Orbecche

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Orbecche
Tragedia in cinque atti
Autore Giambattista Giraldi Cinzio
Lingua originale Italiano
Genere Tragedia
Ambientazione Nella città reale in Persia
Composto nel 1541
Pubblicato nel 1543
Prima assoluta 1541
A Ferrara, in casa dell'autore
Personaggi
  • Nemesi, Dea
  • Furie infernali
  • Ombra di Selina
  • Orbecche, figlia del Re
  • Nutrice di Orbecche
  • Oronte, sposo di Orbecche
  • Malecche
  • Sulmone, Re
  • Messo del Re
  • Coro
  • Tamule
  • Allocche
  • Messo
  • Semicoro
 

Orbecche è una tragedia scritta da Giambattista Giraldi Cinzio (o Cintio).

È la prima tragedia “regolare” moderna mai scritta, ovvero la prima opera in una lingua europea che mira a riproporre i canoni della tragedia greca classica[1][2]. Questa forma sperimentale ebbe poi molta fortuna nello sviluppo successivo del teatro in Europa[3].

Fu prodotta a Ferrara nel 1541, con musiche composte per l’occasione da Alfonso della Viola e scenografie realizzate dal pittore Girolamo Carpi da Ferrara (alla prima messa in scena, in casa dell'autore, era presente il duca Ercole II d'Este)[4]. Fu poi stampata nel 1543 con alcune aggiunte destinate alla lettura.

Giraldi Cinzio si attenne rigidamente alle prescrizioni contenute nella Poetica di Aristotele per ciò che riguarda la forma in cinque atti, i criteri di “unità” di tempo e spazio, i momenti canonici della trama e l’ambientazione storico geografica.

Le tematiche umane sono invece ispirate soprattutto a Seneca. In primo luogo la vendetta, lo studio dei sentimenti più “oscuri” quali la furia psicologica e l'odio, la violenza rappresentata nei particolari. La rappresentazione include scene di estrema crudeltà fisica. Un tema portante dell'opera è la riflessione politica sulla tirannide e sul potere in generale: il rapporto tra la “civiltà” e la barbarie su cui essa si fonda[5]. Sono ispirate a Seneca anche: la cifra stilistica che mira a produrre il sentimento dell'orrore, la tendenza a trattare esplicitamente sulla scena questioni filosofiche, e il senso di pessimismo stoicistico che pervade l’opera.

Sono invece moderne e sperimentali la nuova scena all'italiana, tipica della commedia pastorale, e lo stile più dialogico, con azioni e domande dei personaggi in tempo reale. Il pathos enfatico anticipa certi aspetti del melodramma, vi sono inoltre elementi meta-teatrali (ad esempio personaggi e battute “intermedi” riferiti al pubblico).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il personaggio principale, Orbecche, è la figlia del re persiano Sulmone. È madre di due figli ed è sposata con Oronte, con cui si era sposata giovanissima all’insaputa del padre.

Sulmone scopre l’esistenza del matrimonio segreto e dei figli solo molti anni dopo, il giorno in cui decide di dare in sposa Orbecche ad un altro principe. La scoperta del “tradimento” della figlia, che ha agito fuori dall'autorità paterna, ferisce l’orgoglio del padre. La terribile vendetta del re ha lo scopo di ristabilire la lesa maestà e la legittimità dello stato. Tale vendetta è il motore dell'azione scenica, provoca la catastrofe della storia.

All’inizio dell’opera un breve prologo informa gli spettatori dell'esistenza di una hybris ulteriore, riferita a un fatto che risale all’infanzia di Orbecche: da bambina questa era stata indirettamente responsabile dell’omicidio della madre e del fratello.

Orbecche e Sulmone sembrano incarnare, in quanto personaggi, i due insiemi di valori in conflitto: la libertà e autenticità nel vivere i propri sentimenti (l’amore) in modo totale, che si scontra con i principi di rispetto della legge e dell'autorità, e di saldezza dello stato e dell'ordine sociale, istanze rappresentate dal re.

