Hacktivism

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Hacktivism è un termine che deriva dall'unione di due parole, hacking e activism e indica le pratiche dell'azione diretta digitale in stile hacker.

Nell'ambito della filosofia hacktivist, le forme dell'azione diretta tradizionale sono trasformate nei loro equivalenti elettronici: la manifestazione di piazza, il corteo, si è trasformata nel netstrike, il corteo telematico; l'occupazione di stabili in disuso, nel cybersquatting; il volantinaggio all'angolo delle strade nell'invio massivo di e-mail di partecipazione e di protesta, il banchetto delle petizioni nelle petizioni on line; i tazebao scritti a mano diventano pagine web e le scritte sui muri e i graffiti vengono sostituiti dal defacciamento temporaneo di siti web. In omaggio all'etica primigenia dell'hacking, gli hacktivisti agiscono mettendo a disposizione di tutti risorse informative e strumenti di comunicazione. Le pratiche hacktivist si concretizzano nella realizzazione di server indipendenti e autogestiti per offrire servizi di mailing list, e-mail, spazi web, ftp server, sistemi e database crittografici, circuiti di peer to peer, archivi di video e foto digitali, webradio.

Origine del termine[modifica | modifica sorgente]

Il termine è stato coniato nelle interazioni fra i protagonisti delle prime azioni di disobbedienza civile in rete. In particolare è stato riferito agli autori dei primi netstrike condotti a livello mondiale per protestare contro abusi dei diritti civili, governi corrotti o sentenze di pena di morte. Successivamente il termine hacktivism è stato impiegato per indicare le pratiche di coloro i quali, usando reti e computer in modo creativo, hanno messo in discussione l'operato di governi e multinazionali organizzando petizioni online, virus benevoli, siti web di controinformazione, e altri strumenti per l'abilitazione di tutti i cittadini alla libera comunicazione elettronica.

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Sono in molti a ritenere che pratiche digitali come il mailbombing e il defacciamento dei siti, ma anche la realizzazione di virus e malware siano in disaccordo con l'etica hacker di facilitare l'accesso all'informazione in tutte le sue forme e quindi contrarie all'etica hacktivist che punta a promuovere la consapevolezza dell'importanza dell'informazione e della comunicazione come agenti di cambiamento sociale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luca Cian (a cura di), Comunicazione liberata. Altri modi di comunicare e partecipare , Brioschi Editore, 2011. ISBN 9788895399638
  • (con Alessandro Gilioli), Arturo Di Corinto I nemici della rete , BUR-Biblioteca Universale Rizzoli, 2010 ISBN 9788817042758
  • AA. VV., La privatizzazione della vita. Brevetti, monopoli, multinazionali , Punto Rosso, 2004. ISBN 9788883510410
  • (con Arianna Dagnino) Gulmanelli Stefano Popwar. Il Netattivismo contro l'ordine costituito , Apogeo, 2003. ISBN 8850321554
  • Matteo Pasquinelli (a cura di), Media Activism: Strategie e pratiche della comunicazione indipendente , Roma: Derive Approdi, 2002. ISBN 88-87423-87-3
  • (con Tommaso Tozzi) Arturo Di Corinto, Hacktivism. La libertà nelle maglie della rete , Manifestolibri, 2002, ISBN 8872852498
  • AA. VV., La sfida al G8 , Manifestolibri, 2001, ISBN 8872851920

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni in lingua inglese[modifica | modifica sorgente]

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