Bernard Lazare

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Bernard Lazare

Bernard Lazare (Nîmes, 14 giugno 1865Parigi, 1º settembre 1903) è stato un giornalista e critico letterario francese.

Fu tra i primi a difendere Dreyfus dalle accuse di tradimento e a teorizzare il sionismo libertario.[1] Ha anche fatto parte della redazione del quotidiano francese L'Aurore.

Lazare Marcus Manassé Bernard, meglio noto con lo pseudonimo di Bernard Lazare (Nîmes, 14 giugno 1865 – Parigi 1º settembre 1903), fu un saggista, critico letterario e giornalista francese; ricoprì un ruolo importante nell’affaire Dreyfus e fu un teorico del sionismo libertario.

Biografia

Nacque a Nîmes, primo dei quattro figli di Jonas Bernard, commerciante d’abbigliamento, e di Douce Noémie Rouget, proveniente da un’importante famiglia di imprenditori tessili di Tolosa. La famiglia Bernard era ebrea, non molto religiosa, ma legata alle feste tradizionali. Lazare conseguì il diploma in scienze, ma la sua passione era la letteratura. Passione che condivideva col suo amico di Tolosa, il poeta Éphraïm Mikhaël; i due si facevano passare per cugini. Fu Éphraïm Mikhaël, più giovane di un anno, che lo incoraggiò a raggiungerlo a Parigi per conquistare il mondo della letteratura con lui. Vi arrivò nel 1886, l’anno della pubblicazione de La France juive di Édouard Drumont. Si iscrisse all’École pratique des hautes études, dove scelse le lezioni del padre Louis Duchesne, per il quale l’Istituto cattolico di Parigi aveva creato una cattedra di Storia della Chiesa. Il rigore di Lazare, il suo gusto dell’esattezza, la sua attitudine a rimettere in discussione fatti già stabiliti o presunti tali, furono indubbiamente rafforzati da Duchesne, la cui Storia della Chiesa antica fu messa all’indice dalla Chiesa, che rimproverava all’autore di aver scritto più da “storico” che da “teologo”. Durante il corso dell’anno accademico 1887-1888, Lazare sostenne una tesi dedicata alla “Legislazione conciliare relativa agli ebrei”. Nel 1888 scrisse, con Éphraïm Mikhaël, La Fiancée de Corinthe, una leggenda drammatica in tre atti che firmò con lo pseudonimo Bernard Lazare. La morte per tubercolosi dell’amico, due anni dopo, segnò tragicamente la fine della sua giovinezza. Fu in questo periodo che si dedicò all’anarchia: un impegno attivo, che perseguirà anche attraverso il sostegno economico e giudiziario per i “compagni”. La sua attività sarà dedicata a una serie di racconti, di scritti di critica letteraria, in particolare per l’Ermitage, e, nell’estate del 1895, di reportage, per l'Écho de Paris, sulla dolorosa rivolta operaia di Carmaux. Giornalista nell’anima, assistette nel 1896 al congresso socialista di Londra e denunciò «l’autoritario e geloso Karl Marx, infedele al proprio programma che deviò l’Internazionale dal suo obiettivo». Nella primavera del 1894, a pochi mesi dall’arresto del capitano Alfred Dreyfus, pubblicò un saggio accademico e critico sull’antisemitismo (L’Antisémitisme, son histoire et ses causes). Poiché si era segnalato per la sua combattività e per il suo coraggio, che lo portò persino a voler affrontare in duello Édouard Drumont, fu contattato da Mathieu Dreyfus per contribuire a far emergere l’innocenza del fratello Alfred. Il suo impegno per la causa fu totale. Il primo testo fu la memoria L’Affaire Dreyfus – Une erreur judiciaire, stesa nell’estate del 1895 e, dopo ampia revisione, pubblicata in Belgio nel novembre dell’anno successivo. Basandosi sull’articolo de L'Éclair del 15 settembre 1896, smontò l’accusa punto per punto, rivelando l'illegalità del processo del 1894 e chiedendone la revisione. Non compare nel testo a stampa la parte più polemica dello scritto, imperniata sulla celebre anafora di “J’accuse!”, che egli darà poco più di due anni dopo a Émile Zola il quale la farà passare alla posterità. A seguito dell’impegno nella lotta all’antisemitismo, Lazare, da ebreo nazionalista francese che era, diventò un nazionalista ebreo, senza negare nulla dei suoi impegni anarchici. Compirà un pezzo di strada con Theodor Herzl, verso il quale nutriva, ricambiato, una grande stima; tuttavia non celò il proprio dissenso per il carattere borghese del progetto sionista: «Voi siete – scrisse nell’aprile 1899 a Herzl, e attraverso di lui al Comitato d’azione sionista – borghesi di pensiero, borghesi di sentimento, borghesi d’idee, borghesi di concezione e sociale».

