Pergola

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Pergola
Pergola - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Marche
Provincia: stemma Pesaro e Urbino
Coordinate: 43°33′51.30″N 12°50′4.74″E / 43.56425, 12.83465Coordinate: 43°33′51.30″N 12°50′4.74″E / 43.56425, 12.83465
Altitudine: 265 m s.l.m.
Superficie: 113,46 km²
Abitanti:
6.760 31-12-2008
Densità: 59,58 ab./km²
Frazioni: Bellisio Alto, Bellisio Solfare, Cartoceto, Fenigli, Madonna del Piano, Mezzanotte, Montaiate, Monterolo, Montesecco, Montevecchio, Pantana, Pantana Serralta, Percozzone 
Comuni contigui: Arcevia (AN), Cagli, Fossombrone, Fratte Rosa, Frontone, San Lorenzo in Campo, Sassoferrato (AN), Serra Sant'Abbondio
CAP: 61045
Pref. telefonico: 0721
Codice ISTAT: 041043
Codice catasto: G453 
Nome abitanti: pergolesi 
Santo patrono: San Secondo 
Giorno festivo: 1 giugno 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Pergola è un comune italiano di 6.760 abitanti[1] della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche.

Indice

[modifica] Geografia

[modifica] Clima

Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Pergola.

[modifica] Storia

Il territorio di Pergola risulta abitato fin dalla preistoria, come testimoniano reperti dell’età neolitica, del bronzo e del ferro. Diverse, inoltre, sono le tracce lasciate da successive popolazioni: umbre, etrusche e celtiche. L’epoca romana è invece ben documentata: il ritrovamento di tombe, vasi e suppellettili varie, sia in città (stazione ferroviaria) sia in diverse località quali Grifoleto, Ferbole, Valrea, Monte Santa Croce, Monterolo, Montesecco e Cartoceto, testimoniano una romanizzazione assai diffusa (nel suo territorio fu rinvenuto, nel 1946, il famoso gruppo archeologico dei bronzi dorati da Cartoceto di Pergola.

Pergola nasce come libero comune nel 1234 per creare posti di lavoro e commercio alle popolazioni dei vicini castelli e di Gubbio, la città che aveva giurisdizione sul territorio, estremo lembo del confine nord orientale dell’Umbria. Nel quadro espansionistico del comune di Gubbio (compresso dalla presenza della potente città di Perugia) si inserisce la fondazione di Pergola ai danni in particolare della città di Cagli i cui territori già si estendevano proprio lungo la fertile vallata del Cesano. L'azione eugubina trova perfetta rispondenza anche nell'ottenuta concessione imperiale degli importanti castelli di Cantiano e Colmatrano la cui ubicazione (lungo la stretta vallata del Burano) a sbarramento della via Flaminia, era strategica per assicurare a Gubbio i necessari collegamenti. In pochi decenni il centro urbano si accresce di laboratori artigianali e diviene un importante luogo commerciale, a lungo conteso dalle signoria degli Sforza, Malatesta, da Montefeltro e Della Rovere. Con la conquista dei territori di Gubbio da parte dei Montefeltro, Pergola registra un fortunato periodo di espansione che, dopo la parentesi di Cesare Borgia, prosegue con i Della Rovere, dai quali Pergola ottiene statuti che le assicurano una più ampia libertà e un nuovo sviluppo sociale ed economico.

Nel 1631, con il passaggio allo Stato Pontificio, il centro conosce un lungo periodo di decremento demografico e di difficoltà economiche, compensate solo in parte dal ciclico rifiorire dell’industria tessile e conciaria. È nei secoli XVII e XVIII che Pergola raggiunge la sua massima espansione economica tanto che papa Benedetto XIV con la Bolla "Romanum decet Pontificem" del 18 marzo 1752, la eleva al grado di Città e le concede la nomina di un laureato ecclesiastico a Vicario Generale Vescovile. A conferma dell’importanza raggiunta, nel 1796 viene istituita la Zecca, che batterà moneta fino al 1799. Nel 1797 Pergola viene occupata dalle truppe francesi e diviene parte del Regno Italico. In questo periodo è spogliata di preziose opere d’arte custodite nelle chiese, nei monasteri, nei palazzi pubblici e privati. Il 1800 si apre con la restaurazione pontificia, un breve rifiorire dell’economia ma anche nuovi fermenti politici e civili.

