sono stati analizzati nel dettaglio nel rapporto della relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati Francesca Albanese, From economy of occupation to economy of genocide (Dall'economia dell'occupazione all'economia del genocidio), pubblicato nel 2025.[10]
Campagne BDS
[modifica | modifica wikitesto]Il BDS agisce attraverso campagne di sensibilizzazione e di boicottaggio lanciate dal movimento o dalle associazioni ad esso affiliate o sostenute dal movimento. In Italia, BDS promuove campagne specifiche che coinvolgono la società civile, il mondo accademico, culturale, economico e sportivo. Le iniziative si concentrano nel denunciare le complicità di aziende, istituzioni e soggetti culturali con le politiche di occupazione, colonialismo e apartheid israeliane. Le campagne sono portate avanti a livello nazionale e locale e coinvolgono numerose associazioni, sindacati, gruppi studenteschi e attivisti. Le principali campagne BDS attive in Italia sono la campagna per il boicottaggio di prodotti e aziende, la campagna Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI), la campagna embargo, la campagna per il boicottaggio sportivo e la campagna per il boicottaggio accademico[11].
BDS promuove il boicottaggio anche invitando a non acquistare i prodotti identificati dall'app Boycat, che ha stretto una partnership con BDS[12].
Campagne di boicottaggio contro aziende e prodotti
[modifica | modifica wikitesto]Una delle principali strategie di BDS Italia è il boicottaggio di aziende che traggono profitto dall’occupazione israeliana o che hanno legami diretti con le colonie illegali nei Territori Palestinesi Occupati. Il movimento sostiene che queste imprese non solo violano il diritto internazionale, ma contribuiscono attivamente a perpetuare la situazione di oppressione e discriminazione a danno del popolo palestinese.[13] Una delle caratteristiche distintive della strategia di BDS Italia è l'approccio mirato al boicottaggio, che si concentra su aziende e istituzioni che traggono profitto direttamente dall'occupazione israeliana o che sono complici nelle violazioni dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati. A differenza di un boicottaggio indiscriminato, che potrebbe avere un impatto limitato e poco mirato, il boicottaggio selettivo mira a colpire specifiche entità che supportano attivamente le politiche dell'occupazione. Questa strategia è volta a esercitare una pressione diretta su attori economici e politici che contribuiscono a perpetuare la situazione di oppressione nei confronti dei palestinesi, in linea con il diritto internazionale.[14][15]
Tra le principali aziende coinvolte nelle campagne di boicottaggio, vi è Carrefour, una multinazionale della grande distribuzione che è stata accusata di collaborare con aziende israeliane operanti nelle colonie illegali. In particolare, Carrefour è accusata di mantenere filiali e punti vendita in insediamenti come Modi’in-Maccabim-Re'ut, un'area che è considerata illegale secondo il diritto internazionale, in quanto costruita su terre occupate. La campagna contro Carrefour è stata lanciata da BDS Italia nel 2024, con l'obiettivo di fare pressione sull'azienda affinché interrompa la sua collaborazione con partner israeliani complici nell’occupazione. La campagna ha visto azioni pubbliche, sit-in, e giornate di mobilitazione, durante le quali attivisti hanno distribuito volantini e organizzato presidi davanti ai punti vendita della catena per sensibilizzare i consumatori italiani sui legami di Carrefour con l’occupazione israeliana. BDS Italia ha anche esortato i consumatori a non fare acquisti in negozi Carrefour fino a quando l'azienda non avesse cessato ogni forma di cooperazione con gli insediamenti illegali israeliani.[16]
Un’altra campagna significativa di BDS Italia è quella contro la multinazionale farmaceutica Teva, lanciata nell’agosto del 2024 in collaborazione con il gruppo "Sanitari per Gaza". Teva è accusata di trarre profitto dall'occupazione israeliana, in particolare per il suo coinvolgimento nella fornitura di farmaci e prodotti sanitari utilizzati nei Territori Palestinesi Occupati. Inoltre, Teva è accusata di collaborare direttamente con le forze armate israeliane, che utilizzano i suoi prodotti per mantenere il controllo su Gaza e altre aree occupate. La campagna "Teva? No, grazie!" ha portato attivisti e gruppi di solidarietà con la Palestina a mobilitarsi con azioni mirate per sensibilizzare il pubblico sulla responsabilità dell'azienda israeliana nei crimini di guerra e nelle violazioni dei diritti umani. In particolare, sono stati organizzati eventi di protesta, incontri informativi e raccolte firme per chiedere la cessazione delle attività di Teva nelle aree occupate. Inoltre, BDS Italia ha invitato i consumatori italiani a non acquistare prodotti legati all’azienda, tra cui farmaci generici, e a boicottare le sue filiali.[17]
