Khassan Baiev

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Khassan Baiev (Groznyj, 4 aprile 1963) è un medico russo naturalizzato statunitense. Prestando fede al giuramento di Ippocrate ha soccorso migliaia di civili e soldati di entrambi gli schieramenti durante la Guerra di Cecenia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni della formazione[modifica | modifica wikitesto]

Khassan Baiev è nato il 4 aprile 1963 ad Alkhan Kala, un sobborgo di Grozny. La sua famiglia, deportata in Kazakhstan nel febbraio del 1944, si era ristabilita ad Alkhan Kala nel 1959 dopo che Nikita Khrushchev, durante la campagna di destalinizzazione, aveva consentito ai ceceni di fare ritorno in patria[1]. All’età di cinque anni Baiev contrasse un’infezione cronica ad un orecchio che lo costrinse in ospedale per mesi. L’infezione si ripresentò nuovamente anni dopo e Baiev decise così di dedicarsi alle arti marziali per superare la sua fragilità fisica[2]. Poche settimane prima di compiere quattordici anni vinse il primo premio nella Grozny All-Russian Junior Championship[3]. Nonostante lo scarso rendimento scolastico e la possibilità offertagli da numerosi istituti di istruzione superiore dell’Unione Sovietica di intraprendere una carriera da allenatore[4], Baiev decise di intraprendere gli studi medici. Egli stesso dirà:

« Ho sempre voluto fare qualcosa che fosse di utilità alla società »

Nel 1980, nonostante la discriminazione razziale nei confronti dei caucasici, venne ammesso alla facoltà di medicina di Krasnoyarsk in Siberia. Decisivi per l’ammissione furono i successi riportati in campo sportivo[5]. Da studente di medicina Baiev affrontò molte difficoltà. Durante i primi mesi di corso fu costretto a studiare e dormire nella sala d'attesa della stazione ferroviaria locale[6]. Per trovare poi un equilibrio tra gli studi di medicina e le competizioni sportive si sottopose ad un ritmo di vita faticoso. A riguardo dirà:

« Ogni giorno mi svegliavo alle sei del mattino e correvo. Al termine delle lezioni mi allenavo in palestra per due o tre ore, poi andavo in aula studio dove rimanevo anche fino a dopo mezzanotte. Ogni qual volta avevo una gara portavo con me due borse: una per i vestiti e l’altra per i libri. Studiavo in aereo, in treno, in autobus e negli hotel[7] »

Lo studio della medicina costrinse inoltre Baiev a superare alcune delle tradizioni cecene, come quella che vieta agli uomini di assistere ad un parto[8]. Laureatosi nel 1985, Baiev decise di specializzarsi in chirurgia estetica a Krasnoyarsk[9]. Nel farlo ignorò la credenza islamica che l’uomo non debba cambiare ciò che Allah gli ha donato. Baiev trovava gratificante la possibilità di offrire una vita migliore a chi avesse difetti di nascita o fosse insoddisfatto del suo aspetto[10]. Dopo aver vissuto in Russia per nove anni, nel maggio del 1988 Baiev ritornò in Cecenia[11] acquistando prestigio come chirurgo plastico[12]. Nel giugno del 1992 si recò a Mosca per uno stage di tre mesi all’Istituto di Cosmetologia[13]. Della sua pratica a Mosca dirà:

« A Mosca il 75% dei pazienti era costituito da persone che volevano lifting al viso, mentre il 25% da persone vittime di incidenti. Molti pazienti venivano dall’estero - Svezia, Germania, Svizzera – per sottoporsi ad interventi di chirurgia plastica perché tali operazioni a Mosca venivano offerte ad un costo pari ad un decimo di quello richiesto nei loro paesi. Sarei potuto rimanere a Mosca, ma nel 1994 era chiaro che la guerra stava per scoppiare, e ritenevo fosse mio dovere prestare soccorso ai miei connazionali ceceni »

Baiev ritornò poi a Grozny nel settembre del 1992 dove si unì in matrimonio a Zara Tokaeva[14].