L’8 settembre 1860 Pergola è la prima città delle Marche ad insorgere contro il Regno Pontificio, favorendo l’annessione della regione al Regno d’Italia e guadagnandosi la Medaglia d’Oro per "benemerenze acquisite durante il periodo del Risorgimento Nazionale". La raggiunta unità si accompagna però a nuove difficoltà sociali ed economiche, fugate dall’apertura della ferrovia Fabriano-Pergola-Urbino (distrutta nell’ultimo tratto dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale), la scoperta delle miniere di zolfo di Percozzone e Cabernardi (1877-1886), la realizzazione della raffineria del minerale a Bellisio Solfare, che sosterranno l’economia pergolese fino alla metà del 1900.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Luoghi d'interesse

[modifica] Chiesa di Sant'Andrea

La chiesa è stata riaperta alla fine del 2008 dopo i lavori di consolidamento per il terremoto del 1997. L'edidifio si trova lungo Corso Matteotti ed è fiancheggiato dalla torre civica, un’alta torre che si rifà alla precedente di epoca medievale. L’interno, ad una facciata, è caratterizzato dagli altari barocchi dorati. Fra i dipinti di rilievo Sant'Andrea, la Madonna col Bambino e Santo Vescovo opera di Palma il Giovane e lo Sposalizio di Santa Caterina di Claudio Ridolfi.

[modifica] Chiesa di San Francesco

Situata nell’omonima via, fu eretta in stile gotico nel XIII secolo, dalla facciata asimmetrica in conci, sopraelevata in epoca successiva, possiede ancora un notevole portale trecentesco. L’interno ad un’unica navata, sovrastato da una cupola, ha un aspetto cinquecentesco. Notevole il patrimonio artistico conservato. Nel primo altare sinistro si trova il dipinto, "Riposo dalla fuga in Egitto", firmato da Giovanni Antonio Scaramuccia. L'ultimo altare di destra l'"Annunciazione" della bolognese Lavinia Fontana, sull'altare di fronte la "Madonna in gloria e Santi" di Antonio Viviani (fra i più apprezzati allievi di Federico Barocci). Nella parte sinistra del presbiterio si trova un Crocifisso del 1300 attribuito al pittore Mello da Gubbio. Custodisce inoltre importanti statue lignee fra cui l'icona del "Cristo Morto", particolarmente venerata dai pergolesi, il "San Nicola da Tolentino" del 1685, Del 1692 la statua dell’"Immacolata", scolpita da Giacomo Piazzetta e decorata dal pittore pergolese Giovan Francesco Ferri. Fra gli ultimi quadri restaurati da citare, infine, la settecentesca tela raffigurante l'evangelista San Marco, opera del viterbese Domenico Corvi.

[modifica] Chiesa di San Giacomo

Risalente al XII secolo, fu poi rimaneggiata nel XIV ed in fine nel XVIII venne trasformata al suo interno; della prima costruzione restano il portale e una finestra murata nella facciata, un altro portale, finestre e due monofore, tutti murati, sul fianco destro. L’interno è costituito da un’unica navata, di forme barocche. Notevoli sono il Crocifisso medievale e il fastoso altare maggiore in legno dorato adorno di un polittico le cui lunette appartengono ad un altro polittico di arte marchigiana del 1400; in una nicchia sulla sinistra si trova parte di un affresco raffigurante la Crocifissione forse di Lorenzo D'Alessandro da San Severino. Nell’annesso convento delle agostiniane ha sede il museo dei bronzi dorati e della città di Pergola.