Un'altra grande impresa coinvolta nelle campagne di boicottaggio è Zara, la catena di moda di proprietà del gruppo Inditex. Zara è stata oggetto di proteste in tutto il mondo, inclusa l’Italia, per il suo sostegno a politici israeliani di estrema destra che hanno preso posizione contro i diritti dei palestinesi e contro ogni possibilità di una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese. La campagna contro Zara è legata ai legami tra alcuni dei suoi franchisee e politici che sostengono apertamente l'espansione delle colonie israeliane nei Territori Occupati e che sono accusati di promuovere politiche discriminatorie nei confronti dei palestinesi. BDS Italia ha organizzato presidi e manifestazioni in diverse città italiane per denunciare questi legami e fare pressione sulla compagnia affinché prenda le distanze da queste politiche. Durante le mobilitazioni, sono stati distribuiti volantini informativi e organizzati eventi pubblici per sensibilizzare i consumatori italiani sulle implicazioni politiche e morali di acquistare prodotti da un'azienda che, secondo il movimento, supporta indirettamente l'occupazione israeliana.[18]
Oltre a Carrefour, Teva e Zara, altre aziende e marchi noti sono stati oggetto di boicottaggio mirato da parte di BDS Italia. Tra queste figurano importanti aziende tecnologiche come HP, Dell, Siemens e Intel, accusate di fornire tecnologie e servizi utilizzati nell'ambito dell'occupazione israeliana e nelle colonie illegali. Altri marchi coinvolti nel boicottaggio includono la compagnia assicurativa AXA, accusata di investire in aziende che sostengono l'occupazione, e le catene di fast food McDonald's e bevande Coca-Cola, che hanno legami economici con Israele. Il marchio di acqua frizzante Sodastream è stato oggetto di boicottaggio per la sua produzione in una colonia israeliana in Cisgiordania. Inoltre, aziende come RE/MAX, accusata di vendere proprietà nelle colonie, Disney, e il marchio sportivo Reebok sono stati inclusi nelle campagne per le loro relazioni con Israele o per il supporto a politiche israeliane contro i palestinesi. Anche Airbnb e Booking.com sono stati inseriti nelle campagne di boicottaggio, in quanto promuovono strutture ricettive situate nelle colonie nei territori palestinesi occupati.[19][20] BDS Italia sollecita i consumatori a non supportare queste imprese fino a quando non interromperanno il loro sostegno all'occupazione israeliana.[21]
Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI)
[modifica | modifica wikitesto]La campagna "Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI)" è nata per creare una rete di luoghi fisici e associativi sul territorio italiano che si impegnano a non intrattenere rapporti di collaborazione, sponsorizzazione o scambio con aziende, istituzioni o enti complici delle politiche israeliane nei confronti della popolazione palestinese. Questi spazi includono circoli, associazioni, librerie, locali, collettivi, studi professionali, attività commerciali e centri sociali. Ogni spazio SPLAI si impegna a non acquistare né vendere prodotti o servizi di aziende israeliane o internazionali coinvolte nell’occupazione e nelle violazioni dei diritti umani dei palestinesi; a non ospitare o partecipare a eventi culturali, accademici o sportivi con istituzioni o rappresentanti dello stato di Israele, o eventi finanziati o sponsorizzati da istituzioni israeliane; a diffondere consapevolezza sulle violazioni dei diritti umani e sui criteri della campagna esponendo il logo e diffondendo il materiale della campagna nelle proprie sedi e tramite i propri strumenti di comunicazione.[22] A luglio 2025 la campagna ha superato i 500 spazi aderenti in tutta Italia.[23] Anche ARCI nazionale ha aderito alla campagna, invitando i suoi circoli territoriali a unirsi alla rete.[24]
Campagna per l’embargo militare
[modifica | modifica wikitesto]BDS Italia partecipa alla campagna internazionale per l'embargo militare a Israele, chiedendo che l'Italia e altri paesi cessino ogni cooperazione militare e commerciale nel settore degli armamenti con Israele. La campagna fa leva sulla legge 185/90 che regolamenta l’esportazione di armi, chiedendo che l’Italia non venda armi a paesi coinvolti in conflitti o gravi violazioni dei diritti umani. In particolare, BDS Italia chiede che vengano fermate le esportazioni di armi verso Israele, accusato di utilizzare tecnologie e armamenti forniti da paesi europei, inclusa l'Italia, per perpetuare la sua occupazione militare e le violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione palestinese.