La guerra di Cecenia[modifica | modifica wikitesto]

Allo scoppio della guerra, Baiev era l’unico chirurgo di riferimento di quasi 80.000 abitanti nei pressi di Grozny. Si trovò così a prestare servizio in aiuto dei feriti, senza distinzione fra civili e soldati o fra russi e ceceni. Nel gennaio del 1995, durante la prima delle due guerre, Baiev con l’aiuto di più di cento volontari aprì in un edificio storico di Alkhan Kala un ospedale per soccorrere i feriti di guerra[15]. Il materiale medico necessario fu in parte procurato da Baiev stesso, parte fu invece donata da associazioni umanitarie internazionali quali la Croce Rossa, Medici Senza Frontiere e Doctors of the World[16]. Contemporaneamente Baiev operava anche negli ospedali di Urus-Martan ed Atagi[17]. Proprio qui Baiev rischiò la vita, quando l'ospedale fu colpito da un missile mentre era in sala operatoria. Ferito dall'attacco, rimase in coma per alcuni giorni[18]. Ripresosi, continuò strenuamente la sua attività di medico. Dal momento che molti ospedali in Cecenia erano fuori servizio, Baiev andava di villaggio in villaggio per prendersi cura dei suoi pazienti direttamente nelle loro case nonostante i continui bombardamenti[19], anche improvvisando interventi di fortuna su tavoli da cucina, letti o sul pavimento[20]. Talvolta operò anche su animali il cui ruolo era essenziale per sfamare le famiglie[21]. Nel settembre del 1999, quando i russi cominciarono di nuovo a bombardare Grozny, Baiev si adoperò con l’aiuto di volontari per la riapertura dell’ospedale di Alkhan Kala[22]. L’ospedale fu inaugurato nell’ottobre del 1999[23]. Il suo operato lo portò ad essere considerato da entrambi gli schieramenti del conflitto un traditore, i russi per il soccorso prestato ai ceceni e viceversa. Più volte Baiev ricevette minacce di morte. La situazione degenerò quando, dopo aver aiutato un medico russo condannato a morte a scappare, Baiev fu fatto prigioniero dai ribelli ceceni al seguito di Salman Raduyev per essere poi rilasciato una settimana dopo[24]. Lo stesso Raduyev fu poi suo paziente, insieme ad un altro dei capi ribelli, Shamil Basayev. Questa situazione di continua pressione e stress lo rese vittima di una serie attacchi d’ansia che lo condussero anche a pensare al suicidio[25]. Decise così di recarsi in pellegrinaggio alla Mecca sperando di ritrovare nella religione la serenità perduta[26]. Nell’Aprile del 2000 infine fu costretto a lasciare la Cecenia[27] per rifugiarsi negli Stati Uniti dove ricevette asilo politico[28]. Dieci mesi dopo venne raggiunto dalla sua famiglia[29]. Baiev vive tutt’ora con la sua famiglia negli Stati Uniti, nei pressi di Boston, in Massachusetts[30]. È stato onorato da associazioni umanitarie internazionali quali Human Rights Watch, Physicians for Human Rights, Medici Senza Frontiere e Amnesty International per il suo operato.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Racconta Baiev di aver risposto così all'invito di un soldato ceceno a non intervenire in soccorso di un kontraktnik:

« Io sono un medico. È mio dovere prestare soccorso a chiunque ne abbia bisogno. Sarà compito di Allah punirlo[31] »

Racconta di aver eseguito, durante il conflitto, un totale di 67 amputazioni e 8 interventi di neurochirurgia nell'arco di tempo di 48 ore[32]. Baiev è inoltre autore di un'autobiografia intitolata “The Oath: a surgeon under fire” che conclude dicendo:

« Di certo il fatto che io apprezzi l'America non significa che io abbia smesso di sognare di ritornare in Cecenia. Non poter esercitare la professione di medico è motivo di sofferenza per me. Quando, durante la guerra, lavoravo come chirurgo mi sentivo utile. A volte penso che quei momenti terribili sono stati probabilmente anche i più felici della mia vita[33] »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Khassan Baiev, The Oath, Walker & Company, New York 2003, p. 11
  2. ^ Baiev, The Oath, op. cit., pp. 17-19
  3. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 21
  4. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 43
  5. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 48
  6. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 50
  7. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 53
  8. ^ Baiev, The Oath, op. cit., pp. 52-53
  9. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 64
  10. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 73
  11. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 66
  12. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 73
  13. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 78
  14. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 83
  15. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 105
  16. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 106
  17. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 119
  18. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 120
  19. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 263
  20. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 121
  21. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 272
  22. ^ Baiev, The Oath, op.cit., p. 249
  23. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 256
  24. ^ Baiev, The Oath, op. cit., cap. 9
  25. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 207
  26. ^ Baiev, The Oath, op. cit., cap. 14
  27. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 325
  28. ^ Baiev, The Oath, op. cit., cap. 21
  29. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 345
  30. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 359
  31. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 263
  32. ^ Lisa Peper, Chechnian doctor discusses how he risked death to uphold Hippocratic Oath in The Reporter, Vanderbilt Medical Center, 9 aprile 2004. URL consultato il 15 maggio 2013.
  33. ^ Baiev, The Oath, op. cit., p. 358

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Khassan Baiev, The Oath: a surgeon under fire, Walker & Company, New York 2003

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 118534189