Mediogioco

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Blackburne - Tarrasch, Breslavia, 1889
a b c d e f g h
8
Chessboard480.svg
a8 torre del nero
d8 donna del nero
h8 re del nero
a7 pedone del nero
b7 cavallo del nero
e7 alfiere del nero
f7 pedone del nero
g7 torre del nero
h7 pedone del nero
e6 pedone del nero
f6 cavallo del bianco
g6 pedone del nero
c5 pedone del nero
e5 pedone del bianco
f5 alfiere del nero
g5 donna del bianco
d4 pedone del nero
f4 pedone del bianco
f3 cavallo del bianco
g3 torre del bianco
a2 pedone del bianco
b2 pedone del bianco
c2 pedone del bianco
g2 pedone del bianco
h2 pedone del bianco
c1 alfiere del bianco
f1 torre del bianco
g1 re del bianco
8
7 7
6 6
5 5
4 4
3 3
2 2
1 1
a b c d e f g h
Un esempio di posizione di mediogioco. Il Nero muoverà: 26…Cd6.

Mediogioco è il termine con cui negli scacchi si indica la fase della partita che segue l'apertura e precede il finale.

È difficile stabilirne esattamente l'inizio e la fine: in linea di principio il mediogioco inizia quando i due giocatori hanno terminato di sviluppare i propri pezzi e la struttura dei pedoni ha assunto una fisionomia più o meno definita e termina quando, avendo cambiato la maggior parte dei pezzi, si ha una transizione verso il finale.

In genere gli obiettivi dei giocatori nel mediogioco consistono nello sfruttare i vantaggi creatisi durante l'apertura per poter portare delle minacce al re avversario, creare combinazioni favorevoli o semplicemente portarsi verso un finale vantaggioso.

A seconda della posizione che si è venuta determinando dall'apertura il mediogioco può assumere un carattere dove è predominante l'aspetto strategico e quindi la pianificazione più o meno a lungo termine o l'aspetto tattico dove il calcolo la fa da padrone.

Aspetti strategici[modifica | modifica sorgente]

Negli scacchi per strategia si intende comunemente un ragionamento basato più sugli elementi della posizione che sul calcolo puro delle varianti. In alcune fasi della partita, laddove il puro calcolo lascia il posto alla scelta del dove piazzare i pezzi e perché, gli elementi che entrano in gioco sono ad esempio:

  • la struttura dei pedoni
  • la presenza di colonne aperte e semiaperte
  • la distinzione tra case deboli e case forti
  • la presenza di pedoni isolati, arretrati, doppiati
  • il carattere aperto o chiuso della posizione
  • il possesso della coppia degli alfieri
  • il posizionamento errato di uno o più pezzi
  • la sicurezza del re
  • la parità materiale

oltre a molti altri.

Naturalmente tutto questo non basta in assenza della capacità di calcolo delle varianti: cercare di posizionare un cavallo in una casa debole perché strategicamente corretto può non esserlo tatticamente (es. nel manovrare per posizionare tale pezzo si sottovaluta un attacco avversario che porta a subire perdite di materiale se non peggio). In questo caso entra in gioco la tattica.

Aspetti tattici[modifica | modifica sorgente]

Negli scacchi per tattica si intende la capacità di calcolare esattamente le varianti che seguono a una certa mossa o a un certo ordine di mosse, talvolta violando i principi della strategia o anche sacrificando materiale per perseguire in cambio un vantaggio.

In una partita a scacchi possono esserci momenti in cui la strategia è predominante e ci si affida più a valutazioni di ordine posizionale che di calcolo e momenti in cui avviene esattamente l'opposto.

Spesso questo dipende anche dalla scelta dell'apertura: a una differente disposizione dei pezzi e soprattutto dei pedoni si accompagna un diverso carattere della posizione e questo può portare a posizioni dove predomina un carattere sull'altro. In generale i due concetti sono complementari: vincere di pura tattica violando i principi strategici della posizione è possibile solo in presenza di errori macroscopici dell'avversario e viceversa pensare di poter condurre una partita affidandosi solamente a ragionamenti di carattere generale senza una adeguata capacità di calcolo può portare a un disastro.

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