[modifica] Chiesa di Santa Maria di Piazza

La chiesa sorge in prossimità del Municipio ed è la più antica di Pergola. La tradizione vuole la chiesa anteriore alla nascita della stessa città a cui, si suppone, diede anche il nome (in origine il tempio era chiamato Santa Maria della pergola). Si narra che fu fondata da San Romualdo nel primo decennio del secolo XI. Nel tempo l’edificio ha subito molteplici modifiche tanto che della primitiva struttura romanico-gotica ne sono rimaste poche tracce. Nel corso dei restauri per i danni causati dal terremoto del 1997 sono emersi alcuni frammenti di pitture dietro l’altare maggiore. Sgomberata la parete dall’altare, è emerso un affresco di grandi dimensioni. La pittura, presentata nel 2004 in occasione della mostra "Tardogotico e rinascimento a Pergola", fu allora ascritta a Giovanni Antonio da Pesaro operante nella Bottega dei Bellinzoni di Parma. Dopo i lavori di restauro del marzo 2007, il restauratore Andrea Fedeli propende per una diversa attribuzione. La parte sinistra del dipinto sarebbe di Scuola Giottesca, risalente alla fine del 1300; la sezione destra, posteriore di alcuni decenni, di Scuola Veneta, pur mantenendo tutti gli stilemi della cultura trecentesca. È molto probabile che i lavori furono iniziati da un primo pittore a cui è subentrato un secondo artista dando all’opera la visione attuale, inserendo le decorazioni e completando la parte destra. Nel progetto iniziale vi dovevano essere l’Albero della vita e la Crocifissione. Sul lato sinistro del dipinto sono raffigurate le pie donne, la Maddalena, la Madonna e l’apostolo San Giovanni, al centro il Cristo crocifisso fra i due ladroni, a destra San Giovanni Battista e Sant’Atanasio. Il dipinto è avvolto da una decorazione di medaglioni, attorniati da fronde arboree, contenenti le sibille ed i profeti. La decorazione ha forma di arco delimitando, probabilmente, la parete dove in origine doveva arrivare la chiesa. Il segmento centrale è andato quasi completamente perduto quando, con il cambiamento della liturgia, l’affresco è stato in parte distrutto per far posto alla nicchia dell’altare. Di questa sezione ne è rimasto il volto del Cristo, ritrovato alcuni anni fa ed oggi conservato al Museo dei Bronzi Dorati.

[modifica] Duomo

Eretto per la prima volta nel 1258, nel XIX secolo fu completamente ricostruito. Il campanile è di stile romanico sino alla cela campanaria. L’interno è a tre navate su pilastri con un profondo presbiterio e la presenza di diversi altari lignei dorati. Al termine della navata destra si trovano la cappella Graziani e quella del Sacramento. La prima, adiacente all'ingresso per la sagrestia, prende il nome dalla famiglia del poeta pergolese Girolamo Graziani noto nel XVII secolo per la composizione del poema "Il conquisto di Granata". L'altare è sormontato sormontata dalla tela "Madonna della Ghiara" di Jean Boulanger, commissionata dal poeta pergolese al pittore francese durante la sua permanenza a Modena, presso la corte degli estensi. Nella stessa cappella è custodita la magnifica macchina processionale del XVIII secolo. Nella cappella del Sacramento sono invece custodite una crocifissione del napoletano Luca Giordano e l'Ultima cena, di scuola baroccesca, copia del quadro di Federico Barocci, custodito nel duomo di Urbino. Da ammirare inoltre il reliquiario di arte gotica del XV secolo, in rame ed argento, del santo patrono San Secondo, la grandiosa opera lignea, con le statue dei Santi Protettori di Pergola che sovrasta il coro, e le due grandi tele, sempre dedicate ai santi protettori, del pittore pergolese Giovan Francesco Ferri. Altra opera di pregio un crocifisso su tavola in passato attribuito prima alla scuola riminese, poi ad uno "pseudo Guido Palmerucci". La critica recente ha datato l'opera (250 x 240 cm), in prossimità del quinto decennio del 1300 assegnandola al pittore Mello da Gubbio. Una copia della tavola è stata posizionata sopra l'altare di papa Benedetto XVI alle celebrazioni dell'1 e 2 settembre 2007 dell'Agorà dei Giovani di Loreto.

[modifica] Chiesa dei Re Magi

È posta di fronte al duomo della città. Risale al 1600 ed è quello che rimane di un'altra chiesa anticamente molto più grande. È un piccolo gioiello artistico. Sull'altare in marmo spicca la tela "Adorazione dei magi" opera del pisano Aurelio Lomi, mentre lo stupendo apparato decorativo, in stile barocco, è stato realizzato da Tommaso Amantini, origario di Urbania. Fra i pezzi pregiati un vesperbild (pietà) del primo decennio del '400, in gesso duro interamente policromato, che sembra legarsi ai modelli praghesi e viennesi. Come molte altre opere è oggi custodito al museo cittadino.

[modifica] Chiesa di San Marco

Di stile romanico, fu costruita con il primo nucleo storico della città per poi essere completamente rifatta nel 1776. L'altare maggiore custodisce la tela "Madonna del Carmelo e Santi" di Giovanni Francesco Guerrieri.

