Artale II Alagona

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Artale II Alagona (o d'Alagona), detto da alcuni Artaluccio (... – ...) fu un membro degli Alagona, famiglia molto influente della Sicilia del XIV secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Artale era figlio di Manfredi reggente di Maria di Sicilia e tutore della vicaria Maria, figlioccia di Artale I. Inizialmente al fianco del padre, spesso riuscì a dirigerne la politica e a sostituirlo al comando in occasione dello scontro con Martino I di Sicilia.

Lo zio Artale I fu l'ideatore del matrimonio della regina Maria con il duca di Milano Giangaleazzo Visconti, con l'intento di legare la Sicilia al contesto italiano. Tuttavia fu forte l'opposione di alcuni baroni (fra cui i Palizzi e i Moncada), che preferivano l'influenza catalana. Fra questi il nobile Guglielmo Raimondo Moncada che, con l'approvazione del re Pietro IV d'Aragona, rapì la regina dal castello Ursino di Catania, nella notte del 23 gennaio 1379, per evitare il matrimonio. Maria sarà quindi condotta a Barcellona alla corte aragonese dove, nel 24 giugno 1391, fra le proteste dei baroni e del Papa Urbano VI, sposerà Martino d'Aragona detto il Giovane, figlio di Martino l'Umano e nipote del re.

Questa unione non ebbe mai l'approvazione degli Alagona che, insieme ai Chiaramonte, saranno le principali famiglie che si opporranno alla corte di Martino il Giovane, ma verranno battuti e costretti alla resa dall'intervento militare dell'esercito del re. Anche il padre Manfredi e il fratello secondogenito Jacopo verranno sopraffatti e catturati. Gli Aragonesi arriveranno ad usarli come ostaggi nel vano tentativo di far desistere Artale.

All'intervento militare di Martino, gli Alagona (che avevano partecipato all'incontro che porto al giuramento di Castronovo) risposero con la sollevazione dei centri sotto la loro signoria, fra cui Piazza Armerina, Lentini, Paternò, Catania e il territorio di Aci.

Si narra che Martino assediò per più tempo Artale nel Castello di Aci, cercando anche di dissuaderlo con allettanti promesse ma senza però riuscire ad averne ragione. Martino allora propose ad Artale la signoria su Malta, in cambio della sua fedeltà. Artale che era molto accorto avrebbe accettato, senza però consegnare il castello di Aci. Martinò, che iniziava a vedere il proprio prestigio offuscato dal nobile siciliano approfittò dell'assenza di Artale, che si era recato a Malta, per espugnare la fortezza acese e dichiararla bene demaniale (1396). Si narra che il re di Sicilia riuscì nell'impresa guastando il sistema di approvvigionamento idrico del castello (una serie di cisterne). Artale che tentò invano di raggiungere con la propria flotta il castello subirà l'arresto della moglie e del figlio, la confisca totale dei beni e l'annullamento di buona parte dei privilegi di cui aveva usufruito. Finirà gli ultimi anni nel contado di Malta in esilio.

Al posto degli Alagona prenderanno potere nuove dinastie a Catania: fra questi i Moncada, i Paternò e i Platamone.