Nevalı Çori

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Nevalı Çori è un insediamento neolitico del medio corso dell'Eufrate, nell'odierna Turchia orientale (provincia di Şanlıurfa), noto perché vi sono stati rinvenuti tra i più antichi templi ed esempi di scultura monumentale.

L'insediamento si trova a circa 490 m s.l.m., sulle pendici del Tauro ed è attraversato dal fiume Kantara, un affluente dell'Eufrate.

Scavi[modifica | modifica sorgente]

Il sito venne esaminato nel 1993, nel contesto degli scavi di emergenza per la costruzione della diga Atatürk. Le indagini furono condotte dall'università di Heidelberg, sotto la direzione di Harald Hauptmann. Si trova attualmente sott'acqua nel lago artificiale creato con la costruzione della diga.

Datazione[modifica | modifica sorgente]

La collocazione del sito nella cronologia relativa locale sulla base della sua industria litica in selce: la presenza di punte strette e senza ritocchi del tipo di Byblos lo colloca nella fase 3 tra quelle individuate da Olivier Aurenche, cioè nel neolitico preceramico B antico e medio. Alcuni strumenti indicano una continuità nella fase 4, del neolitico preceramico B tardo. Il tipo di abitazioni, con canalizzazioni sotterranee, rinvenuto negli strati I-IV del sito, corrisponde al "livello intermedio" del sito di Çayönü, mentre la pianta differente di un singolo edificio nello strato V ("casa 1") si connette a quelli del "livello con pianta cellulare" di Çayönü.

Per la datazione assoluta, lo strato II di Nevalı Çori ha restituito oggetti datati mediante radiocarbonio nella seconda metà del IX millennio a.C., che corrisponde alle più antiche date anche nel sito di Çayönü e con la fase IVA del sito di Mureybet. Lo strato IV sarebbe invece datato nel X millennio a.C. e, se questa datazione è corretta, questo indicherebbe una comparsa molto precoce di neolitico preceramico B a Nevalı Çori.

Abitazioni[modifica | modifica sorgente]

L'insediamento aveva cinque livelli architettonici. I resti scavati appartenevano a 23 case rettangolari allungate, contenenti da due a tre file parallele di stanze, interpretate come magazzini, adiacenti ad una struttura rettangolare con ante suddivisa da proiezioni di muri, che è stata ritenuta la parte residenziale.

Le strutture presentano spesse fondazioni a più livelli, costruite con ciottoli e macigni angolari, con gli interstizi riempiti da pietre più piccole. Ogni 1/1,5 m le fondazioni sono interrotte da canalizzazioni sotterranee, con andamento ad angolo retto rispetto all'asse principale della costruzione, coperti da lastre in pietra, ma aperti sui lati, che possono essere stati utilizzati come drenaggio o aerazione.

Un'area nella parte nord-occidentale del villaggio sembra essere stata di particolare importanza: nelle pendici vi era stato scavato un complesso cultuale, nel quale sono state riconosciute tre successive fasi architettoniche, che appartengono agli strati I-III del sito. Come a Göbekli Tepe erano presenti piloni monolitici che formavano la struttura di muri innalzati a secco e all'interno dell'ambiente si elevavano due pilastri di 3 m di altezza, che probabilmente sostenevano un soffitto piano in materiale leggero.

Sculture[modifica | modifica sorgente]

Il calcare locale è stato scolpito per ricavarne grandi statue, compresa una testa umana maggiore del vero, con un serpente o un ciuffo di capelli sul capo, una scultura raffigurante un uccello e diverse statue antropomorfe a tutto tondo, che sono le più antiche sculture a grandezza naturale conosciute. Materiali simili sono stati rinvenuti a Göbekli Tepe.

Sono inoltre state rinvenute diverse centinaia di figurine di terracotta (circa 5 cm), la maggior parte delle quali raffigurano figure umane, interpretate come offerte votive. Furono cotte a temperature tra i 500 e i 600 °C, suggerendo che la tecnologia per realizzare la ceramica fosse stata sviluppata prima dell'introduzione della ceramica stessa.

Sepolture[modifica | modifica sorgente]

Alcune case contengono deposizioni di crani umani e di scheletri incompleti.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Die ältesten Monumente der Menschheit. Vor 12.000 Jahren in Anatolien, Begleitbuch zur Ausstellung im Badischen Landesmuseum vom 20. Januar bis zum 17. Juni 2007, (catalogo mostra, Badisches Landesmuseum Karlsruhe), Theiss, Stuttgart 2007, ISBN 978-3-8062-2072-8 (con il dvd-rom Die ältesten Monumente der Menschheit. Vor 12.000 Jahren in Anatolien. Theiss, Stuttgart 2007, ISBN 978-3-8062-2090-2).
  • Harald Hauptmann, "Nevalı Çori: Architektur", in Anatolica 15, 1988, pp. 99–110.
  • Harald Hauptmann, "Nevalı Çori: Eine Siedlung des akeramischen Neolithikums am mittleren Euphrat'" in Nürnberger Blätter, 8/9, 1991-1992, pp. 15–33.
  • Harald Hauptmann, "Ein Kultgebäude in Nevalı Çori", in Marcella Frangipane (et al., a cura di), Between the Rivers and over the Mountains, Archaeologica Anatolica et Mesopotamica Alba Palmieri dedicata, Rome 1993, pp. 37–69.
  • Harald Hauptmann, "Frühneolithische Steingebäude in Südwestasien", in Karl W. Beinhauer (et al.), Studien zur Megalithik: Forschungsstand und ethnoarchäologische Perspektiven / The megalithic phenomenon: recent research and ethnoarchaeological approaches (Beiträge zur Ur- und Frühgeschichte Mitteleuropas 21), Beier & Beran, Mannheim, 1999).
  • Michael Morsch, "Magic figurines? A view from Nevalı Çori", in H.G.K. Gebel, Bo Dahl Hermansen e Charlott Hoffmann Jensen. (a cura di), Magic Practices and Ritual in the Near Eastern Neolithic', Berlin 2002.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]