Ormai Lazare continuerà la sua battaglia per gli ebrei a modo suo. Sarà al fianco degli ebrei rumeni di cui denuncia la terribile sorte su L’Aurore in luglio e agosto del 1900; in visita in Russia, dove sperimenterà le condizioni degli ebrei, non avrà il tempo di pubblicare nulla in proposito perché già colpito dalla malattia. Allo stesso modo, si impegnò a favore degli armeni già perseguitati dai turchi e, nel 1902, nel Pro Armenia, denunciò in questi termini il congresso sionista di Basilea, che aveva reso omaggio pubblico al sultano Abdülhamid II : «I rappresentanti [...] del popolo da più tempo perseguitato, quelli la cui storia può essere scritta solo col sangue, mandano i loro saluti al peggiore degli assassini [...] e in questa assemblea non si trova nessuno per dire [...] : Non vi è consentito di disonorare il vostro popolo». Lazare non cercava di piacere. Aspirava alla giustizia, alla verità e alla libertà, senza compromessi. Presto i partigiani di Dreyfus andranno a soffocare le sue parole e non sarà nemmeno in grado, durante il processo di Rennes, di scrivere per L’Aurore; nondimeno coprirà il processo e manderà le sue cronache al vetriolo a due riviste americane, The Chicago Record e The North American Review. Nel 1902, consultato da Charles Péguy, diede ai Cahiers de la Quinzaine una professione di fede che, partendo da quella che era la morale del dreyfusismo, difese la democrazia, la libertà di pensiero e di credo: «i clericali ci hanno infastidito per anni, non si tratta ora di infastidire i cattolici». Successivamente, Péguy dedicherà a Bernard Lazare delle pagine particolarmente ferventi nel Notre Jeunesse (1910), lodando in lui «delle parti di santità»: « aveva una dolcezza, una bontà, una tenerezza mistica, un’uguaglianza d’umore, un’esperienza di amarezza e ingratitudine [...] visse e morì come un martire. Fu un profeta. Quindi era giusto seppellirlo presto nel silenzio e nell’oblio.” Questo oblio, secondo Péguy fu «concordato»: «Nel 1903, in riposo a Grasse, malato, stanco dagli incessanti combattimenti che aveva condotto, fu molto seccato dalla pubblicazione di un caso clinico di Dreyfus firmato dal dottor Oyon e prefato da Anatole France. Lazare era stato semplicemente dimenticato dal suo compagno di lotta. Nulla di ciò che aveva fatto, nulla di ciò che aveva scritto, per primo, in un momento in cui era praticamente l’unico a difendere Dreyfus, era menzionato. Quando morì, il 1º settembre 1903, a 38 anni, dopo essere stato operato di un cancro dell’apparato digerente all’ultimo stadio, lasciò un manoscritto inedito, Le Fumier de Job, e autorizzò la riedizione de L’Antisémitisme, son histoire et ses causes, a condizione che recasse l’avvertimento: «Su molti punti la mia opinione è cambiata». A Parigi, nel terzo arrondissement, all’angolo tra Rue de Turbigo e Rue Borda, il 15 giugno 2005 il sindaco Bertrand Delanoë ha inaugurato Place Bernard-Lazare. Sempre a Parigi, il Circolo Bernard-Lazare, creato nel 1954, è un’organizzazione sionista-socialista, legata all’Hachomer Hatzaïr e al partito Meretz in Israele.

Opere

  • Le miroir des légendes éd. A. Lemerre (Paris), 1892.
  • L'Antisémitisme, son histoire et ses causes, P., éd. Léon Chailley, 1894.
  • Lettres prolétariennes, Arcis-sur-Aube, imprim. Frémont, 1895.
  • Figures contemporaines : ceux d'aujourd'hui, ceux de demain, Paris, éditions Perrin
  • Contre l'antisémitisme. Histoire d'une polémique, P., Stock, 1896.
  • Une erreur judiciaire. La vérité sur l'affaire Dreyfus, Brux., imprim. Monnom, 1896.
  • Antisémitisme et Révolution, P., Stock, 1898.
  • Les porteurs de torches éd. A. Colin (Paris), 1897.
  • Le nationalisme juif, P., Kadimah, 1898.
  • Le fumier de Job. Fragments inédits précédés du portrait de B. Lazare par Charles Péguy, P., Rieder (coll. Judaïsme), 1928 (1929).
  • Juifs et antisémites ; édition établie par Philippe Oriol, P., éd. Allia, 1992. Réédité en 2012 sous le titre : La Question juive, Allia, 2012.
  • Bernard Lazare, anarchiste et nationaliste juif ; textes réunis par Philippe Oriol, P., éd. Champion, 1999, 372 pp., planches, con notevole bibliografia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sylvain Boulouque, Les paradoxes des anarchistes face au sionisme et à la naissance de l'État d'Israël, Archives Juives, 1/2003 (Vol. 36), pp. 100-108,

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