Raffaele Stern

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Raffaele Stern (Roma, 1774Roma, 1820) fu un architetto italiano.

Il Colosseo. In evidenza la parte restaurata da Stern

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Opere per la città "imperiale" di Roma[modifica | modifica sorgente]

La sua prima formazione ed il tirocinio professionale avvennero sotto la guida del padre Giovanni Stern (1734 - 1794), "Architetto coadiutore del Comune di Roma e Architetto dei Palazzi Papali". Nel 1811, durante il Regno d'Italia, Stern progettò l'adattamento del Palazzo del Quirinale a Palazzo Imperiale, sottoponendo in giugno gli elaborati allo stesso Napoleone a Parigi, dopo aver visitato le principali dimore imperiali insieme all'architetto Fontaine; il programma, ridimensionato rispetto all'iniziale ampiezza d'intenti ad una sorta di restyling, venne attuato con opere protrattesi sino al fatale anno 1814. Per la "Ville Libre et Imperiale de Rome" fu fra l'altro impegnato con altri colleghi romani in opere di abbellimento urbano, di restauro di monumenti e di progettazione di edifici di pubblica utilità.

L'insegnamento all'Accademia di San Luca[modifica | modifica sorgente]

Nel 1812 Stern fu accolto nel corpo docente delle scuole d'arte della Romana Accademia di San Luca, appena riformate da Napoleone: vi insegnò Architettura Teorica fino alla morte, guadagnandosi per la singolare e chiara dottrina (in buona parte fondata su una notevole conoscenza della letteratura artistica francese) un'autentica venerazione da parte degli allievi, oltre alla speciale stima di Stendhal.

Lavori in Vaticano[modifica | modifica sorgente]

Sopraggiunta la Restaurazione pontificia con la caduta di Napoleone, nel 1814 Stern ottenne la nomina ad "Architetto dei Palazzi di Sua Santità", dopo di che gli fu affidato da Pio VII l'incarico di progettare il cosiddetto Braccio Nuovo del Museo Chiaramonti in Vaticano, con la consulenza di Antonio Canova, presidente dell'Accademia di San Luca: opera realizzata all'interno del Cortile del Belvedere fra il 1817 e il 1822 (compiuta dal romano Pasquale Belli), la cui attica limpidezza di stile venne guardata come il manifesto di una linea decisamente puristica del Neoclassicismo.

Stern e il restauro dei monumenti[modifica | modifica sorgente]