Nel febbraio 2025, BDS Italia ha aderito alla mobilitazione europea “Stop Armi a Israele”, organizzando eventi e presidi in varie città italiane. Tra queste, la città di Ravenna è stata teatro di una significativa protesta, con i lavoratori portuali che hanno rifiutato di caricare un carico di armi destinate a Israele. Questo atto di disobbedienza civile si inserisce in una tradizione di resistenza sindacale che ha visto diversi portuali italiani fermare carichi di armi diretti a Israele, sulla scia di azioni analoghe avvenute in altri porti europei come quelli di Barcellona e Genova.[25]
Analoghe azioni sono state portate avanti dai lavoratori portuali a Salerno, dove nel gennaio 2025 un gruppo di operai ha bloccato l'imbarco di un carico di munizioni diretto in Israele. La protesta è stata parte di un movimento più ampio che ha visto i portuali italiani e i sindacati solidarizzare con la causa palestinese, rifiutando la complicità nel commercio di armamenti utilizzati in conflitti violenti. In altre città, come Napoli e Livorno, sono stati organizzati presidi davanti ai terminal portuali per sensibilizzare l’opinione pubblica e ottenere il sostegno alla campagna di embargo. Queste azioni sono state accompagnate da raccolte di firme e iniziative di sensibilizzazione che hanno coinvolto diverse realtà sociali e politiche in tutta Italia.[26]
Queste azioni hanno avuto un grande impatto mediatico e politico, attirando l’attenzione sulla complicità dell'Italia nelle operazioni militari israeliane. L'azione dei portuali è stata anche un esempio di come il movimento BDS si intrecci con le lotte sindacali e opera in solidarietà con i movimenti per la giustizia sociale, dimostrando come la disobbedienza civile possa essere una risposta efficace contro il commercio di armi in un contesto internazionale. La campagna per l'embargo militare in Italia sta guadagnando sempre più sostenitori tra i sindacati, con alcune delle principali organizzazioni, come la CGIL e la FIOM, che hanno espresso il loro sostegno alle azioni di boicottaggio e hanno chiesto una revisione delle politiche italiane di esportazione di armi.[27]
Campagna per il boicottaggio sportivo
[modifica | modifica wikitesto]BDS Italia partecipa alla campagna internazionale di boicottaggio sportivo di Israele, chiedendo l’esclusione delle squadre israeliane e delle istituzioni sportive legate allo Stato di Israele da competizioni internazionali. La campagna "Cartellino Rosso per Israele" mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sportive sull'uso dello sport come strumento di propaganda politica da parte di Israele. Il movimento chiede che le squadre israeliane siano escluse da competizioni internazionali, in particolare nel calcio, basket, e altri sport di squadra, accusando lo Stato israeliano di utilizzare le proprie squadre e le proprie organizzazioni sportive come un mezzo per "sportswashing", cioè per distogliere l'attenzione dalle violazioni dei diritti umani in Palestina.[28]
Il nome della campagna, "Cartellino Rosso", richiama l'idea di espulsione, simile a quanto accade durante le partite di calcio quando un giocatore compie un fallo grave. L’obiettivo principale è quello di chiedere la squalifica di Israele dalle competizioni internazionali, accusandolo di non rispettare i principi di uguaglianza e giustizia che dovrebbero caratterizzare lo sport internazionale.[29]
Nel 2023, la campagna ha ottenuto visibilità a livello internazionale, soprattutto in Europa, dove le associazioni per i diritti umani e i gruppi di solidarietà con la Palestina hanno chiesto esplicitamente di estromettere Israele dalle competizioni internazionali. L'attenzione si è concentrata in particolare sul calcio, con eventi come la Champions League e la UEFA che hanno visto proteste e azioni per sostenere il boicottaggio delle squadre israeliane.[30]
La campagna ha inoltre visto l'adesione di alcuni calciatori e club che hanno espresso solidarietà ai palestinesi, rifiutando inviti a partecipare ad eventi sportivi sponsorizzati da istituzioni israeliane. Un caso emblematico è stato quello di alcuni atleti italiani che hanno rifiutato di giocare contro squadre israeliane, seguendo l’esempio di iniziative simili in altri paesi europei.[31]
