Abbazia di San Magno (Füssen)

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Abbazia di San Magno
Kloster Sankt Mang
Füssen - Kloster Sankt Mang und Hohes Schloss über dem Lech.JPG
Stato Germania Germania
Land Baviera Baviera
Località Wappen Fuessen.svgFüssen
Religione Cattolica
Titolare San Magno di Füssen
Ordine benedettino
Diocesi Diocesi di Augusta
Stile architettonico Barocco
Inizio costruzione 1696 su edifici precedenti
Completamento 1726

Coordinate: 47°33′59.71″N 10°41′58.2″E / 47.566586°N 10.6995°E47.566586; 10.6995

L'abbazia di San Magno, in tedesco Kloster Sankt Mang, è un'antica abbazia benedettina sita nel territorio della città bavarese di Füssen, in Germania.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il cortile dell'abbazia.
Veduta interna della chiesa abbaziale.
L'altar maggiore della chiesa abbaziale

L'abbazia di San Magno venne eretta nel IX secolo come convento proprio del vescovo di Augusta. La fondazione originaria tuttavia è ancora anteriore, quando san Magno vi costruì una cella ed un oratorio, ove morì, si presume intorno al 772.

La fondazione dell'abbazia non era motivata esclusivamente da scopi religiosi, ma vi furono anche sullo sfondo consistenti interessi politici.

Opportunamente situata su una importante via di comunicazione medievale, che da Augusta conduceva verso l'Alta Italia, oltre la gola del Lech sulle Alpi vicino a Füssen, l'abbazia assunse una posizione geografica chiave. I vescovi di Augusta e la politica imperiale anelarono a occupare questa posizione strategica.

La storia dell'abbazia nel medio evo fu segnata dagli sforzi dei monaci negli alti e bassi degli sviluppi della comunità nel perseguire una vita retta dai principi di san Benedetto. Così la comunità monastica di san Magno, nel corso dei secoli, aderì sempre ai movimenti riformatori, che si proponevano un ritorno alle radici della vita benedettina.

La maggior parte delle riforme suscitarono un rilancio spirituale, personale ed economico, che si riflesse anche in misure di ampliamenti edilizi e incarichi artistici.

Le energie della Controriforma trovarono la loro espressione nella costruzione di grossi conventi barocchi, che vennero eretti tra il 1696 e il 1726. Così il complesso monastico di San Magnus, insieme al castello, formarono l'attuale immagine della città di Füssen.

All'architetto Johann Jakob Herkomer (1652–1717) riuscì il progetto, dall'irregolare struttura dell'Abbazia medievale, di un complesso monastico simmetrico.

Il nuovo allestimento della basilica medievale, un edificio barocco secondo il modello veneziano, assurse a simbolo architettonico della venerazione di san Magno.

Il fabbricato rappresenta una monumentale reliquia del santo.

Per la prima volta nelle architetture barocche della Germania meridionale prevale qui la descrizione della vita di un santo locale nel programma di rappresentazioni del ciclo degli affreschi.

Nella seconda metà del XVIII secolo i compiti della comunità monastica si rivolsero verso la cura delle anime, la scienza, la musica e il sistema educativo.

Benché l'abbazia non abbia mai aspirato ad ottenere l'immediatezza imperiale, si impose significativamente a Füssen ed all'intera regione come centro economico e di potere, come punto di di cristallizzazione della cultura e come punto centrale della vita religiosa.

L'11 dicembre 1802, nel corso delle guerre napoleoniche ed a seguito del trattato di Lunéville i principi di Oettingen-Wallerstein entrarono in possesso dell'abbazia.

Il 15. gennaio 1803 la principessa Guglielmina diede disposizione all'abate Aemilian Hafner di liberare l'abbazia e svuotarla entro il 1. marzo di quello stesso anno.

Nel 1819 venne battezzato nella chiesa abbaziale il padre redentorista (e futuro beato) Francesco Saverio Seelos.

Nel 1839 il ciambellano del regno di Baviera Christoph Friedrich Freiherr von Ponickau acquistò la signoria su San Magno. Due anni prima però la ex chiesa abbaziale era stata trasferita a titolo di donazione alla parrocchia di Füssen: da allora l'antica abbazia benedettina rimase divisa in due parti.

