Bijelo Dugme

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Bijelo Dugme
Veljko Despot na snimanju s Bijelim dugmetom, Air Studios, London, 1975..jpg
Paese d'origineJugoslavia Jugoslavia
GenereHard rock
Heavy metal
Folk rock
Pop rock
Periodo di attività musicale1974 – 1989
2005
Album pubblicati15
Studio9
Live4
Raccolte2
Sito ufficiale

I Bijelo Dugme (in serbo: Бијело дугме; pronuncia: bielo dugme; traduzione: bottone bianco) sono stati il gruppo rock più famoso della Jugoslavia. Nel corso della loro carriera hanno realizzato tredici album, vendendo più di sei milioni di dischi e segnando la storia musicale degli ultimi decenni della Jugoslavia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo venne fondato da Goran Bregović, che divenne leader della band fino allo scioglimento nel 1989. Bregović aveva frequentato durante l'adolescenza la scuola musicale di Sarajevo per violinisti, dalla quale venne espulso per mancanza di talento. Poco dopo l'espulsione, la madre comprò a Bregović una chitarra, evento che determinò la nascita dei Bijelo Dugme.

La band nacque come Jutro ("Mattina") nel 1974 con la realizzazione del primo LP Kad bi' bio bijelo dugme ("Se io fossi un bottone bianco"). Questo album è considerato il più affine al genere heavy metal, dal quale in seguito il gruppo si allontanerà. Nei primi anni, soprattutto a opera del batterista Milić Vukašinović, la band jugoslava era fortemente influenzata dai gruppi pionieri dell'Hard rock, come i Led Zeppelin e i Black Sabbath.

Dopo l'uscita del singolo, Bregović convinse il manager del gruppo a cambiare nome in Bijelo Dugme. La band originaria era composta, oltre a Bregović, dal carismatico cantante Željko Bebek, da Vlado Pravdić (tastiere), Zoran Redžić (basso) e Goran "Ipe" Ivandić (batteria).

Nel 1975 uscì il secondo album, Šta bi dao da si na mom mjestu ("Cosa darei perché tu fossi al mio posto"), che confermò l'adesione del gruppo all'Hard Rock classico, combinato con elementi blues e di musica tradizionale dei Balcani. L'album vendette in tre mesi più di 200.000 copie. Nel 1976 "Ipe" Ivandić e Vlado Pravdić dovettero prestare servizio nell'esercito popolare jugoslavo e furono sostituiti da Milić Vukašinović e Laza Ristovski.

A partire dalla metà degli anni settanta i Bijelo dugme iniziarono una serie di concerti in tutti i maggiori centri della Jugoslavia, diventando uno dei gruppi più popolari: il 22 agosto 1977 venne organizzato alla "Hajdučka česma" nel Parco Košutnjak di Belgrado un concerto gratuito a cui parteciparono tra le 70.000 e le 100.000 persone. Nel 1978 Bregović venne chiamato dall'esercito e il gruppo si prese un anno di pausa. Il 10 settembre dello stesso anno il batterista "Ipe" Ivandić venne arrestato per possesso di hashish e venne sostituito da Điđi Jankelić.

Il momento di maggior successo e la prova più matura del gruppo è forse rappresentata dal quarto album, Bitanga i Princeza ("Il mascalzone e la principessa"), uscito nel marzo del 1979. Esso è considerato l'ultimo loro album fortemente influenzato dall'Hard Rock. Bitanga i Princeza contiene comunque canzoni più brevi (negli album precedenti la maggior parte superava i 6 minuti), ad eccezione di Sve će to mila moja prekriti ruzmarin, snjegovi i šaš ("Tutto ciò, mia cara, verrà coperto dal rosmarino, dalla neve e dal giunco"), una straordinaria ballata lunga più di 7 minuti che divenne una delle canzoni più popolari del gruppo.

