Proemio dell'Iliade

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giovanni Battista Tiepolo, Atena impedisce ad Achille di uccidere Agamennone, 1757, Villa Valmarana.
« "Cantami, o Diva, del Pelide Achille/ l'ira funesta che infiniti addusse/ lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco/ generose travolse alme d'eroi, e di cani e d'augelli orrido pasto/ lor salme abbandonò (così di Giove/ l'alto consiglio s'adempìa), da quando/ primamente disgiunse aspra contesa/ il re de' Prodi Atride e il divo Achille" »
(Proemio dell'Iliade nella traduzione di Vincenzo Monti)

Struttura del proemio[modifica | modifica wikitesto]

Invocazione: (verso 1) Il poeta esordisce invocando la musa per ispirare il suo canto e dargli la forza per narrare i fatti raccontati nel resto del poema. Egli compie quest'azione perché deve diventare lo strumento mediante il quale la Musa canta agli uomini le gesta degli eroi e ciò che è narrato nel poema. Il poeta invoca solamente una musa poiché, ai tempi di Omero, le muse non erano ancora nove a patrocinare le varie ramificazioni dell'arte.

Protasi: (versi 1-7) La protasi ha la funzione di spiegare brevemente ciò che verrà narrato ampiamente nell'Iliade. Vengono esposti i motivi che comporteranno tutti gli eventi degli ultimi giorni di guerra: l'Ira di Achille scatenata dall'affronto subito da Agamennone. Il narratore spiega anche che l'Ira di Achille provocherà molti lutti e sofferenze agli Achei (le anime degli eroi vanno nell'Ade, l'oltretomba, i cadaveri insepolti vengono sbranati dai cani e dai volatili), pur sancendo il volere di Zeus.

Questo proemio, come anche quello dell'Odissea, altro poema epico attribuito ad Omero, costituisce il modello per i successivi poemi epici e anche della letteratura cavalleresca. è la parte iniziale dell'iliade, un poema scritto da Omero.

Parafrasi[modifica | modifica wikitesto]

O Dea, raccontami in versi l’ira portatrice di morte di Achille, figlio di Peleo, che causò

moltissime morti tra gli Achei, gettò nell’Aldilà prima del tempo le anime di molti eroi 

coraggiosi, e abbandonò i loro cadaveri perché fossero il pasto terrificante di cani e 

uccelli (si compiva così il volere di Giove), da quando per la prima volta un violento 

litigio divise il figlio di Atreo Agamennone, re dei coraggiosi, e il divino Achille. 

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Iliade

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]