Spirale del silenzio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La teoria della spirale del silenzio venne sviluppata negli anni 1970 da Elisabeth Noelle-Neumann (fondatrice nel 1947 del Demoskopie Allensbach a Magonza). La tesi di fondo è che i media, ma soprattutto la televisione, possano avere un notevole effetto di persuasione sui riceventi e quindi, più in generale, sull'opinione pubblica. Nello specifico, la teoria afferma che una persona singola è disincentivata dall'esprimere apertamente e riconoscere a se stessa un'opinione che percepisce essere contraria alla opinione della maggioranza, per paura di riprovazione e isolamento da parte della presunta maggioranza.[1] Questo fa chiudere la persona in un silenzio che fa aumentare la percezione collettiva (non necessariamente esatta) di una diversa opinione della maggioranza, aumentando, di conseguenza, in un processo dinamico, il silenzio di chi si crede minoranza (da cui spirale del silenzio).

La teoria ebbe una notevole importanza nella scienza della comunicazione per la rinascita del dibattito sui poteri di forte persuasione dei mezzi di comunicazione, in contrasto con la scuola di pensiero che sosteneva un effetto debole dei mass media sul pubblico.

Definizione[modifica | modifica sorgente]

La tesi centrale della spirale del silenzio è la seguente: il costante, contemporaneo, ridondante e contorto afflusso di notizie da parte dei media può, col passare del tempo, causare un'incapacità nel pubblico nel selezionare e comprendere i processi di percezione e di influenza dei media; in questo modo verrebbe a formarsi la cosiddetta spirale del silenzio.

In questa situazione la persona singola ha il timore costante di essere una minoranza rispetto all'opinione pubblica generale. Per non rimanere isolata, la persona anche se con un'idea diversa rispetto alla massa non la mostra e cerca di conformarsi con il resto dell'opinione generale.

Nella sua ricerca, Noelle-Neumann ha dimostrato che le persone posseggono una specie di senso statistico innato, grazie al quale riescono a capire quale è l'opinione della massa e in questo modo a conformarsi con quella dominante.

I mezzi di comunicazione di massa non fanno emergere da soli la spirale del silenzio (in quanto fenomeni simili sono stati riscontrati anche in società dove non esistono i mass media) ma accentuano la paura dell'isolamento nell'uomo e quindi il processo di adattamento all'opinione generale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Anderson, 1996: 214; Miller, 2005: 277.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Noelle-Neumann, Elisabeth, La spirale del silenzio - Per una teoria dell'opinione pubblica. 2002 Meltemi Editore

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]