Tra i bersagli della campagna di boicottaggio sportivo vi è anche il team ciclistico "Israel Premier Tech", la cui presenza al Giro d’Italia è stata contestata da attivisti italiani. Anche durante la Vuelta a España 2025 sono esplose proteste pro‑Palestina che hanno portato all’interruzione della tappa finale della corsa a Madrid. La decisione è avvenuta dopo che manifestanti avevano bloccato il percorso, costringendo gli organizzatori ad annullare quella che sarebbe dovuta essere la cerimonia finale, con il corridore Jonas Vingegaard dichiarato vincitore complessivo.[32][33]
Nel settembre 2025, la squadra Israel Premier Tech è stata cancellata dalla partecipazione al Giro dell’Emilia-Romagna. Dopo l’annuncio di contestazioni da parte dei centri sociali e l’appello del Comune di Bologna che ne chiedeva l’esclusione, l’organizzazione ha deciso che la squadra non prenderà parte alla corsa per «motivi di sicurezza pubblica».[34][35]
Campagna per il boicottaggio accademico
[modifica | modifica wikitesto]La campagna di "boicottaggio accademico" promossa da BDS Italia mira a interrompere i rapporti tra le università italiane e le istituzioni accademiche israeliane ritenute complici delle politiche di occupazione. In particolare, l’università "Technion di Haifa" è stata oggetto di una campagna sostenuta da oltre 160 docenti italiani nel 2016, che hanno chiesto l’interruzione delle collaborazioni tra il Technion e vari atenei italiani, tra cui il Politecnico di Milano, Torino e le università di Cagliari, Firenze, Roma Tre e Roma Tor Vergata. Il Technion è accusato di collaborare allo sviluppo di tecnologie usate contro i palestinesi.[36] L’iniziativa è stata poi ripresa e sostenuta da numerosi gruppi e associazioni italiane, che hanno continuato a fare pressione per l’interruzione di queste collaborazioni.[37] La questione del boicottaggio accademico è stata inoltre discussa in articoli che esplorano il legame tra ricerca accademica e politiche israeliane, sottolineando l’importanza di un’azione globale contro l’impunità di Israele.[38] Le proteste contro la collaborazione con il Technion sono anche state oggetto di dibattito mediatico e accademico, soprattutto in relazione alle politiche italiane di cooperazione scientifica.[39] La campagna continua a essere una delle più significative azioni di boicottaggio accademico in Italia contro la complicità delle università con Israele.[40]
Critiche al movimento BDS
[modifica | modifica wikitesto]Il movimento BDS è stato definito una minaccia "strategica" dal governo israeliano[41]. In un articolo sponsorizzato dalle istituzioni israeliane Owen Alterman e Yehuda Ben Meir (membro del Partito Nazionale Religioso) hanno sostenuto che il boicottaggio accademico si fonderebbe sulla demonizzazione e la delegittimizzazione di Israele, in quanto inciterebbe a colpire tutti gli accademici e diplomatici israeliani senza distinzioni.[42] Secondo le linee guida della Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI), che fa parte del Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC), il boicottaggio accademico si basa sulla complicità con le istituzioni israeliane e non sono ammessi i boicottaggi degli individui sulla base della loro identità (come cittadinanza, genere, etnia o religione) o della loro opinione[43].
L'avvocato statunitense Alan Dershowitz ha definito il movimento "immorale", in quanto colpisce tutti gli israeliani invece che solo i coloni.[44] Lo storico Norman Finkelstein - un sostenitore della soluzione a due stati - ha criticato il movimento affermando che fa richieste irrealistiche per nascondere il suo desiderio di porre fine allo stato di Israele, e ha aggiunto che esso non dovrebbe rappresentare tutto il movimento di solidarietà con la Palestina[45][46][47][48]. Secondo Finkelstein però, le tattiche del movimento, cioè boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, sono corrette [49].
