Chioninia coctei

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Macroscincus coctei)
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Scinco gigante di Capo Verde
Chioninia coctei.png
Chioninia coctei
Stato di conservazione
Status iucn2.3 EX it.svg
Estinto (1920?)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Squamata
Infraordine Scincomorpha
Famiglia Scincidae
Sottofamiglia Mabuyinae
Genere Chioninia
Specie C. coctei
Nomenclatura binomiale
Chioninia coctei
(Duméril & Bibron, 1839)
Sinonimi

Macroscincus coctei

Lo scinco gigante di Capo Verde (Chioninia coctei (Duméril & Bibron, 1839)), chiamato anche lagarto o scinco di Cocteau, era un grosso sauro della famiglia Scincidae che abitava le isole di Branco e Raso nelle isole di Capo Verde.[2]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Aveva un aspetto tozzo e massiccio, con la testa arrotondata e la coda piuttosto lunga: una particolarità della specie consisteva nella presenza di una palpebra inferiore traslucida, che probabilmente serviva ad abbagliare eventuali predatori provenienti dall'alto.

Lo scinco gigamte di Capo Verde è considerato l'unico fra gli scincidi ad avere le corone dentarie multicuspidate e compresse in senso labiolinguale.[senza fonte]

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Preferiva crogiolarsi al sole sui rami bassi, era in grado di arrampicarsi ma preferiva restare ad altezze modeste: si nutriva principalmente di materiale vegetale, come frutti e germogli, tuttavia col deteriorarsi dell'habitat si adattò ad una vita più carnivora, cominciando ad includere nella dieta anche uova e piccoli uccelli.

La forma dell'orifizio genitale sembra suggerire che questi animali fossero vivipari, tuttavia si hanno testimonianze della capacità di questi scinchi di deporre uova.

Le analisi del DNA mitocondriale hanno messo in evidenza la forte parentela degli scinchi giganti con il genere Mabuya.[senza fonte]

Estinzione[modifica | modifica sorgente]

Il primo contatto con l'uomo si ebbe quando sulle isole naufragarono delle barche di prigionieri ammutinatisi, che utilizzarono gli scinchi come risorsa alimentare. L'estinzione della specie è stata causata dalla concatenazione della caccia da parte degli abitanti delle isole vicine (che utilizzavano questi animali sia come cibo, sia per produrre l'"olio di scinco"), la distruzione dell'habitat ed un prolungato periodo di siccità, che diede il colpo di grazia a questa specie, che non era mai stata osservata prima dell'inizio del XX secolo.

L'esploratore Leonardo Fea portò in Italia numerosi esemplari, che sono a tutt'oggi conservati e costituiscono gli unici esemplari rimanenti di questo animale.[senza fonte] In seguito, studiosi come Sheliech, Andreone e Pather intrapresero spedizioni al fine di trovare qualche esemplare vivente, fallendo tuttavia nell'intento: agli inizi del Novecento, degli erpetologi tedeschi tentarono di intraprendere un programma di riproduzione in cattività di questi animali, fallendo anch'essi. La specie fu dichiarata estinta poco dopo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) World Conservation Monitoring Centre 1996, Chioninia coctei in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ Chioninia coctei in The Reptile Database. URL consultato il 29 maggio 2014.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

rettili Portale Rettili: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di rettili