Nel 1909 la città di Füssen acquistò dalla famiglia di Ponickau la proprietà dei beni abbaziali e con questi anche gli edifici abbaziali, nella cui ala settentrionale venne installato il Municipio. Nell'ala meridionale si trova ora il museo della città di Füssen, dove si possono visitare anche le rappresentazioni barocche dell'abbazia.

La cappella di sant'Anna[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di Sant'Anna a Füssen

La cappella originale venne eretta nel IX secolo come chiesa abbaziale di San Magno e successivamente funse da cappella funeraria, principalmente dei cavalieri di Freiberg-Eisenberg.

Nel 1602 Jakob Hiebeler dipinse la famosa, monumentale Danza macabra di Füssen, che è una delle più importanti rappresentazioni di questo tipo nei paesi di lingua tedesca. Sotto il motto

(DE)

« Diciate sì oppure no, danzata dev'essere »

(IT)

« Sagt Ja, Sagt Nein, Getanzt Mueß Sein »

(Motto della Danza macabra di Füssen)

Oltre ai numerosi epitaffi e rappresentazioni della morte risalenti al XVI e XVII secolo, vi si trova la scultura tardo-gotica del Trio di sant'Anna (sant'Anna, la figlia Maria e Gesù bambino).

Gli edifici barocchi[modifica | modifica wikitesto]

La sala imperiale[modifica | modifica wikitesto]

  • Architetto: Carlo Andrea Maini
  • Affrescatore: Franz Georg Hermann (1692–1768)
  • Completamento: 1721–1723

La sala imperiale fu concepita dal costruttore Baumeister Johann Jakob Herkomer (1652–1717) come punto centrale dell'intero complesso abbaziale. Allo stesso tempo la sala si trova sull'asse centrale della chiesa abbaziale e dell'ingresso. L'architettura e l'artistico arredamento come sala di colonnati avevano la funzione politica di mostrare la grandezza della signoria dell'abbazia.

La polarità della Chiesa e del mondo costituisce pure il tema dei grandiosi affreschi della volta, eseguiti dal pittore di corte Franz Georg Hermann (Kempten, 1692 – ivi, 1768).

Il progetto degl'interni venne affidato dall'abate Dominikus Dierling all'architetto Carlo Andrea Maini, che aveva parimenti realizzato la sala imperiale dell'abbazia di Ottobeuren.

Con la concezione architettonica del Maini l'abbazia di San Magno s'inserì nelle costruzioni di abbazie e castelli, che emulano lo stile imperiale "Carlo VI". Con questa sfarzosa sala rettangolare l'abbazia voleva dimostrare la sua ambizione a divenire un'abbazia dipendente direttamente dall'Impero. Parimenti venne illustrato il crescente ruolo dell'Ordine benedettino nella storia della Chiesa.

Il concetto generale dell'allestimento della Sala è sotteso da una numerologia. La serie numerica 2 – 4 – 8 – 16 – 32 permea questa struttura, ove il numero 4, anticipato come segno del mondo già dalla pianta rettangolare, domina. Così si contrappongono nel dipinto del soffitto Chiesa e Mondo. La Chiesa è simbolizzata da 4 figure a stucco, che rappresentano le quattro virtù cardinali, ciascuna delle quali con il proprio simbolo: La Sapienza reca uno specchio, la Forza una spada, la Giustizia una bilancia e la Temperanza un unicorno.

Il Mondo è parimenti simbolizzato da 4 figure a stucco, che rappresentano altrettanti continenti: Africa, Europa, America e Asia (Australia ed Antartide a quei tempi non erano ancora conosciute). Le otto colonne ed i sedici pilastri rappresentati suddividono lo sviluppo dell'affresco e una rosa dei venti a 32 punte è posta al centro del dipinto del soffitto.

La sala imperiale, che è anche detta "sala dei Principi" è oggi visitabile nel quadro del museo cittadino di Füssen e funge spesso come sala per i concerti, che fin dal 1951 vi vengono allestiti annualmente fra giugno e settembre.

Biblioteca e refettorio[modifica | modifica wikitesto]

  • Architetto: Johann Jakob Herkomer (1652 – 1717)
  • Affrescatore: Francesco Bernardini
  • Pittore: Anton Sturm (1690 – 1757)
  • Dipinti ad olio: Franz Anton Zeiler (1716 – 1794)
  • Completamento: 1719

L'edificio della biblioteca di San Magno vale l'originale nella Svevia bavarese.