Sulmone escogita un piano di vendetta spietato: finge di perdonare Orbecche e di accettare il fatto compiuto (matrimonio, eredi) allo scopo di attirarli a sé. Invita la figlia presso di sé con la famiglia, e annuncia ad Oronte l’intenzione di nominarlo erede al trono. È una sorta di inganno crudele: subito dopo lo fa arrestare e condannare a morte per tradimento. Oronte viene portato nelle fondamenta del palazzo, qui Sulmone gli taglia le mani, quindi uccide entrambi i figli davanti ai suoi occhi e infine lo uccide. La violenza del re prosegue con lo strazio dei loro corpi, e la vendetta si rivolge contro Orbecche. Anche lei è vittima di un inganno: le mostra affetto e le presenta un “regalo” di nozze, una misteriosa “sorpresa”. Sono i corpi dei figli con la testa del marito su un piatto d'argento, coperti da un telo che lei stessa è invitata a sollevare, a scoprire perciò da sola "la verità". Orbecche di fronte allo spettacolo è annientata dalla disperazione, ma, a sua volta, decide di vendicarsi usando lo stesso sistema cioè il tradimento. Riesce a ottenere nuovamente la fiducia del padre e finge di riconciliarsi con lui, approfitta quindi di questo espediente (un abbraccio affettuoso fra i due) per ucciderlo.

Orbecche assume il potere all'avvenuta morte del re, secondo la legge dello stato. Ora però è sola al mondo, dopo lo sterminio della famiglia, il dolore è insopportabile e in più, con il suo gesto di violenza, sente di avere rinnegato se stessa ovvero tutti valori che il suo personaggio rappresenta. Senza più identità, e ritenendo la sua vita ormai priva di senso, la regina si suicida.

« "Orbecche figliuola di Sulmone Re di Persia, essendo fanciulla, fanciullescamente diede indizio al padre che Selina sua mogliera e madre di lei si giacca col suo primogenito. Sulmone, trovatigli 'nsieme, gli uccise. Dopo alcuni anni Orbecche, senza che 'l padre ne sapesse nulla, prese per marito un giovane d'Armenia, detto Oronte. Intanto volendola maritare Sulmone a un Re de' Parti, si scuopre l'occulto maritaggio e che sono nati d'essi due figli. Sulmone finge essere di ciò contento e dopo uccide Oronte et i figliuoli. Poi colla testa e colle mani del marito ne fa dono alla figliuola la quale, vinta dallo sdegno e dal dolore, uccide il padre e dopo sé stessa. La Scena è in città real di Persia". da: Orbecche. L'argomento »

Chiude la tragedia un ultimo suicidio: quello della nutrice di Orbecche. La donna che le faceva da balia quando era bambina è il primo personaggio importante a comparire nell’opera e l’ultimo a chiuderla. La nutrice è costretta ad assistere alla morte di Orbecche nell’ultima scena, dove l’atmosfera è di affetto struggente come nell'apertura. Tale simmetria della trama completa il quadro “nero” della tragedia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Britannica.com Enciclopaedia Britannica
  2. ^ Biblioteca dell'Accademia dei Filodrammatici
  3. ^ The Cambridge History of English and American Literature (1921) Volume V, Part 1-IV Early English Tragedy, § 3. Giraldi Cinthio’s Orbecche
  4. ^ Dall'argomento della tragedia.
  5. ^ Fabio Bertini, "Havere a la giustitia sodisfatto": tragedie giudiziarie di Giovan Battista Giraldi Cinzio nel ventennio conciliare Società Editrice Fiorentina, Firenze, 2008 (Quaderni Aldo Palazzeschi /Centro di studi Aldo Palazzeschi, Università degli studi di Firenze, Facoltà di lettere e filosofia) ISBN 978-88-6032-065-0

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