L'accostamento ad Almotasim

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L'accostamento ad Almotasim
Titolo originale El acercamiento a Almotásim
Altri titoli La ricerca di Almotasim
Autore Jorge Luis Borges
1ª ed. originale 1936
Genere racconto
Lingua originale spagnolo

L'accostamento ad Almotasim, talvolta tradotto come La ricerca di Almotasim (El acercamiento a Almotásim in spagnolo), è uno “pseudosaggio”, come il suo stesso autore ebbe a definirlo,[1] scritto da Jorge Luis Borges nel 1935 e apparso nel 1936 all'interno di Storia dell'eternità.

Il titolo dello scritto rimanda a quello di un libro inventato da Borges e attribuito a uno scrittore anch'esso immaginario, l'avvocato Mir Bahadur Alì, di Bombay.

Pubblicato nell'edizione originale di Storia dell'eternità, nel 1941 è stato inserito anche nella raccolta Il giardino dei sentieri che si biforcano (El jardin de senderos que se bifurcan), e nel 1944 in Finzioni (Ficciones).

Nell'Ensaje de autobiografia Borges ha scritto al riguardo: "Si tratta al tempo stesso di una burla e di uno pseudosaggio. Si presentava come la recensione di un libro apparso a Bombay tre anni prima, libro del quale attribuivo un'immaginaria seconda edizione a un vero editore, Victor Gollancz, e la prefazione a una scrittrice realmente esistente, Dorothy L. Sayers. Ma l'autore e il libro sono pura invenzione da parte mia... Quelli che lessero il pezzo lo presero sul serio, e uno dei miei amici ordinò perfino un esemplare del libro a Londra".[1]

Contenuto e temi trattati[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del saggio l'autore descrive il successo della prima edizione del libro "L'accostamento ad Almotasim", apparsa a Bombay nel 1932, dando notizia di una seconda edizione del 1934, sottolineando subito che egli la giudica inferiore alla prima. A questo punto Borges offre una sintesi della trama del romanzo, che racconta la storia di uno studente di diritto di Bombay che ha rinnegato la religione islamica e che si ritrova per caso coinvolto in un tumulto tra musulmani e indù. Durante il caos degli scontri il protagonista uccide (o pensa di aver ucciso) un indù. A quel punto fugge e si perde per le strade della città dove ha il primo di una lunga serie di incontri con reietti e appartenenti alla casta dei dalit, gli intoccabili. Nel corso della narrazione, più entra in contatto con queste persone umili e bisognose, più lo studente si rende conto di quanta spiritualità si celi in essi, fino a convincersi che questo soggetti devono essere necessariamente gli emissari di un essere superiore, il cui nome è appunto Almotasim. Il protagonista cade vittima di una vera ossessione nei confronti di questa figura misteriosa, decidendo di dedicare la vita alla sua ricerca e recandosi in pellegrinaggio nell'Hindustan per poterla trovare. Nelle pagine finali del libro, dopo infinite peregrinazioni attraverso 19 capitoli, il personaggio principale arriva davanti a una galleria in fondo alla quale si trova una porta coperta da una tenda. Fermandosi sulla soglia il giovane chiede di Almotasim e dall'altra parte gli risponde una voce che lo invita a entrare. Lo studente scosta la tenda, fa un passo oltre la soglia e il romanzo finisce. Terminato il riassunto della storia Borges muove alcune critiche all'immaginario autore e al modo in cui ha sviluppato la trama del suo romanzo, concludendo che non è stato in grado di sottrarsi alla più rozza tentazione dell'arte, quella di essere un genio, senza tuttavia riuscirci.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Note all'edizione pubblicata da Adelphi nel 2005
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