L'architetto operò nel settore del restauro dei monumenti antichi con interventi rimasti esemplari, esibendo il delinearsi di un moderno intendimento critico, espresso in particolare da integrazioni sintetiche e chiaramente distinte rispetto alle parti originali. Tale è appunto l'indirizzo critico osservato nell'opera di liberazione, isolamento e reintegrazione delle parti perdute dell'Arco di Tito (1818-21), proseguita da Giuseppe Valadier fra il 1822 e il 1824. Già nel 1802 Stern aveva presentato una memoria sui necessari lavori di consolidamento di parte dell'anello esterno del Colosseo, e dopo aver elaborato varie soluzioni progettuali nel 1806 insieme agli architetti Giuseppe Camporese e Giuseppe Palazzi, l'anno seguente eseguì il grande sperone laterizio e la connessa tamponatura delle due campate sui tre ordini di fornici all'estremità settentrionale dell'anello interrotto. Vi conservò il mirabile effetto visivo del dissesto delle arcate: quasi un'istantanea dell'attimo di un crollo, che è al contrario scongiurato dal sagace provvedimento, e, per così dire, esorcizzato nel momento in cui viene rappresentato; pare in tal senso superato nella concreta realtà dell'architettura quanto era stato bizzarramente figurato in tanti capricci del rovinismo pittorico del secolo precedente.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Sarti (a cura di). Lezioni di Architettura civile del Cavaliere Raffaello Stern. Roma, Dalla Tipografia di Giuseppe Salviucci, 1822, vol. I (il solo pubblicato).
  • Raffaele Stern, in Melchiorre Missirini. Memorie per servire alla storia della Romana Accademia di S. Luca fino alla morte di Antonio Canova compilate da Melchior Missirini. Roma, Nella Stamperia De Romanis, 1823, pp. 428-429.
  • Stendhal [Henry Beyle]. Promenades dans Rome. Paris, Delaunay, Libraire De S. A. R. Mme la Duchesse d'Orléans, Palais-Royal, 1829; ed. consultata: Massimo Colesanti (a cura di). Passeggiate romane. Milano, Garzanti, 1983, pp. 149 (13 dicembre 1827), 204 (16 marzo 1828).
  • Emilio Lavagnino. L'arte moderna dai neoclassici ai contemporanei. Torino, Utet, 1956 (Storia dell'arte classica e italiana, vol. I), t. I, pp. 23, 51-52, 54-55, 60, 62, 69.
  • Attilio La Padula. Roma e la regione nell’epoca napoleonica. Contributo alla storia urbanistica della città e del territorio. Roma, Istituto Editoriale Pubblicazioni Internazionali, 1969, passim.
  • Alberto White. Giovanni e Raffaele Stern davanti ai monumenti del passato: alcuni elementi e qualche considerazione, in Gianfranco Spagnesi (a cura di). Esperienze di storia dell'architettura e di restauro. Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1987 ("Acta encyclopaedica", 8), pp. 315-320.
  • Marina Natoli. Raffaele Stern e l’allestimento degli appartamenti imperiali al Quirinale, in Marina Natoli e Maria Antonietta Scarpati (a cura di). Il palazzo del Quirinale. Il mondo artistico a Roma nel periodo napoleonico. Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, 1989, vol. I, pp. 1-82.
  • Maria Antonietta De Angelis. Il "Braccio Nuovo" del Museo Chiaramonti. Un prototipo di museo tra passato e futuro, Bollettino dei Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie. Raccolte di relazioni sull'attività e i restauri dei Musei Vaticani, 1994, 14, pp. 187-256. ISBN 88-209-6717-0
  • Annarosa Cerutti Fusco. Raffaele Stern e il Braccio Nuovo del Museo Chiaramonti in Vaticano, in L'architettura della Basilica di S. Pietro: storia e costruzione, Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura, 1995-1997, 25-30, 415-424.
  • Maria Piera Sette. Profilo storico, in Giovanni Carbonara (a cura di). Trattato di restauro architettonico. Vol. I, Torino, Utet, 1996, pp. 109-299, a pp. 190-192.
  • Annarosa Cerutti Fusco. Dibattito architettonico e insegnamento pubblico dell’architettura nell’Accademia di San Luca a Roma nella prima metà dell’Ottocento, in di Giuliana Ricci (a cura di). L’architettura nelle accademie riformate. Insegnamento, dibattito culturale, interventi pubblici. Atti del convegno omonimo, Politecnico di Milano, novembre 1989, Milano, Guerini, 1998, pp. 41-70, a pp. 57-59. ISBN 88-7802-365-5.
  • Henry-Russell Hitchcock. L'architettura dell'Ottocento e del Novecento. Torino, Edizioni di Comunità, 2000 (ed. orig.: London, Yale University Press, 1958), p. 84.
  • Cristiano Marchegiani. La lezione di Raffaele Stern sul teatro. Regole e idee sulla sala di spettacolo dal carteggio Poletti - Aleandri (1823), OPUS. Quaderno di storia dell’architettura e restauro, 1999, 6, 387-416.
  • Cristiano Marchegiani. La via antica per un teatro nuovo: un decalogo di Raffaele Stern per gli architetti neoclassici, in Gian Carlo Càpici (a cura di). Il Teatro Nuovo di Spoleto. Roma, PILAEDIT, 2003, pp. 69-94.
  • Fabrizio Ambrosi de Magistris. Raffaele Stern e i volumi della Biblioteca Romana Sarti, in Angela Cipriani et al. (a cura di). Contro il Barocco. Apprendistato a Roma e pratica dell'architettura civile in Italia 1780-1820. Accademia Nazionale di San Luca, Roma, Campisano, 2007, pp. 327-332.
  • Susanna Pasquali. Raffaele Stern (1774-1820), ivi, pp. 469-475.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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