Negli anni ottanta i Bijelo dugme modificarono profondamente il loro stile, avvicinandosi maggiormente al pop, ma soprattutto rielaborando il patrimonio della musica tradizionale e del folk balcanico, riuscendo a dare una veste rock a sonorità, temi e tempi musicali tipici delle culture jugoslave. La critica musicale di Zagabria, forse in maniera un po' spregiativa, definì questo nuovo composito genere rock pastorale (pastirski rock secondo la definizione del giornalista Dražen Vrdoljak), in quanto in questa nuova fase Bregović proponeva suoni e temi poco urbani, preferendo motivi etnici e popolari.

Nel sesto album Uspavanka za Radmilu M. ("Ninna nanna per Radmila M.") fu incluso un brano, Kosovska, cantato in albanese da Željko Bebek. Ciò aprì le porte per un concerto del Bottone bianco anche a Priština, capitale della tesa provincia serba del Kosovo.

Nell'aprile del 1984 Bebek abbandonò il gruppo per tentare la carriera da solista e venne sostituito dal giovane Mladen Vojičić, noto universalmente con il soprannome di "Tifa", così chiamato perché da piccolo era attratto dai treni e spesso osservandoli gridava "Ide lokomotifa", avendo problemi nel pronunciare il fonema fricativo sonoro /v/ nella parola lokomotiva.

Nel dicembre 1984 uscì il settimo album, Bijelo dugme (più noto come Kosovska djevojka, la "Ragazza kosovara", poiché nella copertina era riprodotto il noto dipinto storico del pittore serbo Uroš Predić); esso conteneva anche Hej Slaveni, una versione modificata e provocatoria dell'inno nazionale federale jugoslavo. L'album ebbe uno straordinario successo (in particolare Lipe cvatu, "I tigli fioriscono", brano accompagnato dal suono delle cornamuse valacche). Tuttavia, soprattutto a causa dei comportamenti decisamente poco professionali di Tifa, dei suoi problemi con alcol e droga e del suo carattere irrazionale, i rapporti all'interno del gruppo si fecero sempre più tesi. Bregović, leader incontrastato della band, pur soddisfatto dalle ottime qualità della sua voce, decise di allontanare Tifa e scelse come nuovo cantante Alen Islamović, il quale in precedenza faceva parte dell'heavy metal band Divlje jagode ("Fragole selvatiche").

Nella seconda metà degli anni '80 uscirono gli ultimi due album del Bottone bianco, che accentuarono l'ispirazione folk: Pljuni i zapjevaj moja Jugoslavijo ("Sputa e canta, mia Jugoslavia", 1986) che presentava elementi di jugoslavismo in un Paese in cui iniziavano ad emergere i diversi nazionalismi, e Ćiribiribela (1988), che conteneva l'hit Đurđevdan ("San Giorgio"), brano intriso di sonorità zigane, dedicato alla festa cristiano-ortodossa di San Giorgio, Đurđevdan appunto, corrispondente all'Ederlezi delle comunità rom.

Lo scioglimento del gruppo avviene nel 1989: durante l'ultimo tour Islamović viene ricoverato in ospedale per un improvviso dolore al petto, senza che nessun membro del gruppo fosse a conoscenza del suo problema di salute. È significativo notare come lo scioglimento dei Bijelo dugme abbia preceduto di qualche decina di mesi la fine del paese di cui hanno rappresentato uno dei più grandi simboli, la Jugoslavia.

Alcune fra le canzoni più popolari del Bottone bianco sono: Lipe cvatu (I tigli fioriscono), Đurđevdan (San Giorgio), Ima neka tajna veza (C'è un tacito accordo), Pristao sam biću sve što hoće (Ho smesso, sarò tutto ciò che vuole [lei]), Selma, Loše vino (Vino scadente), Jer kad ostariš (Ma quando invecchi...), Lažeš (Menti), Kad zaboraviš juli (Se dimentichi luglio), Hajdemo u planine (Andiamo in montagna), Bitanga i princeza (Il mascalzone e la principessa), Pljuni i zapjevaj moja Jugoslavijo (Sputa e canta, mia Jugoslavia), Sanjao sam noćas da te nemam (Stanotte ho sognato di non averti), Te noći kad umrem (Nella notte in cui morirò), Nakon svih ovih godina (Dopo tutti questi anni), A i ti me iznevjeri (E anche tu mi hai deluso), Sve će to mila moja prekriti ruzmarin, snjegovi i šaš (Tutto ciò, mia cara, verrà coperto dal rosmarino, dalla neve e dal giunco), Ne spavaj mala moja (Non dormire piccola mia), Napile se ulice (Le strade si sono ubriacate).