Effetti sui palestinesi
[modifica | modifica wikitesto]Il movimento BDS ha facilitato la formazione di alleanze intersezionalità tra i gruppi di solidarietà palestinese e altri movimenti globali per la giustizia sociale, inclusi quelli che si battono per i diritti civili e contro il razzismo. Queste alleanze hanno contribuito a un rafforzamento della rete internazionale di attivisti, rafforzando la causa palestinese e portando il dibattito sui diritti dei palestinesi a un pubblico sempre più ampio.[50][51] Il boicottaggio delle aziende e delle banche israeliane svolge un ruolo cruciale nel ridurre la dipendenza commerciale palestinese da Israele e nel promuovere i settori produttivi palestinesi, in particolare l'industria e l'agricoltura, con enormi benefici, soprattutto in termini di riduzione dei tassi di disoccupazione e aumento delle entrate fiscali.[52] Secondo fonti favorevoli a Israele, invece, il movimento BDS danneggerebbe l'economia palestinese, facendo perdere il lavoro a quei palestinesi che lavorano in aziende israeliane.[53][54]
Controversie
[modifica | modifica wikitesto]Noam Chomsky
[modifica | modifica wikitesto]Nel luglio 2014 Noam Chomsky, in un lungo articolo su The Nation[55], ha espresso dei dubbi circa alcune modalità di lotta del movimento BDS. Nell'ottobre 2017, dato l'uso strumentale di alcune parti dell'articolo, lo stesso Chomsky ha voluto precisare che le sue divergenze dal movimento BDS sono di esclusiva natura tattica e che il suo sostegno alle azioni è immutato.[56]
Matisyahu e il Rototom Sunsplash
[modifica | modifica wikitesto]Nell'agosto 2015 il festival musicale spagnolo Rototom Sunsplash ha cancellato la performance del rapper ebreo americano Matisyahu, dopo che questi si è rifiutato di firmare una dichiarazione a favore di uno Stato palestinese. Matisyahu ha definito la cosa "offensiva", insinuando di essere stato preso di mira in quanto ebreo, perdipiù non israeliano.[57] Il quotidiano spagnolo El País ha definito quello di espellere Matisyahu dal festival "un serio caso di discriminazione religiosa e politica. Lui è l'unico musicista del Rototom, finanziato con soldi pubblici, a cui è stato chiesto di fare certe dichiarazioni e, cosa peggiore, gli è stato chiesto solo per il fatto che è ebreo".[58]
La sezione BDS di Valencia ha replicato di aver interpellato Matisyahu per via delle prese di posizione pubbliche a favore di Israele e non per la sua religione.[59] Dopo altre critiche da parte del governo e delle comunità ebraiche spagnole,[60] gli organizzatori del festival si sono scusati con Matisyahu e l'hanno nuovamente invitato a esibirsi. Alcuni attivisti del movimento BDS sono stati denunciati da un privato cittadino per minacce, incitamento all'odio e violenza privata, venendo poi completamente assolti dal tribunale nel 2021.[61] La Corte ha stabilito che opporsi alla partecipazione di un artista che sostiene le pratiche dello stato di Israele a un festival che si impegna a rispettare i diritti umani non costituisce un reato, ma piuttosto una forma legittima di attivismo a sostegno dei diritti dei palestinesi[62], che l'azione dei membri del BDS era "protetta dalla libertà di espressione e la loro intenzione non era quella di discriminare Matisyahu perché è ebreo, ma di protestare contro le politiche di Israele". [63]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Introducing the BDS Movement, su bdsmovement.net.
- ↑ Chi siamo, su bdsitalia.org.
- ↑ Growing Jewish support for boycott and the changing landscape of the BDS debate, su mondoweiss.net.
- ↑ Jewish Voice for Peace, su jewishvoiceforpeace.org.
- ↑ Rete ECO, su rete-eco.it.
- ↑ A campaign that is gathering weight, in The Economist, 8 febbraio 2014.
- ↑ Gaza, le scuse di Garnier e le campagne di boicottaggio, in il Fatto Quotidiano, 14 agosto 2014.
- ↑ L'UE sfida Israele. Bruxelles ai paesi membri: Non fate affari con le colonie, in il Fatto Quotidiano, 27 giugno 2014.
- ↑ Fondo olandese scarica banche israeliane: Hanno filiali in Cisgiordania, in il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2014.
- ↑ (EN) A/HRC/59/23: From economy of occupation to economy of genocide - Report of the Special Rapporteur on the situation of human rights in the Palestinian territories occupied since 1967, su OHCHR. URL consultato il 7 novembre 2025.
