Ardia

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Santuario di San Costantino a Sedilo il giorno del 6 luglio

L'Ardia è una manifestazione tradizionale che si tiene a Sedilo, in Sardegna, il 6 e 7 luglio di ogni anno e consiste in una rituale processione a cavallo con tre tappe finali di corsa per raggiungere il santuario dedicato all'imperatore romano Costantino I (localmente chiamato Santu Antinu) che nel 312 sconfisse Massenzio, usurpatore a Roma, nella battaglia di Ponte Milvio. Benché manifestazioni che rientrano nel profilo dell'Ardia, si tengano anche in molti altri centri dell'Isola, in occasione di diverse festività religiose (per esempio a Noragugume (NU), si corre l'ardia in onore della Beata Vergine d'Itria, a Sindia (NU) si corre l'ardia in onore dei santi Giorgio, Raffaele e Isidoro e a Dualchi (NU) si corre l'ardia per i santi Pietro e Paolo e a Pozzomaggiore (SS) sempre in onore di San Costantino, San Pietro e San Giorgio), la più strutturata e consolidata è s'Ardia di Santu Antinu di Sedilo. Fino ai primi decenni del 1900 si correva l'ardia anche nel borgo medievale di Sette Fontane presso Santu Lussurgiu, in occasione dei festeggiamenti in onore di San Leonardo. Uno scritto anonimo, databile intorno al 1860, dal titolo "Di alcuni giochi equestri/in feste popolari/della Sardegna/e specialmente della Sartilla di Oristano" - custodito presso la Biblioteca Universitaria di Cagliari con annotazioni autografe del canonico Giovanni Spano - riporta testualmente "... Altre due magnifiche feste sono quelle di San Leonardo a Santu Lussurgiu, e di San Costantino a Sedilo, nelle quali si fanno giochi equestri, cui danno il nome di Ardie, e che riescono di sorprendente effetto a vedersi ...".

Costantino[modifica | modifica wikitesto]

La visione di Costantino

Si narra che, prima dello scontro decisivo, al giovane imperatore apparvero due visioni: una croce con intorno la scritta IN HOC SIGNO VINCES "con questo segno vincerai" e, in seguito, Cristo stesso che gli ordinava di apporre tale segno sul labaro (il vessillo militare composto da un drappo quadrato color porpora attaccato a una lancia) sostituendo così l'immagine dell'aquila imperiale.

Nel 313, Costantino promulgò l'Editto di Milano che accordò la libertà di culto ai cittadini dell'impero romano e pose fine alle persecuzioni contro i cristiani.

L'imperatore, con la sua politica liberale, contribuì in maniera notevole alla diffusione della religione cristiana che contava già un nutrito numero di proseliti e dopo la sua morte si diffuse un culto popolare nei suoi confronti.

Tra i riti a lui dedicati, la suggestiva Ardia di Sedilo si contraddistingue per la sua temerarietà e l'ardimento dei cavalieri e attesta in maniera inequivocabile la grande devozione dei sedilesi.

La corsa[modifica | modifica wikitesto]

La corsa

Il rituale, sempre identico, ha inizio nel momento in cui i tre capicorsa, radunatisi insieme agli altri cavalieri innanzi alla casa parrocchiale, ricevono dal sacerdote gli stendardi benedetti (Sas Pandelas): il primo di colore giallo oro, il secondo rosso, il terzo bianco.

Il parroco stesso, alcuni mesi prima, designa, desumendolo da un registro conservato in parrocchia secondo un ordine cronologico d'iscrizione, il nome del capocorsa (prima pandela), al quale spetta il compito di guidare l'Ardia.

Egli viene affiancato in questo incarico da altri due cavalieri da lui scelti (sa segunda e sa terza pandela). A questi ultimi ed alle scorte (sas iscortas) è affidato il compito di impedire che il capocorsa venga raggiunto e superato dai restanti cavalieri, simboleggianti l'esercito di Massenzio, ossia la paganità. I due cavalieri e le scorte utilizzano o possono utilizzare, come strumento in difesa di Costantino, rispettivamente i primi gli stendardi e i secondi dei bastoni rivestiti di un tessuto rosso porpora.

Il superamento de sa prima pandela rappresenterebbe la vittoria del paganesimo sul cristianesimo, oltre che un terribile affronto per gli alfieri. Il vocabolo "ardia" deriva, infatti, dal verbo bardiare che significa "proteggere, fare la guardia".

Al termine della consegna degli stendardi, i cavalieri, guidati dal parroco e dal sindaco ed accompagnati da una banda musicale e dai fucilieri che annunciano l'arrivo del corteo, attraversando le vie principali del paese si dirigono verso il santuario, situato nelle campagne del paese, a breve distanza dal centro abitato.

Giunti a su Frontigheddu, promontorio sovrastante l'arco d'ingresso all'area del santuario, i partecipanti alla corsa sostano il tempo necessario per ricevere la benedizione dal parroco. D'un tratto, in modo imprevedibile e inaspettato, sa prima pandela, seguita dal resto dei cavalieri, lancia al galoppo il proprio cavallo.

In breve tempo, percorrendo un tratto di terreno impervio e malagevole, il gruppo raggiunge il santuario e, lentamente, vi compie intorno un numero imprecisato di giri in senso orario che, generalmente, varia da cinque a sette ma può arrivare anche a nove o undici. I cavalieri si precipitano indi verso sa muredda, un muretto circolare al centro del quale si trova una croce effettuando anche in questo caso un numero di giri in senso orario e antiorario. L'Ardia si conclude quando, ancora una volta con impeto repentino, il gruppo ripercorre il tratto di terreno che separa sa muredda dal santuario.

Dopo la corsa[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la celebrazione della Messa, l'intero corteo a cavallo ritorna a su Frontigheddu, passando per il secondo arco come ultimo atto de l'Ardia, per poi dirigersi verso il paese e raggiungere la casa del parroco, dove ha luogo la cerimonia della riconsegna degli stendardi.

La mattina seguente si ripete il cerimoniale della sera precedente, ma stavolta l'atmosfera è più intima e raccolta.

Il giorno dell'ottava, infine, si svolge, con lo stesso rituale dell'Ardia a cavallo, l'Ardia a piedi, alla quale partecipano un gran numero di giovani e avrà i suoi capicorsa e le sue scorte, scelti con le stesse procedure dette sopra.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Concu, Franco Stefano Ruiu, Ardias e Parillas in Sardegna (PDF), Nuoro, Imago Multimedia, 2008, ISBN non esistente. URL consultato il 7 novembre 2009.
  • Raffaele Puddu, S'Ardia, Cagliari, AM&D, 1998, ISBN 88-86799-34-9.
  • Stefano Castello, L'Opera di San Leonardo di Sette Fontane e l'Ordine equestre di San Giovanni di Gerusalemme detto di Malta, in Atti del Convegno di studio, San Leonardo di Sette Fontane 6 novembre 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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