Veduta del ponte sul Lech dall'abbazia
Spazio del baldacchino della cripta di San Magno

La straordinaria sala ovale della biblioteca costituisce il punto centrale del fronte meridionale del complesso barocco. L'interno sorprende per la sua alta cupola che lo sovrasta e specialmente anche per l'ampia apertura ovale nel centro dell'ambiente, che rende possibile la vista del sottostante refettorio dei monaci.

Questa concezione architetturale è forse un segno che simboleggia l'unità di spirito e corpo, del cibo spirituale e di quello materiale.

I viaggiatori riportano, che durante i pranzi dei giorni festivi risuonava la musica di sopra, dalla biblioteca. Verso la fine del XVIII secolo nella biblioteca era stato installato persino un automa musicista.

In inverno l'apertura poteva essere chiusa, a causa del freddo, mediante una calotta, costituita da un dipinto ad olio. Questo era stato realizzato nel 1781 da Franz Anton Zeiler e mostra il carro di trionfo dei fondatori dell'Ordine benedettino, che viene trainato dai quattro continenti.

In estate si offre in alto, alla vista dei monaci, l'affresco della cupola, opera del 1719 di Francesco Bernardini, che mostra quattro figure femminili rappresentanti allegoricamente la Saggezza divina, la Prudenza, la Verità e la Conoscenza.

I putti del pittore Anton Sturm sul soffitto della galleria della biblioteca rappresentano le diverse arti liberali. Opera di Anton Sturm è anche la scultura sulla fonte del refettorio, che rappresenta san Magno.

L'intero contenuto della biblioteca, nel corso della Secolarizzazione bavarese del 1803, venne consegnato ai nuovi proprietari, il casato dei principi di Oettingen-Wallerstein.

Oggi i libri della biblioteca dell'ex abbazia di San Magno fa parte della Biblioteca Oettingen-Wallerstein, in gran parte nella biblioteca universitaria di Augusta. Una parte piccola, ma di gran valore, dei manoscritti fu donata all'archivio diocesano di Augusta.

Abati di San Magno[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 919 non vi sono menzioni documentate di abati di San Magno. Secondo la tradizione dell'abbazia, san Magno viene venerato come fondatore della medesima, cui successe il beato Corrado.