- ↑ Gruppi locali e associazioni aderenti a BDS Italia, su bdsitalia.org. URL consultato il 4 ottobre 2025 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2025).
- ↑ (EN) Adil, Boycat Partners with BDS to Strengthen Global Boycott Campaigns for Palestinian Rights | Boycat Times, su blog.boycat.io, 6 marzo 2025. URL consultato il 4 ottobre 2025.
- ↑ Le aziende oggetto di boicottaggio mirato, su BDS Italia, 2023.
- ↑ Il boicottaggio mirato e il suo impatto, su BDS Italia, 2023.
- ↑ Strategia del boicottaggio mirato, su Campagna Palestina, 2023.
- ↑ La campagna contro Carrefour, su Italia che Cambia, 22 gennaio 2024.
- ↑ Teva? No, grazie!, su Sanitari per Gaza, 2024.
- ↑ Zara e il boicottaggio: Sostegno alle politiche israeliane, su BDS Italia, 25 febbraio 2024.
- ↑ (EN) Airbnb backs off listings in Israeli settlements, su Al Jazeera, 18 maggio 2023.
- ↑ (EN) Human Rights Watch criticizes Booking.com for settlement listings, su Human Rights Watch, 10 luglio 2023.
- ↑ Campagne di boicottaggio: Aziende coinvolte, su Campagna Palestina, 2023.
- ↑ (EN) ARCI aderisce alla campagna SPLAI: 30 circoli e comitati già “Spazi liberi dall’apartheid israeliana”, su Arci, 17 marzo 2025. URL consultato il 30 dicembre 2025.
- ↑ Sono 500 gli Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana, su AmbienteWeb, 16 luglio 2025.
- ↑ Arci aderisce alla campagna SPLAI: 30 circoli e comitati già Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana, su Arci Torino, marzo 2025.
- ↑ Campagna europea “Stop Armi a Israele” il 7 e 8 Febbraio – appuntamenti in Italia, su AmbienteWeb, 5 febbraio 2025.
- ↑ I lavoratori portuali di Salerno fermano il carico di armi diretto a Israele, su AmbienteWeb, 20 gennaio 2025.
- ↑ CGIL aderisce alla campagna per l’embargo militare a Israele, su Pressenza, 21 gennaio 2025.
- ↑ Cartellino rosso per Israele: La campagna, su Campagna Palestina, 2024.
- ↑ Cartellino rosso per Israele: boicottaggio dello sport, su Il Manifesto, 10 marzo 2024.
- ↑ Boicottaggio sportivo e cartellino rosso per Israele, su La Repubblica, 15 maggio 2023.
- ↑ Firmato il boicottaggio: Cartellino rosso per Israele, su Fanpage, 25 febbraio 2024.
- ↑ (EN) Spain’s Vuelta cycling finale abandoned after massive pro‑Palestine protest, su Al Jazeera, 14 settembre 2025.
- ↑ (EN) Israel‑Premier Tech to change its name and move away from 'current identity', su The Guardian, 6 ottobre 2025.
- ↑ Ciclismo: il Team Israel non sarà al via del Giro dell’Emilia, su ANSA, 27 settembre 2025.
- ↑ Guerra a Gaza, la Israel Premier Tech non sarà al via del Giro dell’Emilia, su RaiNews, 27 settembre 2025.
- ↑ L’appello di 160 docenti italiani per il boicottaggio accademico del Technion di Haifa, su Pressenza, marzo 2016.
- ↑ Tecnologia per l’occupazione: il Technion e la collaborazione con atenei italiani, su Il Manifesto, giugno 2017.
- ↑ La politica dei boicottaggi:Israele, accademia e ricerca, su L’Espresso, 2 marzo 2025.
- ↑ Università e boicottaggio: la protesta contro la collaborazione con il Technion, su Repubblica, 12 settembre 2024.
- ↑ Il boicottaggio accademico: Università contro il Technion, su Italia che Cambia, gennaio 2025.
- ↑ (EN) Peter Beaumont, Israel brands Palestinian-led boycott movement a 'strategic threat', in The Guardian, 3 giugno 2015. URL consultato il 5 ottobre 2025.
- ↑ [Meir, Y. B., & Alterman, O. (2011). The Delegitimization Threat: Roots, Manifestations, and Containment. Strategic Survey for Israel. Tel Aviv: The Institute For National Security Studies, 121–137.]