Il Bottone e la Jugoslavia[modifica | modifica wikitesto]

Spesso ci si riferisce ai Bijelo Dugme come ai Beatles o, meglio, ai Rolling Stones dei Balcani, ma il paragone non riesce a far comprendere cosa questo gruppo abbia significato per la Jugoslavia. Si pensi solo al fatto che il gruppo ha venduto oltre sei milioni di copie in un Paese che non raggiungeva i venti milioni di abitanti, diventando un fenomeno inter-generazionale.

I Bijelo Dugme, forse perché provenivano dal cuore del Paese, la Bosnia ed Erzegovina, hanno rappresentato l'unità spirituale della Federazione, dimostrando che esiste un comune spazio culturale fra gli slavi del sud, al di là delle differenze etniche, linguistiche, religiose e storiche.

La band si è riunita, 16 anni dopo il loro scioglimento, in un ultimo e simbolico tour che ha coinvolto le capitali di Bosnia ed Erzegovina, Croazia e Serbia nell'estate del 2005, coinvolgendo tutti i componenti storici tranne Goran "Ipe" Ivandić, che si è tolto la vita in circostanze non chiare. Straordinario il successo di pubblico con 70.000 spettatori a Sarajevo (stadio Koševo) 65.000 a Zagabria (stadio Maksimir) e più di 200.000 a Belgrado (Ippodromo, il più grande concerto tenutosi nell'Europa sud-orientale).

Un doppio Cd Live di questi concerti è stato pubblicato nel mese di dicembre 2005 a cui ha fatto seguito nel 2006 un doppio DVD live degli stessi concerti e filmati inediti dei primi anni del gruppo. Il DVD contiene 2 brani in più rispetto alla versione su CD.

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album registrati in studio[modifica | modifica wikitesto]

  1. Kad bi' bio bijelo dugme (Se io fossi un bottone bianco) - 1974
  2. Šta bi dao da si na mom mjestu (Cosa darei perché tu fossi al mio posto) - 1975
  3. Eto! Baš hoću! (Beh! Lo voglio proprio!) - 1976
  4. Bitanga i princeza (Il mascalzone e la principessa) - 1979
  5. Doživjeti stotu (Vivere cent'anni) - 1980
  6. Uspavanka za Radmilu M. (Ninna nanna per Radmila M.) - 1983
  7. Bijelo Dugme - 1984
  8. Pljuni i zapjevaj moja Jugoslavijo - 1986 (Sputa e canta, mia Jugoslavia) - 1986
  9. Ćiribiribela (Ciri-biri-bella) - 1988

Album dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

  1. Koncert kod Hajdučke česme (Concerto alla Hajdučka česma) - 1977
  2. 5. april '81 (5 aprile 1981) - 1981
  3. Mramor, kamen i željezo 2CD - 1987
  4. Koncertna Turneja 2005 (Sarajevo-Zagreb-Beograd) 2CD - 2005

Componenti[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

1 Il ritorno del Bottone bianco di Mirella Vukota
2 Bijelo dugme, legame segreto di Massimo Moratti
3 Bijelo dugme a Belgrado, il ritorno della Jugoslavia di Danijela Nenadić
4 Bijelo dugme di Miljenko Jergović
Controllo di autoritàVIAF: (EN143313830 · ISNI: (EN0000 0001 0668 2549 · GND: (DE10309673-5 · BNF: (FRcb14071777x (data)
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