Bernardo Attolico

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Bernardo Attolico e Konstantin von Neurath

Il conte Bernardo Attolico (Canneto di Bari, 17 gennaio 1880Roma, 10 febbraio 1942) è stato un diplomatico italiano.

Carriera accademica[modifica | modifica wikitesto]

Laureatosi nel 1901 in giurisprudenza, all'Università di Roma, studioso di Economia Politica, nel 1903 divenne professore di Scienze Finanziarie all'Istituto Tecnico di Foggia. Successivamente si recò in America, Canada e Turchia come Ispettore Governativo dell'Emigrazione.

Carriera diplomatica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1915 è chiamato a rappresentare il Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio presso la Commission Internationale de Ravitaillement di Londra mentre nel 1916 rappresenta l'Italia nel Wheat Executive, nel War Purchases and Finance Council, nell’Allied Maritime Transport Executive e nel Food Council Executive.

Anche alla luce del ruolo svolto nel Primo conflitto mondiale a Londra (in qualità di Capo della Delegazione al Servizio Rifornimenti Bellici), nel 1918 fu nominato Sottosegretario alla Lega delle Nazioni a Ginevra.

Nel 1921 divenne Vice Segretario Generale della Società delle Nazioni, dopo essere stato Alto Commissario a Danzica.

Successivamente fu ambasciatore dello Stato Italiano, ricoprendo le sedi diplomatiche nel 1927 di Rio De Janeiro e, nel 1930, di Mosca.

Nel 1935 è ambasciatore a Berlino e presso la Santa Sede nel 1940.[1].

Ruolo svolto nelle relazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Circa la sua permanenza nella capitale dell'Unione Sovietica, nella quale operò per il ministro degli Esteri Dino Grandi alla realizzazione degli accordi italo-sovietici, riguardante peraltro l'appoggio italiano all'ingresso dell'URSS nella Società delle Nazioni, Mario Toscano scrisse che "seppe sfruttare, in un indirizzo generale di politica distensiva e di intese in Europa, sia l'azione del Commissario agli Esteri M. Litvínov, per un inserimento dell'URSS nella vita internazionale, sia la tendenza di Mussolini ad appoggiare ogni accordo coi paesi dell'Est europeo per un sistema di sicurezza"[2]. Di assai diverso tenore il relato di Francesco Saverio Nitti, che in un articolo giornalistico nel quale lo accusava di avere a che fare con lo spionaggio, si domandò "Lo spirito d'intrigo d'Attolico, quale attività spiegherà a Mosca?"[3]

L'operato di Attolico portò comunque alla sottoscrizione, nel 1932, di un patto di amicizia e non aggressione fra Roma e Mosca. Dovette in seguito gestire la questione del trattamento degli stranieri in URSS, che veniva visto da parte italiana come strumento per la protezione dei sovversivi, in ispecie italiani, che vi si rifugiavano; la questione provocò diverse frizioni, come nel caso della richiesta di rimpatrio di Luigi Tolentino a capo della Federazione Provinciale Palermitana del Partito Comunista d'Italia nel 1924 e agente segreto del Comintern nella capitale sovietica negli anni Trenta.

I rapporti diplomatici del 1939

Attolico era un uomo anziano ma energico, fascista moderato e diplomatico esperto, furbo e attento; soprattutto, fu infaticabilmente alla ricerca di una pace di equilibrio tra le potenze europee. Famoso fu un suo rapporto allarmante a Benito Mussolini che denunciava come imminente un attacco tedesco contro la Polonia, in cui suggeriva al Duce di accelerare un incontro tra Ciano e Ribbentrop per pretendere ulteriori garanzie. Quando ormai agli italiani appariva palese che gli alleati tedeschi volevano solo la guerra, Mussolini, su suggerimento di Ciano e Attolico, tentò di smarcarsi dal Patto d'Acciaio, firmato pochi mesi prima, per l'impreparazione del suo esercito. Per giustificare la sua scelta con Adolf Hitler, il Duce scrisse che aveva bisogno di moltissime materie prime e ne mandò una sterminata lista al Führer. Attolico stesso aggiunse di suo pugno che Mussolini le voleva in 24 ore, nelle sue parole "per scoraggiare i tedeschi a venire incontro alle nostre proposte".

Nel 1935 fu inviato come ambasciatore a Berlino, ove rimase fino a dopo l'inizio del Secondo Conflitto Mondiale. In questo ruolo assistette alla formazione dell'Asse, alleanza fra l'Italia fascista e la Germania nazista, in stretta collaborazione con Galeazzo Ciano quando questi fu ministro degli esteri. A partire dal 1939 fu in prima linea nelle trattative italo-tedesche relative alla questione altoatesina che si concluse con le Opzioni in Alto Adige. Capì sin dall'inizio le vere intenzioni germaniche di scatenare un conflitto e si adoperò, in ciò condiviso da Ciano, con ogni forza per spiegare al governo italiano il vero essere della situazione. Personalmente fece sempre proposte di mediazione e di ricerca di risoluzione pacifica dei contrasti, esponendosi molte volte anche personalmente. Il suo lavoro fu eccellente in occasione degli ultimi giorni di pace, verso la fine dell'agosto 1939: in quel frangente il "vecchio" Attolico corse incessantemente tra la sua ambasciata, la Cancelleria tedesca e le ambasciate di Gran Bretagna e Francia con dispacci di mediazione e con proposte - spesso prese di sua iniziativa - per salvare la pace.

Questi tentativi di evitare almeno all'Italia la guerra, valsero ad Attolico l'antipatia e il disprezzo di Hitler e Ribbentrop che chiesero a Mussolini - e ottennero - la sua sostituzione con Dino Alfieri, un uomo più allineato e certamente molto meno esperto ed astuto del suo predecessore[senza fonte].

Galeazzo Ciano, grato all'amico per il suo fedele operato, riuscì a farlo nominare nel 1940 Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, carica che il Conte Attolico ricoprì sino alla morte.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Per l'impegno profuso da Bernardo Attolico nel servizio diplomatico alla nazione, nel 1942 il re Vittorio Emanuele III conferì motu proprio alla famiglia il titolo ereditario di conte di Adelfia.

Anche i figli Giacomo e Bartolomeo hanno seguito la carriera diplomatica.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bernardo Attolico in: Bernardo Attolico. Collana di Testi Diplomatici, M.A.E. - Servizio storico e documentazione, Roma, 1986.
  2. ^ Mario Toscano, Dizionario biografico degli Italiani
  3. ^ Francesco Nitti, L'ambasciatore Attolico e la sua opera, in La Libertà, 21 novembre 1930 (articolo precedentemente già pubblicato sul quotidiano brasiliano "O Estado de Sao Paulo"). Nell'articolo Nitti lo definisce come "uno dei fenomeni più interessanti di degenerazione morale cui io abbia mai assistito nella mia lunga carriera politica" e lo accusava di avere avuto un ruolo nell'organizzazione dello squadrismo.

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