Baluba

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Baluba
Baluba natives-1908.jpg
Un gruppo di Baluba nel 1908.
 
Luogo d'origineCongo
Popolazione15.000.000
Linguakiluba
Religione-
Gruppi correlatiBantu

I Baluba (forma plurale di Muluba) sono un popolo di etnia Bantu della Repubblica Democratica del Congo. Sono stanziati nelle regioni boschive e le savane del sud corrispondenti alle province del Kasai-Occidental, Kasai-Oriental e del Katanga nella Repubblica Democratica del Congo in un'area compresa fra il corso del fiume Kasai e il lago Tanganica. La popolazione, di 10 milioni e mezzo di individui, rappresenta il maggior gruppo etnico di tale stato, con il 18% della popolazione complessiva. La lingua parlata è il kiluba.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione dei Luba in africa centrale.

Anticamente, i Baluba erano a capo di un impero che si estendeva dalla piana dell'Upemba, lago del Kasai Orientale, fino al lago Tanganika. Fondato da Nkongolo Mwamba, l'impero si espanse a partire dal XVI secolo, raggiungendo la massima espansione sotto i monarchi Ilungu Songu (1780 - 1810), Kumwimbe Ngombe (ca. 1840) e Ilunga Kabale.
Il declino ebbe inizio con l'invasione dei negrieri arabi e degli europei.

L'impero Baluba era retto da un autocrate, il Mulopwe, che divideva però il potere con società segreta come la Bambudye. Il popolo era di credo animista e credeva in un unico dio onnipotente chiamato Endryo, nell'aldilà e nella reincarnazione.

Il regno di Luba[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Regno di Luba.
Regno di Luba in relazione alle rotte commerciali nell'area nel XIX secolo

Il regno di Luba o Impero Luba fu uno Stato dell'Africa centrale del periodo pre-coloniale fiorito tra il 1585 e il 1889 nel territorio dell'attuale Repubblica Democratica del Congo che sorse nonostante l'asprezza del territorio composta in gran parte da terreni paludosi e lacustri.

Il declino e lo Stato Libero del Congo[modifica | modifica wikitesto]

Con la formazione del regno di Luba, l'economia si formò su un sistema tributi che ridistribuiva le risorse del paese tra i soli nobili che detenevano anche il monopolio virtuale sugli scambi come il sale, il rame e il minerale di ferro permettendogli di espandere il loro dominio in gran parte dell'Africa Centrale. Ma nel decennio tra il 1870 ed il 1880, i commercianti dell'Africa Orientale cominciarono a cercare schiavi e avorio nelle savane dell'Africa centrale mentre i coloni europei (in particolare i belgi dal 1877) cominciarono a addentrarsi nell'impero degli schiavi, iniziando a porre le basi per il controllo militare e la rapida distruzione del Regno di Luba.
Nel 1889 l'impero fu diviso in due da una controversia di successione tra i regnanti locali e fu poi assorbito nello Stato Libero del Congo di dominazione Belga ed cui il Re Leopoldo II pose le basi per il controllo militare, politico ed economico del paese governandolo dal 1885 al 1908 con un regime dittatoriale basato sullo sfruttamento ed il terrore.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Le credenze religiose tradizionali dei Luba comprendeva il concetto di Shakapanga o di un Creatore Universale, (anche detto Leza o l'Essere Supremo) con un mondo naturale ed un mondo soprannaturale[1][2]. Nel mondo soprannaturale abitavano i Bankambo (gli spiriti ancestrali) e Bavidye (altri spiriti) con ciò che si unisce all'aldilà se si vive una vita etica (Mwikadilo Muyampe)[2].
Le religioni Luba accettano la possibilità di comunione tra i viventi e i morti[2] e della nascita della morte (Kalumba).
La vita religiosa comprendeva preghiere, canti comunitari, danze, offerte, rituali di passaggio e invocazioni[2] con intermediari detti Nsengha o Kitobo (sacerdoti) per officiare gli stessi riti. Inoltre, per ansietà e disturbi, erano in servizio un Nganga o Mfwintshi (guaritore) che eseguivano una divinazione (Lubuko)[2]. Il pensiero religioso non si limitava ai rituali, ma comprendeva idee di buona persona, buon cuore, dignità per gli altri e rispetto di sé. Il codice religioso della vita civile e della bontà hanno caratterizzato la vita sociale di Luba[2].

Il cristianesimo fu introdotto dai missionari della regola coloniale belga ed alcuni di questi (come William Burton), eseguirono ricerche etnografiche partendo da una ricerca proiettiva aggressiva e insegnando la cristianità alla gente di Luba, ma impararono e compresero a loro volta le credenze tradizionali locali e la ricchezza culturale[3].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Scultua femminile in legno.

I Baluba sono dediti perlopiù all'allevamento di animali domestici (pollame, capre e pecore) e alla coltura di sorgo, manioca, mais, banane, zucca e igname (un tubero edibile coltivato e consumato in buona parte della costa atlantica africana). Sono abili artigiani ed esperti musicisti e costruttori di strumenti musicali e oggetti artistici in legno.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

L'arte dei Baluba si suddivide in una decina di scuole, variegate e distinguibili tra loro, ma caratterizzate dalla grande importanza assegnata allo spirito femminile Vilya. L'arte evidenzia una simmetria della massa e una dolcezza dei passaggi, oltre a un'impronta naturalistica.[4] Le maschere si presentano più robuste, arricchite da una decorazione parietale.

Cultura popolare in Italia[modifica | modifica wikitesto]

  • In lombardo, in piemontese e in alcuni dialetti umbri, il termine viene utilizzato in una accezione spregiativa, sinonimo di una persona ignorante e arretrata o, a volte, per indicare un cittadino straniero.
  • Nel 1966 la cantante Brunetta incise la canzone Baluba shake, scritta da Alberto Testa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luba people, Encyclopædia Britannica
  2. ^ a b c d e f Molefi Kete Asante e Ama Mazama, Encyclopedia of African Religion, SAGE Publications, 2009, pp. 98–99, ISBN 978-1-4129-3636-1.
  3. ^ David Maxwell, The Soul of the Luba: W.F.P. Burton, Missionary Ethnography and Belgian Colonial Science, vol. 19, nº 4, History and Anthropology, 2008, pp. 325–351, DOI:10.1080/02757200802517216.
  4. ^ Gabriele Mandel, Arte Etnica, Mondadori, Milano, 2001, pag.78

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Davidson, Basil (1991), Africa in History: Themes and Outlines, Revised & Expanded Edition, New York, Simon & Schuster.
  • Fage, J.D. (1976) [e] Oliver, Roland [a cura di], The Cambridge History of Africa, Cambridge, Cambridge University Press, v. V-VI.
  • Olson, James Stuart (1996), The Peoples of Africa: An Ethnohistorical Dictionary, Greenwood Publishing Group, ISBN 9780313279188.
  • Kanundowi Kabongo e Mubabinge Bilolo (1994), Conception Bantu de l'Autorité. Suivie de Baluba: Bumfumu ne Bulongolodi", Publications Universitaires Africaines, Munich - Kinshasa.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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