Leone Kochnitzky

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Leone Kochnitzky (...) è un musicista e letterato belga, il cui nome è legato all'amicizia (e alla susseguente inimicizia) con Gabriele D'Annunzio, con il quale condivise l'esperienza dell'impresa di Fiume.

Ebreo convertito al cattolicesimo, di padre russo e madre polacca, venne incaricato durante la vicenda di Fiume di stabilire collegamenti con la stampa francese in qualità di responsabile dell'URE, l'Ufficio delle Relazioni Esteriori.

Sorretto da idee rivoluzionarie di sinistra, fu sostenitore dei Soviet e si trovò in contrasto con la frangia fiumana monarchica e nazionalista al pari di Mario Carli.

Divenne poi un apprezzato critico d'arte, studioso di talenti riconosciuti a livello internazionale. Assieme a Furst esternò forse eccessivamente le sue idee rivoluzionarie con D'Annunzio e ciò fu causa di taluni dissapori anche in rapporto all'impresa fiumana, sulla quale lasciò comunque scritto:

« Una fanfara squilla: "ecco, passa la banda"; è una musica militare che traversa la città, fatto ricorrente almeno tre o quattro volte al giorno, in Fiume. E ogni volta, tutti si precipitano, fanno ressa intorno ai musicanti, si accompagnano con loro; un corteo si forma; in breve folla segue la musica sul Corso, verso la piazza Dante [...] né consentono a disperdersi se non dopo aver visto il loro idolo, D'Annunzio, e lanciato in suo onore frenetici "alalà". [...] Cortei e fiaccolate, fanfare e canti, danze, razzi, fuochi di gioia, discorsi, eloquenza, eloquenza, eloquenza ... »

E ancora:

« Mai scorderò la festa di San Vito, patrono di Fiume, il 15 giugno 1920; la piazza illuminata, le bandiere, le grandi scritte, le barche coi lampioncini fioriti (anche il mare aveva la sua parte di lesta) e le danze [...] si danzava dappertutto: in piazza, ai crocevia, sul molo; di giorno, di notte, sempre si ballava, si cantava [...] Sul ritmo delle fanfare marziali si vedevano turbinare, in scapigliati allacciamenti, soldati, marinai, donne, cittadini, ritrovanti la triplice diversità delle coppie primitive che Aristofane vantò. Lo sguardo, dovunque si fosse fermato, vedeva una danza: di lampioni, di fiaccole, di stelle; affamata, rovinata, angosciata, forse alla vigilia di morire nell'incendio o sotto le granate, Fiume, squassando una torcia, danzava davanti al mare. »

Infine:

« C'era una cantina, tutta addobbata con pellicce d'orso bianco; laggiù, tra i fumi dell'incenso, si perpetravano orgie innominabili inframmezzate da libazioni sataniche: né i paradisi artificiali erano esclusi dal quadro. La cocaina, a botti, nevicava sul cenacolo, in teschi umani si suggeva il sangue fumante ... »

È da notare come l'impresa di Fiume possa essere descritto, almeno a parere di Kochnitzky, anche come festa liberatoria.

D'altro canto sui Centauri di Fiume o la Quinta stagione ebbe pure agio di scrivere:

«  [...] la fame, la malattia all'uscio del povero, diventano alla soglia del ricco la tentazione; l'àdito agli affari loschi e ai mercati non confessabili è aperto: si comincia collo speculare, poi s'inganna, si baratta, si truffa. Si deve pur vivere; e si diventa "incettatori", o meglio pescecani »
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