[modifica] Chiesa di San Rocco

Posta esattamente di fronte alla Chiesa di San Marco è da tempo sconsacrata ed adibita a magazzino comunale. Fu costruita nel 1528 in seguito ad un voto sciolto per la scampata peste. È sormontata da uno stupendo soffitto ligneo a cassettoni, opera di artigiani locali. Custodiva una statua in legno policromo di San Rocco (datata 1528) proveniente dalla bottega del Maestro di Magione, oggi esposta al Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola.

[modifica] Episcopio

L’edificio si trova proprio accanto al Duomo, in via Don Minzoni, ed è di rilevante interesse perché custodisce le opere d’arte provenienti dalle chiese soppresse.

[modifica] La rocca

Imponente manufatto di particolare interesse, che ha visto l'intervento del celebre architetto senese Francesco di Giorgio Martini.

[modifica] Municipio

Sempre nel corso, si erge il grandioso edificio del XVIII secolo, aperto da un alto porticato. Entrando, sul primo ballatoio dello scalone, in una nicchia è murata la statua di San Secondo, di scuola Umbra del 1400. Nella sala consiliare si trovano, una pala d’altare robbiana risalente al 1500 e una Madonna col Bambino e i Santi Francesco e Ubaldo, tela di maniera del Barocci.

[modifica] Teatro

L’edificio si trova in via Angel dal Fuoco, soprannome di Angelo da Pergola, condottiero del 1400, cui è anche intitolato il teatro, del 1696, recentemente restaurato.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Francesco Baldelli (centro-destra) dal 08/06/2009
Centralino del comune: 0721 73731
Posta elettronica: sindaco@comune.pergola.pu.it

[modifica] Personalità legate a Pergola

[modifica] Stemma, gonfalone, onorificenze

[modifica] Stemma

Dal decreto del Presidente della Repubblica del 5 febbraio 1987 si ricavano la blasonatura dello stemma

« D'azzurro, ai due tralci di vite al naturale decussati cimati dal pampino a guisa di palmetta, di verde, pampinosi di sei, tre per parte, di verde, fruttati di quattro grappoli d'oro, due per parte, sorretti da quattro tralci minori al naturale, alternati ai pampini, ricadenti all'ingiù; essi due tralci nodriti sul colle centrale del monte all'italiana di tre colli, fondato in punta, di porpora. Ornamenti esteriori da Città »

e del gonfalone

« Drappo di porpora riccamente ornato di ricami d’oro e caricato dello stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in oro recante la denominazione della Città. Le parti di metallo e i cordoni saranno dorati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto di porpora con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri ricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro »

[modifica] Onorificenze conferite alla città

La città di Pergola è la 24a tra le 27 città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento. Periodo, definito dalla Casa Savoia, compreso tra i motti insurrezionali del 1848 e la fine della prima Guerra Mondiale nel 1918.

Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale

«In ricompensa delle benemerenze patriottiche acquistate durante il periodo del risorgimento nazionale. Fu il primo centro delle Marche ad insorgere, l’8 settembre 1860, e a indire un plebiscito di annessione.»

[modifica] Vino

Sin dalle origini della città, la zona di Pergola era nota per i suoi vitigni. La produzione, pur non in grandi quantità, si fa apprezzare per la qualità. Negli anni ottanta la produzione locale salì alla cronaca per l'attribuzione della DOC al Tristo di Montesecco. Un vino bianco nato dalla composizione di trebbiano, malvasia, riesling italico, pinot grigio, considerato allora fra i migliori vini italiani. L'azienda produttrice ha chiuso e, almeno per adesso, il Tristo di Montesecco non è più commercializzato.

Nel frattempo è salito alle cronache un altro vino tipicamente pergolese. Nel 2005 la locale vernaccia ha ottenuto il riconoscimento di denominazione di origine controllata nelle versioni rosso, novello e passito con il semplice ma significativo nome di "Pergola doc". Il vino deriva da un clone aleatico di antichissime origini, probabilmente importato con la fondazione delle città nel 1234 da parte di Gubbio. Alla fine del 2007 i produttori locali hanno dato vita ad un Consorzio per la tutela e la promozione di questo pregiato vino.

Fra i vini dolci da segnalare il vin santo e il visner (noto anche come visciolata o vino di visciole). Produzioni tradizionali particolarmente apprezzate, divenute "Presidio Slow Food".

Rilevante anche la festa del vino, che si svolge tradizionalmente l'ultimo fine settimana di luglio, giunta nel 2008 alla XXXVIII edizione.

[modifica] Note

  1. ^ Bilancio demografico 2008, dati ISTAT

[modifica] Voci correlate

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