Lingua primigenia

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Il concetto di lingua primigenia, corrispondente a una protolingua mondiale si riferisce ad un'ipotetica antica protolingua da cui sarebbero derivate tutte le lingue e tutte le famiglie linguistiche, sia quelle viventi sia quelle estinte, conosciute negli ultimi 6000 anni di storia.

L'idea[modifica | modifica sorgente]

L'idea che tutte le lingue del mondo derivino da una sola è molto antica. Essa era sostenuta dall'interpretazione letterale della Bibbia, con Adamo ed Eva, prima coppia umana (la "lingua edenica" o "adamitica"), e successivamente con Noè, "secondo Adamo", capostipite dell'umanità dopo il diluvio universale. Il mito della torre di Babele confortava l'idea che un tempo l'umanità si esprimesse in un unico idioma, prima della differenziazione delle molteplici lingue e dialetti. Per molti autori, fino ad epoche relativamente recenti, tale lingua primigenia, progenitrice di tutte le altre, era l'ebraico.

Dato il carattere estremamente speculativo di ricerche che affondano così addietro nel tempo, la Société de linguistique de Paris pose, nel proprio atto costitutivo (1866) il veto a tutte le ricerche "glottogoniche" (tale è il nome delle ricerche tese a ricostruire la genesi finale di tutte le lingue)[1].

I sostenitori della monogenesi linguistica hanno formulato teorie secondo le quali una lingua originaria sarebbe stata parlata più o meno tra i 50 e 100.000 anni fa, il periodo ipotizzato dall'archeogenetica a causa della separazione filogenetica degli antenati di tutti gli uomini oggi esistenti.

In uno scenario del genere, questa protolingua si sarebbe diffusa a partire da una piccola popolazione ad altre popolazioni a seguito della loro separazione. Va notato inoltre che essa non sarebbe necessariamente il primo linguaggio parlato in assoluto, ma solamente il più recente e comune antenato di tutte le lingue conosciute oggi, e potrebbe avere già avuto dietro di sé una lunga evoluzione, e addirittura potrebbe esser esistito insieme ad altre lingue di cui non è sopravvissuta alcuna traccia nei tempi storici. Per esempio, si discute se gli uomini di Neanderthal avessero la facoltà di parlare. Se ciò fosse vero, la loro lingua in tutta probabilità non sarebbe potuta derivare dalla protolingua mondiale di cui si sta parlando. Inoltre, se avessero avuto un linguaggio, ciò porterebbe argomenti a favore della tesi dell'esistenza di una lingua originaria (pur non permettendo di avanzare ipotesi a proposito della sua forma), perché comporterebbe che l'origine della lingua sia antecedente alla separazione filogenetica umana.

Tra l'altro, dato che forse tutti gli esseri umani odierni discendono da una Eva mitocondriale - una donna che si ritiene vivesse in Africa circa 150.000 anni fa -, si è ipotizzato che la lingua primigenia potesse essere datata approssimativamente in quel periodo.[2] Ci sono anche teorie su un effetto a collo di bottiglia sulla popolazione umana, soprattutto la teoria della catastrofe di Toba, la quale ipotizza che la popolazione umana ad un certo punto, 70.000 anni fa, si sia ridotta a 15.000 o 2.000 individui.[3] Se tale collo di bottiglia si ebbe realmente è possibile che la protolingua mondiale risalga a questo periodo, anche se ciò non implica che sia anche il momento in cui sia emerso il linguaggio come capacità.


Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1917 il linguista russo Nikolay Marr espose una teoria monogenetica di lingua che faceva risalire tutte le lingue moderne a quattro esclamazioni primordiali.

Attingendo all'opera di Vladislav Illich-Svitych, il linguista americano Joseph Greenberg sostenne che parentele a lunga distanza possono essere dimostrate concentrandosi sull'approccio controverso che chiamò "la comparazione lessicale di massa". Le lingue sono comparate con l'uso di un insieme limitato di parole (includendo parole funzionali e affissi) semplicemente facendo affidamento sulle parole affini per origine. Usò questo metodo per stabilire una classificazione delle lingue africane. Il suo lavoro ha suscitato un profondo interesse anche al di fuori della comunità linguistica. Ed è un argomento ancora molto dibattuto.

Sergei Starostin [1] suggerì con prudenza un numero di radici dalla "lingua boreale" - un antenato ipotetico delle diverse famiglie di linguaggi dell'emisfero boreale, per l'appunto; corrispondenze etimologiche possibili tra ciò che egli considerò le cinque maggiori macrofamiglie del Vecchio Mondo, l'Eurasiatico, l'Afroasiatico, il Sinocaucasico e l'Austrico con paralleli potenziali con l'Amerindo e diverse famiglie linguistiche africane.

Merritt Ruhlen è uno dei più vivaci e controversi sostenitori dell'ipotesi di una protolingua mondiale.

Ricostruzione[modifica | modifica sorgente]

Il metodo comparativo è una tecnica utilizzata dai linguisti per dimostrare le relazioni genetiche tra le lingue. Facendo uso di questo metodo, i linguisti sono in grado di tentare di ricostruire una protolingua dalle sue varie lingue figlie. Imparentate sono le parole che hanno un'origine comune. Possiamo proporre come esempi: l'inglese "mouse", il tedesco "Maus", lo svedese "mus", il russo "myš'", il polacco "mysz", il greco "mys" e il latino "mus". Usando il metodo comparativo i linguisti deducono che la parola protoindoeuropea per "topo" fosse "mūs". Alcuni studiosi hanno identificato quelle parole, ritenute potenzialmente imparentate, che possono mettere in evidenza alcune caratteristiche della lingua primigenia. Joseph Greenberg propose di usare un nucleo di 300 parole che percepì costituire il nucleo di ogni linguaggio. Queste includono pronomi, parti del corpo e membri della famiglia. Credeva che queste parole-nucleo cambiassero molto più lentamente rispetto ad altre e che fossero un buon indice per la relazione genetica tra le lingue.[4]

La tabella che segue mostra alcune radici nelle varie famiglie di lingue che presentano somiglianze.[5] Il simbolo V sta per una vocale.

