Andrea Sgarallino (nave)

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Andrea Sgarallino
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
War Ensign of Germany (1938-1945).svg
Tipo Piroscafo
Cantiere Cantieri Orlando, Livorno
Varo 1930
Destino finale Affondata dalla Royal Navy il 22 settembre 1943.
Caratteristiche generali
Stazza lorda 731,00 tsl
Lunghezza 56 m
Larghezza 8,56 m
Velocità 14 nodi (26 km/h)
Passeggeri 330

dati presi da[1]

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Andrea Sgarallino è un piroscafo, intitolato ad un eroe livornese dei moti del 1848 che fu anche tra i garibaldini della Spedizione dei Mille, legato al più tragico episodio di siluramento di una nave passeggeri avvenuto nelle acque italiane durante la seconda guerra mondiale. L'episodio avvenne nel Canale di Piombino di fronte alle coste dell'Isola d'Elba. Le vittime, il cui numero non è mai stato accertato con precisione, furono circa 300.

Il piroscafo Andrea Sgarallino[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni precedenti alla guerra, il piroscafo Andrea Sgarallino assicurava il servizio passeggeri tra il porto di Piombino e Portoferraio, capoluogo dell'Isola d'Elba. Era un piroscafo misto della stazza di 731 tonnellate di stazza lorda, costruito dai Cantieri Orlando di Livorno per la Società Anonima di Navigazione Toscana; lungo 56 metri e largo 8,56 m, la sua velocità di crociera era attorno ai 14 nodi. Inizia il suo servizio passeggeri tra Piombino e l'Elba nel 1930. Poco dopo lo scoppio del conflitto, però, il 16 maggio 1943, viene requisito dalla Regia Marina, denominato F. 123 e adibito a servizi militari quali vigilanza e pilotaggio foraneo; a tale scopo, viene convenientemente armato e dotato di livrea militare mimetica.

Con l'armistizio dell'8 settembre 1943, lo Sgarallino deve riprendere il servizio civile di trasporto passeggeri che aveva svolto negli anni precedenti, soprattutto per permettere il ritorno all'Elba dei militari smobilitati e per assicurare gli spostamenti degli abitanti dell'isola e l'approvvigionamento delle derrate alimentari.

22 settembre 1943: l'attacco e il siluramento[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 settembre 1943 la città di Portoferraio subì un rovinoso bombardamento tedesco (effettuato con i temibili Stukas) che causò la distruzione dello stabilimento siderurgico dell'Ilva, delle installazioni portuali e anche di una considerevole parte del centro storico; il 20 settembre lo Sgarallino venne di nuovo adibito al trasporto passeggeri, senza però che gli venisse tolta la livrea militare. Con l'occupazione militare tedesca dell'Isola d'Elba (18 settembre 1943), alla nave venne fatta battere la bandiera nazista, e questo fatto, assieme al suo aspetto di nave da guerra, contribuirà alla tragedia di due giorni dopo.

La mattina del 22 settembre 1943 lo Sgarallino stava compiendo la sua terza traversata proveniente da Piombino: era carico di militari italiani smobilitati che tornavano a casa all'isola d'Elba, e di semplici abitanti che erano stati a Piombino a cercare di rifornirsi. Alle ore 9,30 lo Sgarallino si trovava oramai in prossimità del porto di Portoferraio e attaccò a costeggiare di fronte alle località di Nisporto e Nisportino. Nelle acque circostanti stava incrociando un sommergibile della marina britannica, lo HMS Uproar al comando del capitano Herrik. Vedendo la nave bardata militarmente e battente bandiera tedesca, il capitano del sommergibile non ebbe dubbi e ordinò il siluramento immediato.Alle 9.49 due siluri esplosero spezzando il piroscafo in due tronconi e causandone l'affondamento immediato; perirono, come detto, circa trecento persone (forse 330) a poche centinaia di metri dall'attracco.

È stato ripetutamente affermato in seguito che praticamente ogni famiglia elbana ebbe almeno un morto, quel giorno, a bordo dello Sgarallino. I passeggeri sopravvissuti furono solamente quattro.

Il relitto e la targa[modifica | modifica wikitesto]

Il relitto dello Sgarallino giace a 66 metri di profondità poco al largo delle coste elbane (Lat. 42º 44/991 N Long. 010º 2F.545[senza fonte]), di fronte alla località di Nisporto (fino a pochi anni fa difficilmente raggiungibile con una vecchia e disagevole strada militare; adesso la strada è stata asfaltata e assicura un collegamento relativamente comodo).

Il 22 settembre 2003, sessantesimo anniversario della tragedia, è stato raggiunto in immersione dai sub di un apposito comitato di documentazione e onoranza promosso da varie entità pubbliche e private, fra le quali i Comuni di Piombino e Portoferraio, e la Lega Navale di Piombino. Scopo dell'immersione, oltre alla documentazione fotografica dei resti del piroscafo, è stata la deposizione di una targa commemorativa delle vittime della tragedia, che è stata sistemata su una fiancata del relitto, ad opera di sedici subacquei aderenti alla Lega navale di Piombino, capitanati da Sandro Leonelli. Team Manager dell'operazione, il comm. dr. Umberto Canovaro, vicesindaco di Piombino. Nell'occasione, l'allora sindaco di Portoferraio, dr. Ageno, alla Presenza del Sottosegretario alla difesa on. Francesco Bosi e delle massime autorità cittadine e provinciali, ha intitolato il piazzale antistante d'attracco alle navi di una Compagnia di Navigazione privata, alla Memoria delle Vittime del tragico evento.

La targa apposta sulla fiancata, costruita dal marmista - sub Milko Tonin, piombinese recita semplicemente:

22.IX.1943 - 22.IX.2003
IN MEMORIA
ALLE VITTIME DEL PIROSCAFO
"A. SGARALLINO"

Dell'evento esiste un filmato, depositato presso il Ministero della Marina Militare, rintracciabile presso gli autori dell'impresa.

Alle vittime dello Sgarallino è intitolata anche una piazza sita a Marina di Campo, capoluogo del comune di Campo nell'Elba; sulla tragedia è stata anche composto un canto popolare intitolato Il siluramento dello Sgarallino. Nel canto si avvertono chiaramente echi letterari della famosa poesia La spigolatrice di Sapri di Luigi Mercantini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]