Abies squamata

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Abies squamata
Abies squamata - Botanischer Garten, Dresden, Germany - DSC08774.JPG
Abies squamata
Stato di conservazione
Status iucn3.1 VU it.svg
Vulnerabile[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Pinophyta
Classe Pinopsida
Ordine Pinales
Famiglia Pinaceae
Genere Abies
Specie A. squamata
Nomenclatura binomiale
Abies squamata
Mast., 1906
Nomi comuni

(EN) Flaky fir
(DE) Schuppenrindige Tanne
(IT) Abete fioccato

Abies squamata (Mast., 1906), è un abete endemico della Cina (Xizang, Sichuan e Qinghai.[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico Abies, utilizzato già dai latini, potrebbe, secondo un'interpretazione etimologica, derivare dalla parola greca ἄβιος, ovvero "longevo".[2] Il nome specifico squamata è riferito alla corteccia rugosa e a placche.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Portamento[modifica | modifica wikitesto]

È una conifera sempreverde di taglia media che può raggiungere i 40 metri d'altezza con un diametro del tronco fino a 2 m, a chioma conica, e i rami del primo ordine che si sviluppano orizzontalmente, i più bassi in maniera pendente, mentre quelli del secondo ordine sono ascendenti. I virgulti sono di color rossastro scuro, o marrone purpureo, prevalentemente lisci.[3]

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Aghi

Le foglie sono aghi lunghi 1,5-2,5 cm, color verde argentato superiormente, e con due larghe bande bianco-argentate di stomi inferiormente, con punte acute o ottuse; sono arrangiati a spirale, rigidi, disposti in due serie a pettine. Le gemme sono arrotondate e ovoidali, ricoperte di resina bianca.[3]

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

Gli strobili maschili sono pendenti, giallastri e lunghi 2-3 cm, con microsporofilli purpurei.[3]

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Sono coni eretti cilindrici-ovoidali, con corto peduncolo, lunghi 5-7 cm e larghi circa 3-4 cm , di colore blu-viola da giovani, marroni-viola da maturi; le scaglie, flabellate-cuneate, sono larghe 1,5 cm., lisce e puberulenti. Le brattee, oblunghe-spatolate, sono lunghe 1,5-1,8 cm.[3]

Corteccia[modifica | modifica wikitesto]

La corteccia del fusto, liscia da giovane e purpurea, si sfoglia come nelle specie del genere Betula; negli alberi anziani si spacca in placche di color marrone-arancione.[3]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

È una specie di alta montagna, vegetante a quote comprese tra i 3500 e i 4500 metri, tra le specie arboree che al mondo si spingono alle altitudini più elevate; predilige podzol o litosuoli montani. Il clima di riferimento è freddo e relativamente secco, anche se le nevi permanenti normalmente forniscono l'umidità necessaria per tutto l'anno. Cresce prevalentemente in foreste miste con altre conifere come Abies recurvata, Abies fargesii, Picea likiangensis, Picea asperata, Picea linzhiensis, Larix potaninii e Tsuga forrestii. Poche le caducifoglie a tali quote (Betula albosinensis e Betula utilis).[1]

Usi[modifica | modifica wikitesto]

L'areale di alta quota non permette lo sfruttamento economico del suo legno. La sua coltivazione è rara in orticoltura, rimanendo confinata a pochi orti botanici.[3]

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Lo sfruttamento di questa specie nel passato ha provocato una riduzione della popolazione di circa il 30 % negli ultimi 150 anni; per questo motivo viene classificata come specie vulnerabile nella Lista rossa IUCN.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Farjon, A., Li, J.-y., li, N., Li, Y., Carter, G., Katsuki, T., Liao, W., Luscombe, D, Qin, H.-n., Rao, L.-b., Rushforth, K., Yang, Y., Yu, S., Xiang, Q. & Zhang, D 2011., Abies squamata, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ Pier Luigi Nimis, Nevio Agostini, Marco Verdecchia e Elias Ceccarelli, Guida agli alberi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (PDF), su Dryades project Dipartimento di Scienze della Vita Università di Trieste, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. URL consultato l'8 aprile 2019.
  3. ^ a b c d e f g Aljos Farjon, A Handbook of the World's Conifers (2 vols.), Brill, 2010, pp. 122-123.

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