Pesca Melba

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Pesca Melba
Peach Melba.jpg
Origini
Luogo d'origine Francia Francia
Zona di produzione Londra
Dettagli
Categoria dolce
Settore dolci
Ingredienti principali pesca, gelato alla vaniglia, lampone
 

La Pesca Melba (in inglese Peach Melba, in francese Pêche Melba) è un dolce (secondo alcun fonti statunitensi definibile anche come sundae) inventato a Londra dallo chef francese Georges Auguste Escoffier in onore della leggendaria cantante d'opera australiana Nellie Melba[1], da lui molto ammirata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La data di creazione trova molte fonti discordanti[2]. Tutte concordano sul fatto che il piatto fu creato in onore della cantante lirica australiana Nellie Melba(il cui vero nome era Helen Porter Mitchell), che si era esibita più volte a Covent Garden fra gli anni Novanta dell'Ottocento e l'inizio del Novecento[3], che Escoffier aveva avuto certamente l'occasione di servire in uno dei ristoranti presso cui lavorava, e della quale conosceva quindi la predilezione per pesche e lamponi, come pure per il gelato di vaniglia.

Alcune fonti riportano che il piatto fosse stato servito la prima volta nel 1892-1893[4], altre invece che lo stesso Escoffier pensò a questo dessert quando stava lavorando a Parigi nel 1905 al Ritz, ma che lo servì per la prima volta al Carlton Hotel aperto a Londra nel luglio del 1906 o sempre nel 1905 al Savoy di Londra[2]. Tuttavia già nella novella La casa della gioia edita nel 1905 da Edith Wharton si fa chiaramente menzione del dessert, citato col nome francese.

Auguste Escoffier.

La confusione deriva forse dal fatto che il primo dolce servito a Nellie era più un'opera d'arte che non la versione più semplice nota oggigiorno, quindi è possibile che ci si riferisca ora all'aneddoto, ora all'introduzione del dolce come lo conosciamo oggi.

Secondo la tradizione Escoffier aveva particolarmente apprezzato Nellie in una sua interpretazione del Lohengrin di Wagner e per omaggiarla, le fece trovare il giorno dopo a cena il dolce inventato in suo onore:

« Ripensando al maestoso cigno mitico che apparve nel primo atto del Lohengrin, le feci servire, al momento opportuno, delle pesche disposte su di un letto di gelato alla vaniglia, all’interno di una coppa d’argento incastrata tra le ali di un superbo cigno scolpito in un blocco di ghiaccio e ricoperto da un velo di zucchero filato.

L’effetto prodotto fu sorprendente e la signora Melba si mostrò estremamente colpita dalla mia attenzione. La grande artista, che di recente mi è capitato di rivedere all’Hôtel Ritz di Parigi, mi ha ricordato la serata delle famose “pesche al cigno” »

(Auguste Escoffier, Ricordi inediti, Slow Food Editore)

Successo e risonanza furono grandissimi e il dolce divenne ben presto molto popolare e imitato, anche liberamente.

Originariamente chiamato “pesche al cigno”, secondo alcune fonti solo all'inaugurazione successiva dell'Hotel Carlton fu ribattezzato definitivamente "pesca Melba".

Preparazione[modifica | modifica wikitesto]

Gli ingredienti sono solo pesche tenere e mature (possibilmente fresche, altrimenti sciroppate), purea zuccherata di lamponi (o altri frutti di bosco) e gelato alla vaniglia[4]. Il dessert viene realizzato macerando le pesche in casseruola nello sciroppo di zucchero, poi, una volta lasciate raffreddare nello sciroppo, pelandole e dividendole in due parti, privandole del nocciolo (se non è già stato fatto), e infine adagiandole in una coppetta su di un letto di gelato alla vaniglia facendo in modo che la parte tagliata della pesca sia rivolta verso il gelato. A questo punto le pesche vengono ricoperte con la purea setacciata di lamponi (o una marmellata, se non si hanno frutti di bosco freschi). Si può decorare ulteriormente con panna montata o con mandorle fresche in scaglie (altrimenti tostate in forno con zucchero semolato) o con un poco di zucchero filato (caramello).

Ricette collegate[modifica | modifica wikitesto]

Talvolta melba indica anche la purea di lamponi e gelatina di Ribes rubrum, che si trova anche in un'altra ricetta, il melba toast[2], anche se non è chiaro se queste ricette sono da attribuirsi a Escoffier[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Chambers Dictionary, Allied Publishers, 1998, ISBN 9788186062258. (consultabile anche online)
  2. ^ a b c (EN) Barbara Ann Kipfer, The Culinarian: A Kitchen Desk Reference, Houghton Mifflin Harcourt, 2012, ISBN 9780544186033. (consultabile anche online)
  3. ^ a b (EN) Andrew F. Smith, The Oxford Companion to American Food and Drink, Oxford University Press, 2007, ISBN 9780199885763. ([ consultabile anche online])
  4. ^ a b (EN) QA International Collectif, The Visual Food Encyclopedia, Québec Amerique, ISBN 9782764408988. (consultabile anche online)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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