Stelutis alpinis
Stelutis alpinis è uno fra i più celebri brani corali della tradizione italiana, composto da Arturo Zardini.
Scritto in friulano è per gli abitanti di questa regione, e non solo, un vero e proprio inno. Composto da Zardini quando era profugo a Firenze durante la prima guerra mondiale, non è un brano popolare ove per popolare si intenda di provenienza orale e quindi di valenza assoluta per gli appassionati di etnomusicologia, ma si tratta di un brano d'autore sia nel testo che nella musica.
Si richiama vagamente nella forma alla villotta friulana in cui due parti superiori (tenori primi e secondi) procedono per moto parallelo e una o due parti inferioni (bassi e baritoni) "contrappuntano" sui gradi fondamentali della scala, in questo caso di Re maggiore.
È un caposaldo indiscusso della musica corale che gli estimatori del settore trattano come "una reliquia" proprio per la sacralità di un testo che, pur non facendo riferimenti espliciti a scritti religiosi o liturgici, è considerato la vera preghiera dell'alpino, e spesso è cantato durante le celebrazioni liturgiche a cui partecipano i militari di montagna.
La bellezza e la dolcezza del brano è stata avvalorata da esecuzioni splendide da parte di grandissimi cori come i Philippines Madrigal Singers di Manila o il coro Tone Tomsic di Lubiana.
Numerosi anche i compositori che hanno tenuto in considerazione il melos del brano per una propria rivisitazione come ad esempio Antonio Pedrotti per il coro della SAT, Mario Lanaro, Lamberto Pietropoli eccetera.
Fra gli artisti che sono stati ispirati dal brano vi è anche Francesco De Gregori che l'ha tradotto in italiano arrangiandolo per voce sola nell'album Prendere e lasciare.
L'interpretazione migliore per questo brano è da intendersi "sottovoce" con alcuni piccoli crescendo per l'enfatizzazione di qualche parola. Un vero e proprio madrigale moderno di valore inestimabile narra di un alpino morto nella grande guerra, il quale si rivolge alla propria sposa, dicendole che lui e la stella alpina le saranno sempre accanto.
| (FUR) « Se tu vens cà sù ta' cretis, là che lôr mi àn soterât, al è un splàz plen di stelutis: dal miò sanc 'l è stât bagnât. Par segnâl une crosute jé scolpide lì tal cret: fra chês stelis nàs l'erbute, sot di lôr jo duâr cuièt. Ciol sù, ciol une stelute: je 'a ricuarde il néstri ben, tu 'i darâs 'ne bussadute, e po' plàtile tal sen. Quant che a ciase tu sês sole e di cûr tu preis par me, il miò spirt atòr ti svole: jo e la stele sin cun té. » |
(IT) « Se tu vieni quassù tra le rocce, laddove mi hanno sepolto, c'è uno spiazzo pieno di stelle alpine: dal mio sangue è stato bagnato. Come segno una piccola croce è scolpita lì nella roccia: fra quelle stelle nasce l'erbetta, sotto di loro io dormo sereno Cogli cogli una piccola stella: a ricordo del nostro amore. Dalle un bacio, e poi nascondila in seno. Quando a casa tu sei sola e di cuore preghi per me il mio spirito ti aleggia intorno io e la stella siamo con te. » |
| (Stelutis alpinis) | |
Collegamenti esterni [modifica]
coromarmolada.it: "Vi racconto un canto: Stelutis alpinis" di Sergio Piovesan
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