Estrilda troglodytes

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Becco di corallo
Estrilda troglodytes 1832.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Superclasse Tetrapoda
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Passeriformes
Sottordine Oscines
Infraordine Passerida
Superfamiglia Passeroidea
Famiglia Estrildidae
Genere Estrilda
Specie E. troglodytes
Nomenclatura binomiale
Estrilda troglodytes
(Lichtenstein, 1823)

Il becco di corallo (Estrilda troglodytes (Lichtenstein, 1823)) è un uccello passeriforme della famiglia degli Estrildidi[2].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Dimensioni[modifica | modifica sorgente]

Misura fino a 9–10 cm di lunghezza, coda compresa.

Aspetto[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di uccelli robusti e slanciati, muniti di un forte becco conico, il cui aspetto è molto simile a quello della congenere e affine astrilde di Sant'Elena, rispetto alla quale presenta striature appena accennate o addirittura assenti.
La livrea è dominata da un caldo beige, maggiormente tendente al grigio nella regione dorsale (vertice, nuca, ali, dorso, codione) e più chiaro sulla gola e sul sottocoda, dove diviene quasi bianco. Ai lati del becco è presente una banda di colore rosso vivo, che raggiunge gli occhi e le orecchie formando una caratteristica mascherina: la coda e il codione sono invece neri. Il becco è di colore rosso (da cui il nome comune della specie), le zampe sono di colore carnicino, gli occhi sono bruno-rossicci. Le femmine hanno colorazione generalmente meno intensa rispetto ai maschi, tuttavia tali differenze sono suscettibili di ampie variazioni a livello individuale e perciò può essere molto difficile distinguere i due sessi.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di uccelli diurni e molto vivaci, che all'infuori della stagione riproduttiva si riuniscono in stormi anche di dimensioni consistenti (fino a 200 individui e oltre, sebbene generalmente se ne osservino gruppi di una trentina d'individui), spesso in associazione con altre specie congeneri o affini: essi passano la maggior parte del giorno sparpagliandosi al suolo o fra l'erba alta alla ricerca di cibo, mantenendosi in contatto fra loro mediante l'emissione continua di richiami pigolanti, salvo poi riunirsi al tramonto fra i rami degli alberi e dei cespugli più alti per passare la notte.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di uccelli fondamentalmente granivori, che si nutrono principalmente di piccoli semi di graminacee, privilegiando quando possibile quelli ancora immaturi, che spesso vengono prelevati direttamente dalle spighe con l'uccello che si appollaia sullo stelo. Il becco di corallo si nutre inoltre anche di germogli, frutta, bacche e, soprattutto durante la stagione riproduttiva, anche di piccoli invertebrati.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Il periodo riproduttivo comprende generalmente la seconda metà della stagione delle piogge, in maniera tale che i nascituri possano usufruire dell'aumentato apporto di cibo. Il maschio corteggia la femmina tenendo una pagliuzza o uno stelo d'erba nel becco, saltellandole attorno con insistenza ed emettendo il proprio canto: se essa è ricettiva, lo segnala accovacciandosi e spostando lateralmente la coda.

Ambedue i sessi provvedono alla costruzione del nido, che è una struttura piriforme situata generalmente fra l'erba alta o addirittura al suolo e costruita intrecciando fili d'erba e fibre vegetali, imbottendo poi il tutto con piume: al suo interno la femmina depone 3-5 uova biancastre, che ambedue i partner provvedono a covare (alternandosi durante il giorno e dormendo assieme all'interno del nido durante la notte) per 11-14 giorni, al termine dei quali schiudono dei pulli ciechi ed implumi. Essi vengono accuditi da entrambi i genitori e sono in grado d'involarsi attorno alle tre settimane di vita: tuttavia, almeno fino al mese e mezzo i giovani tendono a rimanere nei pressi del nido, passando la notte al suo interno assieme ai genitori (che spesso si accingono nel frattempo a portare avanti una seconda covata) e chiedendo loro sempre più sporadicamente l'imbeccata, prima di allontanarsene del tutto.

Il becco di corallo viene regolarmente parassitato dalla vedova domenicana.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Questi uccelli occupano un areale che comprende una vasta porzione del Sahel, dal Senegal al Corno d'Africa e a sud fino al lago Vittoria: essi sono stati inoltre introdotti in Portogallo, a Porto Rico, nelle isole Vergini (dove probabilmente la popolazione alloctona si è estinta) ed a Guadalupa.

L'habitat del becco di corallo è rappresentato dalle aree di prateria secca e savana con presenza sparsa di cespugli ed alberi, fino a 2000 m di quota: questo uccello dimostra inoltre di non temere eccessivamente l'uomo, colonizzando senza problemi anche le aree coltivate, i giardini e i parchi alle periferie delle città.

Rapporti con l'uomo[modifica | modifica sorgente]

Viene allevato e riprodotto con successo in cattività come uccello ornamentale fin dal XVIII secolo, in virtù della sua vivacità[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2012, Estrilda troglodytes in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.1, IUCN, 2014.
  2. ^ (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Estrildidae in IOC World Bird Names (ver 4.2), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 10 maggio 2014.
  3. ^ Nicolai J., Steinbacher J., an den Elzen R., Hofmann G., Mettke-Hofmann C., Prachtfinken - Afrika, Serie Handbuch der Vogelpflege, Eugen Ulmer, 2007, ISBN 978-3-8001-4964-3.

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