Ikkyu Sojun

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Ikkyu, ritratto di Bokusai

Ikkyū Sōjun 一休宗純 (Ikkyū Sōjun?) (1394 – 1481) è stato un monaco, abate e poeta giapponese.

Monaco zen, è comunemente ritenuto figlio illegittimo dell'imperatore Go-Komatsu, entrò in convento in tenera età. Successivamente seguì gli insegnamenti di Kasô Sôdon nel convento Daitoku-ji di Kyōto divenendone poi abate.

Ikky fu un personaggio assai singolare e contradditorio. Pur ricoprendo cariche elevate nella gerarchia non rinunciò mai a criticare in modo violento lo stile di vita dei monaci e l'attaccamento ai beni terreni. Fu raffinato poeta di stile cinese, calligrafo e precursore di Sen no Rikyu nel definire i fondamenti della cerimonia del tè.

Su Ikkyu vi è una notevole mole di notizie spesso frammiste a aneddoti più o meno romanzati o leggendari, d'altronde il personaggio, con la sua stravaganza, stimolava parecchio la fantasia dei contemporanei. Tra le tante, famosa la notizia relativa alla sua illuminazione (satori) che sarebbe avvenuta all'età di ventisei anni allorché udì il verso di un corvo a mezzanotte.

Alla morte del suo maestro, Kasô, avvenuta nel 1428 a capo del Daitoku-ji venne nominato il suo discepolo Yōsō, col quale Ikkyu aveva già avuto notevoli contrasti. In seguito a ciò lasciò il Daitoku-ji e divenne monaco itinerante. In questo periodo assunse il nome di Kyōun (Nuvola folle) cui fece riferimento nel titolo della sua raccolta più importante: Kyōunshū.

Nel 1447 abbandonò definitivamente il Daitoku-ji ritirandosi in un eremo, nei pressi di Kyōto, dove rimase fino al 1467, allorché la zona iniziò ad essere funestata dagli scontri che portarono al conflitto Ōnin, la guerra civile che devastò il paese per ben dieci anni. Dopo altre peregrinazioni ritornò, per ordine imperiale, al Daitoku-ji nel 1474.

L'opera maggiore, il Kyōunshū comprende circa mille poesie di stile cinese, tutte con metro di quattro versi con sette ideogrammi per verso. Lo stile della sua poesia non prevedeva l'uso di catratteri fonetici hiragana non presenti nell'alfabeto cinese.

Assai dibattuta è la forte contraddizione tra la fede professata nelle sue poesie e le immagini sensuali, spesso assai crude, che appaiono con una certa frequenza nei suoi versi. La sua poesia è un susseguirsi di elevati concetti religiosi e di deliranti passioni carnali, queste ultime tutt'altro che fantasiose quali quelle suscitate dall'inserviente cieca Mori.

Morì in tarda età, a ottantasette anni, stroncato da un attacco di malaria.

[modifica] Bibliografia

  • Kyōunshū (Raccolta della nuvola folle)
  • Jikaishū (Ammonimenti a se stesso)

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