- ↑ Vincenzo Battaglia, Il Comitato per la Palestina: "Dialogo con Montanari su cambiamenti concreti", su Gazzetta di Siena, 20 febbraio 2024. URL consultato il 2 ottobre 2025.
- ↑ Alan Dershowitz, Ten reasons why BDS is immoral and hinders peace, Haaretz, 12 febbraio 2014. URL consultato il 6 gennaio 2015.
- ↑ Norman Finkelstein Interview with Frank Barat: BDS Campaign | Imperial College London [09-02-2012]. URL consultato il 26 aprile 2024.
- ↑ (EN) BEYOND THE MASS BDS PSYCHOSIS, su Norman Finkelstein, 14 febbraio 2014. URL consultato il 26 aprile 2024.
- ↑ Norman Finkelstein Throws Wrench In Anti-Israel Movement’s Claim To A Rights-Based Agenda, su blog.adl.org. URL consultato il 15 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2015).
- ↑ (EN) Ali Abunimah, Finkelstein renews attack on BDS “cult,” calls Palestinians who pursue their rights “criminal”, su The Electronic Intifada, 4 giugno 2012. URL consultato il 26 aprile 2024.
- ↑ (EN) Norman Finkelstein on the Role of BDS & Why Obama Doesn’t Believe His Own Words on Israel-Palestine, su Democracy Now!. URL consultato il 5 ottobre 2025.
- ↑ (EN) Sostenere la Palestina: come combattere l’uso improprio di “anti-semitismo” da parte di Israele – Zeitun, su zeitun.info. URL consultato il 7 novembre 2025.
- ↑ itpalestinechroniclecom, La Giornata della Terra è il simbolo della lotta contro ogni forma di colonialismo, su Palestine Chronicle Italia, 30 marzo 2023. URL consultato il 7 novembre 2025.
- ↑ (EN) Impact of the BDS Movement on Israel: The Economic Dimension, su MAS. URL consultato il 7 novembre 2025.
- ↑ (EN) Carrie Sheffield, Boycott Israel Movement Stunts The Palestinian Economy, su Forbes. URL consultato il 26 aprile 2024.
- ↑ (EN) Ariela Ringel Hoffman, SodaStream, alone in the fight against BDS, in Ynetnews, 16 febbraio 2016. URL consultato il 26 aprile 2024.
- ↑ (EN) Noam Chomsky, On Israel-Palestine and BDS, 2 luglio 2014. URL consultato il 13 marzo 2019 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2019).
- ↑ (EN) Chomsky clarifies position on the cultural boycott of Israel, su Artists for Palestine UK, 12 ottobre 2017. URL consultato il 13 marzo 2019.
- ↑ (EN) Kory Grow, Matisyahu Kicked Off Festival Over Palestinian Politics, su Rolling Stone, 17 agosto 2015. URL consultato il 26 aprile 2024.
- ↑ (EN) El País, Unacceptable discrimination, su EL PAÍS English, 18 agosto 2015. URL consultato il 26 aprile 2024.
- ↑ (ES) Human rights campaigners in Spain clarify background to Matisyahu’s concert cancellation at Rototom Sunsplash festival in Spain - BDS a Israel, in BDS a Israel, 19 agosto 2015. URL consultato il 13 aprile 2018.
- ↑ (EN) Billboard Staff, Spanish Officials Condemn Matisyahu Concert Cancellation, su Billboard, 19 agosto 2015. URL consultato il 26 aprile 2024.
- ↑ SPAGNA."Il Bds non è antisemitismo". Prosciolti otto attivisti, su NenaNews, 21 gennaio 2021. URL consultato il 21 gennaio 2021.
- ↑ Valencia court dismisses criminal complaint against BDS activists, su Middle East Monitor, 22 gennaio 2021. URL consultato il 1º ottobre 2025.
- ↑ (EN) Cnaan Liphshiz, Spanish court acquits BDS supporters who called on festival to drop Matisyahu gig, in Haaretz.com. URL consultato l'8 novembre 2025.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale internazionale, su bdsmovement.net.
- Sito ufficiale italiano, su bdsitalia.org. URL consultato il 18 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 28 febbraio 2014).
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 260111984 · LCCN (EN) nb2012017976 · GND (DE) 1091565643 · BNF (FR) cb16192310n (data) |
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