Marisa Madieri

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Marisa Madieri

Marisa Madieri (Fiume, 1938Trieste, 9 agosto 1996[1]) è stata una scrittrice italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

In origine il cognome della famiglia paterna (fiumana, ma di origini evidentemente ungheresi) era Madjarić, poi fu modificato in Madierich e successivamente in Madieri. La famiglia, esule dall'Istria, riparò a Trieste nel 1949, e per molti mesi visse in condizioni precarie, insieme a tanti altri profughi italiani, nel campo profughi del Silos presso la stazione ferroviaria.[2] Di questo periodo avrebbe scritto poi nel suo primo libro Verde acqua (Einaudi 1987) in cui narra dell'esodo di Fiume, dell'identità di questa città e di altri fatti legati alla sua infanzia e adolescenza, in cui la memoria è anche ricerca delle proprie radici.[3]

« Ê così che ricordo la mia Fiume − le sue rive ampie, il Santuario di Tersatto in collina, il teatro Verdi, il centro dagli edifici cupi, Cantrida − una città di familiarità e distacco, che dovevo perdere appena conosciuta. Tuttavia quei timidi e brevi approcci, pervasi di intensità e lontananza, hanno lasciato in me un segno indelebile. Io sono ancora quel vento delle rive, quei chiaroscuri delle vie, quegli odori un po' putridi del mare e quei grigi edifici »
(Marisa Madieri, Verde acqua)

Studiò lingue e letterature straniere a Firenze, dove conobbe lo scrittore Claudio Magris, che sposò e da cui ebbe due figli, Francesco e Paolo. Conseguì anche il brevetto di pilota aereo[4] e svolse opera di volontariato per il Centro di aiuto alla vita.[3] Scrisse poi altri racconti fra cui uno in forma di parabola, La radura (Einaudi 1992, ripubblicato per le stesse ed. in un unico volume insieme a Verde acqua nel 1998).[5] È considerata una delle voci narranti più limpide delle vicende dell'esodo istriano.[6]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Verde acqua. La Radura. Introduzione di Ermanno Paccagnini. Torino, Einaudi, 1998.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La scomparsa di Marisa Madieri, Il Corriere della Sera, 10 agosto 1996
  2. ^ "Entrare al Silos era come entrare in un paesaggio vagamente dantesco, in un notturno e fumoso purgatorio. Dai box si levavano vapori di cottura e odori disparati, che si univano a formarne uno intenso, tipico, indescrivibile, un misto dolciastro e stantio di minestre, di cavolo, di fritto, di sudore e di ospedale" (M.Madieri, da Verde acqua).
  3. ^ a b "un linguaggio ritmico inframezzato da cesure proprie di chi è imbevuto di classici latini e greci, con l’accento posato sui colori e su tutte le loro sfumature - vera epifania linguistica ! - la Madieri racconta l'esodo da Fiume e le figure che le sono rimaste impresse nella memoria" Teresa Triscari, in EsteriCult, 21 luglio 2009, consultato il 23 luglio 2011
  4. ^ "La scomparsa di Marisa Madieri", di Giulio Nascimbeni, Corriere della Sera, 10 agosto 1996, consultato il 23 luglio 2011
  5. ^ Marina Monego, in Lankelot, 8 ottobre 2006, consultato il 23 luglio 2011
  6. ^ Graziano Bianchi, La narrativa di Marisa Madieri, Le Lettere, Firenze 2003. Magris scrive della sua scrittura come "... trasparenza che lascia apparire integralmente l'oscuro fondo della vita nella limpida superficie delle cose così come sono, acqua cristallina sul cui specchio si disegna la tortuosa geometria delle cavità sottomarine" (da edit.hr/lavoce)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]