Cripta di San Magno: le tombe degli abati (1)
Cripta di San Magno: le tombe degli abati (2)
Cripta di San Magno: elenco degli abati (sub 1)
Cripta di San Magno: elenco degli abati (sub 2)
Candeliere a forma di drago nella chiesa abbaziale di San Magno, opera di Thomas Seitz (1724).
Abati Periodo di regno Data del decesso
1. San Magno   † 6 settembre
2. Konrad I.    
3. Wolpoto 9. Jh. ? † 26 aprile
4. Bernold 9. Jh. ?  
5. Leutolph 9. Jh. ?  
6. Gisilo urk. 919  
7. Ortolf   † 5 aprile
8. Heinrich I.    
9. Gotebold    
10. Berthold   † 23 agosto
11. Adalbert    
12. Wilhelm c. 1030–1040  
13. Eberhard c. 1060–1061 † 11 maggio 1091
14. Swidker    
15. Adalhalm 1086 † 25 agosto 1094
16. Alberich   † 23 gennaio
17. Konrad II. urk. 1160–c.1175  
18. Heinrich II. urk. 1178–urk.1191 † 19 febbraio
19. Konrad III. urk. 1206 & 1218 † 14 luglio c. 1218
20. Dieto (Theodo) urk. 1219 & 1222 † März 1225
21. Rugger urk. 1227  
22. Rudolf von Thalhofen 1235, 1251 † 22. maggio
23. Albert urk. 1255 † 13 marzo 1256
24. Hermann I. urk. 1257, 1262  
25. Hiltebold urk. 1263, 1283 † 19 ottobre 1284
26. Konrad IV. urk. 1284, 1285  
27. Hermann II. urk. 1287, 1295, 1311  
28. Goswin urk. 1313, 1317 † 8 luglio ca. 1318
29. Heinrich III, urk. 1319, 1335 † dicembre ca. 1336
30. Ulrich Denklinger urk. 1336, 1339 † 18 gennaio 1347
31. Johannes I. Hochschlitz c. 1347 † 11. agosto
32. Luiprand 1374  
33. Friedrich 1390 † 28 aprile
34. Johannes II. Lauginger 1392, 1396 † 21 marzo 1403
35. Georg I. Sandauer 1397–1410 † 15. febbraio 1410
36. Yban von Rotenstein 1410–1426 † 19 maggio 1439
37. Johannes III. Schmerlaib 1426–1431 † 16 maggio 1431
38. Konrad V. Klammer 1431–1433 † 13. marzo 1433
39. Johannes IV. Fischer urk. 1436–res. 1458 † 30 marzo 1460
40. Johannes V. Hess 1458–res. 1480 † 1481
41. Benedikt I. Furtenbach 1480–res. 1524 † marzo 1531
42. Joh. Baptist VI. Benzinger 1524–1533 † 8 aprile 1537
43. Gregor Gerhoch 1537–1554 † 4 ottobre 1554
44. Sympert Lechler 1554–res. 1556 † 21 novembre 1560
45. Georg II. Albrecht 1556–1560 † 2 febbraio 1560
46. Johannes VII. Kessler 1560–1567 † 8 giugno 1567
47. Hieronymus Alber 1567–1573 † 17 agosto 1573
48. Matthias Schober 1579–1604 † 15 agosto 1604
49. Heinrich IV. Amman 1604–1611 † 30 luglio 1615
50. Martin Stempfle 1614–res. 1661 † 26 febbraio 1665
51. Benedikt II. Bauer 1661–res. 1696 † 26 luglio 1696
52. Gerhard I. Oberleitner 1696–1714 † 20 marzo 1714
53. Dominikus Dierling 1714–1738 † 4 settembre 1738
54. Benedikt III. Pautner 1738–1745 † 18 gennaio 1745
55. Leopold Freiherr von Rost 1745–1750 † 7 novembre 1750
56. Gallus Zeiler 1750–1755 † 7 gennaio 1755
57. Placidus Zerle 1755–res. 1763 † 24 giugno 1770
58. Gerhard II. Ott 1763–1778 † 1º marzo 1778
59. Aemilian Hafner 1778–1803 † 19 maggio 1823

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Nell'abbazia si trova oggi il Museo della città di Füssen, che contiene, tra l'altro, la storia dell'abbazia, la storia della fabbricazione a Füssen di liuti e violini e la storia della città stessa.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

in lingua tedesca (salvo diverso avviso):

  • Joseph Maria Helmschrott: Verzeichniss alter Druckdenkmale der Bibliothek des uralten Benediktiner-Stifts zum H. Mang in Füeßen. Ulm 1790 (Digitalisat)
  • Pirmin Lindner: Monasticon Episcopatus Augustani antiqui. Bregenz 1913
  • Rudibert Ettelt: Geschichte der Stadt Füssen. Füssen 1971
  • David Leistle: Die Aebte des St. Magnusstiftes in Füssen. In: Studien und Mitteilungen zur Geschichte des Benediktinerordens und seiner Zweige. 1918-1920
  • Wolfgang Wüst: Geistlicher Staat und Altes Reich: Frühneuzeitliche Herrschaftsformen, Administration und Hofhaltung im Augsburger Fürstbistum (Studien zur Bayerischen Verfassungs- und Sozialgeschichte XIX/1 und XIX/2) hg. v. d. Kommission für Bayerische Landesgeschichte, München 2001, dort zu St. Mang insbes. S. 124-127. ISBN 3-7696-9709-X
  • Thomas Riedmiller: Das ehemalige Benediktinerkloster Sankt Mang in Füssen. In: Werner Schiedermair (Hrsg.): Klosterland Bayerisch Schwaben. Lindenberg 2003, ISBN 3-89870-127-1
  • Franz Matsche: Der Festsaal im Kloster St. Mang in Füssen als Kaiser- und Reichssaal. In: Alt Füssen. Jahrbuch des Historischen Vereins Alt Füssen 2005. Füssen 2006. ISSN 0939-2467.
  • Petra Hauke: Domus sapientiae. Ein Beitrag zur Ikonologie der Bibliotheksraumgestaltung des 17./18. Jahrhunderts unter besonderer Berücksichtigung des Klosters St. Mang, Füssen. Bad Honnef 2007. ISBN 978-3-88347-258-4.

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