Mai senza mia figlia

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Mai senza mia figlia
Mai senza mia figlia.png
Sally Field e Alfred Molina in una scena del film
Titolo originale Not Without My Daughter
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1991
Durata 115 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Brian Gilbert
Sceneggiatura Betty Mahmoody, William Hoffer, David W. Rintels
Produttore Harry J. Ufland
Casa di produzione Metro Goldwyn Mayer
Fotografia Peter Hannan
Montaggio Terry Rawlings
Musiche Jerry Goldsmith
Interpreti e personaggi

Mai senza mia figlia (Not Without My Daughter) è un film del 1991 diretto da Brian Gilbert, con protagonista Sally Field.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Betty, donna forte e intraprendente, nel 1984, è felicemente sposata con Moody (un medico iraniano che da vent'anni vive in America), e ha una bambina di nome Mahtob. La loro vita sembra perfetta fino a quando una telefonata dei parenti di lui, a Teheran, lo convince a far loro visita per due settimane e fargli conoscere moglie e figlia. Betty ne è inizialmente spaventata, ma dopo aver visto il marito giurare sul Corano che non sarebbe capitato loro niente di male e alla fine delle due settimane stabilite sarebbero tornati a casa, parte tranquilla. Al principio vengono accolti con una grande festa, ma lei rimane un po' turbata da alcune piccole cose (dover mettere per forza il chador anche se è americana, dover passare accanto ad un agnello ucciso in segno di buon auspicio, il fatto che i suoi suoceri trovino strano che lei faccia docce due o tre volte al giorno, la difficoltà con cui riesce a comunicare con loro...).

I parenti di Moody sono tutti musulmani fervidamente praticanti, di mentalità chiusa, che vivono male l'integrazione di lui negli Stati Uniti. Così, giorno dopo giorno, cercano di coinvolgerlo sempre di più nel seguire con loro le preghiere al mattino, a fargli riacquisire alcune vecchie abitudini, da tempo abbandonate... e nel momento in cui viene licenziato, decide che la sua famiglia non sarebbe ripartita mai più. Per Betty è la fine: cerca di ribellarsi, ma viene continuamente controllata da tutta la famiglia di Moody, lui da padre e marito affettuoso e premuroso diventa prepotente, intollerante, manesco, e la opprime fisicamente e psicologicamente. Secondo la legge iraniana infatti, la moglie è proprietà del marito quanto i figli, e più volte Betty si vede sottratta Mahtob, ora iscritta ad una scuola islamica. In seguito, Betty riceve la telefonata di sua sorella: il padre in America è malato di tumore e sta per morire. Moody le dice che può tornare a visitarlo, restare quanto vuole, ma deve lasciare Mahtob in Iran, e tornare dopo aver liquidato tutti i loro beni e venduto la casa. Betty non sa più di chi fidarsi per uscire dall'incubo, quando a un certo punto intravede una via d'uscita... Attraverso un negoziante di camicie, amante dell'America, riesce a contattare una donna araba il cui fratello aiuta le persone in situazioni simili a quella di Betty a ritornare al proprio paese: questo uomo è Houssein. Lui progetta un piano per far scappare Betty insieme a sua figlia: attraverso tutto il Medio Oriente avrebbero dovuto raggiungere l'ambasciata americana in Turchia, ad Ankara. Betty riesce quindi a fuggire dal marito minacciando di denunciarlo alla polizia (aveva un ospedale abusivo ed illegale) se avesse provato a cercarla. Passando attraverso molti blocchi di confine, fuggendo dalle autorità e soprattutto fidandosi di tutti coloro che la accompagnavano. Riesce infine ad arrivare con la figlia ad Ankara e il film si conclude con lo sventolarsi della bandiera americana e con l'esultazione di Betty: Siamo a casa.

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