Lingua Chi? Che cosa? Due Acqua Uno/Dito Braccio-1 Braccio-2 Curva/Ginocchio Capelli Vagina/Vulva Odore/Naso
Khoisan !kū ma /kam k´´a //kɔnu //kū ≠hā //gom /´u !kwai ĉ'u
Nilo-sahariano na de ball nki tok kani boko kutu sum buti ĉona
Niger nani ni bala engi dike kono boko boŋgo butu
Afroasiatico k(w) ma bwVr ak’wa tak ganA bunqe somm put suna
Kartvelico min ma yor rts/q'a ert t'ot' qe muql toma put´ sun
Dravidico yāv irantu nīru birelu kaŋ kay menda pūta počču ĉuntu
Eurasiatico kwi mi pālā akwa tik konV bhāghu(s) bük(ä) punče p'ut'V snā
Dene-Caucasico kwi ma gnyis ʔoχwa tok kan boq pjut tshām put´i suŋ
Austrico o-ko-e m-anu ʔ(m)bar namaw ntoʔ xeen baγa buku śyām betik ijun
Indo-Pacifico mina boula okho dik akan ben buku utu sinna
Australiano ŋaani minha bula gugu kuman mala pajing buŋku puda mura
Amerindo kune mana p'āl akwā dik'i kano boko buka summe butie ĉuna)

Alcune parole indoeuropee che provengono da parole presenti in questa tabella sono "qui" (latino), who ("chi" in inglese), aqua (latino), dito, bough ("ramo" in inglese) (dalla radice bhāghu- che significa "gomito" o "spalla"), fud (inglese dialettale per vulva).

Sulla base di queste corrispondenze, il linguista Merritt Ruhlen[6] ha sviluppato una tabella con le parole basilari della lingua primigenia:

  • Ku = Chi?
  • Ma = Che cosa?
  • Pal = Due
  • Akwa = Acqua
  • Kw = Bevanda
  • Kway = Umido
  • Tik = Dito della mano, Dito del piede, Uno
  • KanV = Braccio
  • Bungn = Ginocchio, Piegatura, Curva
  • Sum = Capelli
  • PutV = Vulva, Vagina
  • Cuna = Naso, Odore

Critiche[modifica | modifica sorgente]

I critici affermano che da un punto di vista puramente statistico, anche fra qualsiasi due lingue senza legami di parentela, è più verosimile che esistano un numero di parole pseudomofone con significati simili (vedi anche la lista di Swadesh). Starostin non usava metodi statistici ma metodi di ricostruzione interna: la ricostruzione della protolingua di una famiglia alla volta rende possibile ricostruire la protolingua di un livello più alto.

In aggiunta a ciò, sono plausibili circostanze in cui una lingua completamente nuova possa essere spuntata anche in tempi più recenti. Non esiste alcun esempio conosciuto di un evento simile per le lingue parlate, ma la lingua dei segni nicaraguense è un esempio di lingua non-articolata che sorse naturalmente tra bambini sordi allevati da genitori udenti [2]. Ad ogni modo alcuni considerano la lingua dei segni nicaraguense un esempio non valevole di generazione di lingua spontanea dal momento che gestualità preesistenti, usati dalla popolazione circostante capace di udire possa probabilmente essere stata alla sua base. Non esiste nessun esempio conosciuto di lingua parlata pienamente sviluppata che sia emersa spontaneamente in una popolazione non-parlante per quanto sia attualmente noto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Banfi-Grandi 2008: 17. Si veda anche il paragrafo "L'ipotesi monogenetica", ivi, pp. 20 ss.
  2. ^ Ruhlen, Merritt, Language Origins, National Forum, 1996. URL consultato il 10 novembre 2007.
  3. ^ Whitehouse, David, When Humans Faced Extinction, BBC News Online, 9 giugno 2003. URL consultato il 10 novembre 2007.
  4. ^ L'evoluzione delle lingue umane
  5. ^ The Origin of Language: Tracing the Evolution of the Mother Tongue scritto da Merritt Ruhlen, 1996, p. 103. La tabella rappresenta meno della metà di una lista compilata da Bengtson e da Ruhlen nel 1994.
  6. ^ Vedi il saggio'Global Etymologies' di John D. Bengtson e Merritt Ruhlen ne On the Origin of Languages: Studies in Linguistic Taxonomy di Merritt Ruhlen. Stanford, CA: Stanford University Press, 1994.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Emanuele Banfi, Nicola Grandi (a cura di), Le lingue extraeuropee: Asia e Africa, Roma, Carocci, 2008 - ISBN 978-88-430-4493-1
  • Hock, Hans Henrich & Joseph, Brian D. (1996). Language History, Language Change, and Language Relationship: An Introduction to Historical and Comparative Linguistics. Berlino: Mouton de Gruyter. Capitolo 17.
  • Caterina Marrone, Le lingue utopiche, Stampa Alternativa&Graffiti, Viterbo 2004, pp. 338, Isbn 978-88-7226-815-5

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]