I guardiani d'Israele

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I guardiani d'Israele
Titolo originale שומרי הסף
Lingua originale ebraico
Paese di produzione Israele, Francia, Belgio, Germania
Anno 2012
Durata 95 min.
Colore colore
Audio sonoro
Genere documentario
Regia Dror Moreh
Sceneggiatura Avner Shahaf
Produttore Estelle Fialon, Philippa Kowarsky, Dror Moreh
Fotografia Avner Shahaf
Montaggio Oron Adar
Musiche Regis Baillet, Jerome Chassagnard, Alex Claude, Daniel Meir
Scenografia Doron Koren
Interpreti e personaggi

I guardiani d'Israele (titolo in inglese: The Gatekeepers) è un documentario del 2012 diretto dal regista israeliano Dror Moreh.

Il film ha ricevuto una nomination ai Premi Oscar 2013 nella categoria miglior documentario.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il documentario di Dror Moreh racconta la storia dello Shin Bet, il servizio segreto israeliano per la sicurezza interna, attraverso approfondite interviste a sei ex dirigenti, materiali di repertorio e animazioni computerizzate. Il racconto copre il periodo della Guerra dei 6 giorni del 1967 ad oggi.

Non è stato facile per il regista raccogliere le testimonianze dei sei dirigenti, che su alcuni episodi del loro lavoro all'inizio erano riluttanti a parlare.

Il regista dice che questa esperienza l'ha molto cambiato, rendendolo più pessimista rispetto una soluzione del conflitto con i palestinesi, e dichiara di esser arrivato alla convinzione che Netanyahu rappresenti "una grande minaccia per l'esistenza dello Stato d'Israele". Ritiene che manchi nei governanti l'audacia, il coraggio e la volontà per risolvere il problema e che la stessa cosa accada tra i palestinesi.

Il filmato è strutturato in sei parti non tanto in ordine cronologico, quanto legate alla tipologia degli interventi dello Shin Bet, e approfondisce anche su argomenti come la controversia che circonda i "danni collaterali" , "l'efficacia della tortura", e l'eticità dell'"assassinio mirato".

Uscito per la prima volta a Gerusalemme nel 2012, ha suscitato un ampio dibattito negli ambienti politici e nella società civile israeliana, che fondamentalmente lo giudicano come una rappresentazione positiva della forza della democrazia israeliana, piuttosto che una denuncia dello stato d'Israele come occupante.

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