Enoch

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Enoch è il nome di due personaggi dell'Antico Testamento.

Indice

Il figlio di Caino [modifica]

Il primo a portare questo nome, in Genesi 4,17, è il figlio primogenito di Caino, del quale si dice: "Più tardi si mise a costruire una città che chiamò Enoch, dal nome di suo figlio". È probabile che il nome Enoch significhi sacrificio, ed indichi proprio quei sacrifici rituali in cui una vergine o un bambino venivano uccisi sulle fondazioni della nuova città, in modo che il loro fantasma furioso le infestasse e si opponesse a qualunque nemico.[senza fonte] Ma esiste anche un altro significato: Enoch, infatti, in ebraico significa "iniziato".

Il bisnonno di Noè [modifica]

Il secondo a portare questo nome è, in Genesi 5, 21-23, il settimo discendente di Adamo lungo la linea di Set (la cosiddetta "grande genealogia dei Setiti" nel capitolo 5 della Genesi). Figlio di Iared, genera a sua volta Matusalemme, il nonno di Noè. Particolare la sua fine: "Enoch visse in tutto 365 anni, e camminò con Dio, poi non fu più veduto, perché Iddio lo prese". Questo enigmatico versetto ha fatto nascere la tradizione secondo cui egli sarebbe stato rapito in Cielo come il profeta Elia. "Enoch piacque al Signore e fu rapito, esempio istruttivo per tutte le generazioni", dice infatti di lui Siracide 44, 16). Così lo si ritrova anche nel Nuovo Testamento: "Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio" (Ebrei 11, 5).

Il fatto che Enoch sia stato "rapito in Cielo" nel 365º anno della sua vita ha fatto pensare ad alcuni che la sua figura rappresenti la trasformazione in personaggio biblico di un'antica divinità solare (l'anno solare è composto di 365 giorni). D'altronde lo stesso Elia non avrebbe conosciuto la morte poiché «salì nel turbine verso il cielo» con «un carro di fuoco e cavalli di fuoco» (2Re 2, 11), anch'essi interpretati come simboli d'un Dio del Sole.[1][2]

Libri di Enoch [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Libro di Enoch.

Il patriarca Enoch era il candidato ideale per assumere un ruolo importante nella letteratura apocrifa fiorita negli ultimi secoli prima di Cristo e nel primo secolo dell'era cristiana. Oltre a vantare un'indubbia antichità che lo fa vivere in un'epoca mitica e particolarmente suggestiva, esso rappresenta anche il settimo patriarca antidiluviano, ad imitazione del settimo re antidiluviano della tradizione babilonese, Emmeduranki, destinatario della rivelazione dei segreti divini. E fu così che Enoch si trasformò nel prototipo dell'iniziato ai misteri celesti, diventando il prestanome di tutto un corpus di apocrifi a carattere sapienziale. Di questo vasto corpus sono giunte fino a noi diverse versioni del Libro di Enoch; la più famosa, è quella etiope, conservata dai cristiani di fede copta. Altre versioni vengono dal mondo slavo e si sono conservate presso monasteri ortodossi in Serbia e Russia.

Riferimenti nella cultura [modifica]

Nella letteratura [modifica]

« Quivi fu assunto, e trovò compagnia,

che prima Enoch, il patriarca, v'era; eravi insieme il gran profeta Elia, che non han vista ancor l'ultima sera... »

(Orlando Furioso, XXXIV, 59)
  • Il poeta romanesco Giuseppe Gioacchino Belli, infine, registra nel suo sonetto La fin der Monno (datato 25 novembre 1831) la credenza popolare secondo cui, da un buco presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura, alla fine del mondo, usciranno Enoch ed Elia per la lotta definitiva contro l'Anticristo. Tale credenza è derivata dal capitolo 11 dell'Apocalisse. Ma la cosa divertente sta nel fatto che il popolino li ha curiosamente unificati in un'unica persona: er Nocchilia!
« Poi pe ccombatte co sta bbrutta arpia

tornerà da la bbùscia de San Pavolo doppo tanti mil’anni er Nocchilia. »

  • Enoch è un personaggio fondamentale nella religione di Mormoni; si legga a questo proposito "Il Libro di Mormon".
  • Riferimenti a Enoch si trovano anche nell'esoterismo occidentale. Il medico inglese John Dee (1527-1606) ottenne da un'entità angelica la rivelazione dell'Alfabeto di Enoch, poi utilizzato alla fine dell'Ottocento dai membri dell'Hermetic Order of the Golden Dawn. A Samuel Lydell Mathers, che fu uno dei fondatori della Golden Dawn, si deve l'invenzione degli "scacchi enochiani", un gioco esoterico nel quale era maestro il poeta William Butler Yeats, membro di quella fratellanza.
  • Nel romanzo Dracula di Bram Stoker, il pazzo Renfield, fervente seguace del Conte Dracula, afferma che la sua posizione intellettuale è simile a quella di Enoch, dal momento che questi "camminava con Dio".
  • Nel libro Il nome della rosa di Umberto Eco è citato nel dialogo tra due frati, Ubertino e Giglielmo. "Dio manderà i suoi servi, Elia ed Enoch, che egli ha conservato ancora in vita nel paradiso terrestre perché un giorno confondano l'Anticristo, e verranno a profetare vestiti di sacco, e predicheranno la penitenza con l'esempio e la parola..."

Nei media [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Francesco Rossi De Gasperis, p. 304 in Sentieri di vita. La dinamica degli esercizi ignaziani nell'itinerario delle Scritture, Volume 2, Milano, Paoline, 2007, pp. 672. ISBN 88-315-3372-X; ISBN 978-88-3153-372-0.
  2. ^ Francesco Rossi De Gasperis, p. 282 in Sentieri di vita. La dinamica degli esercizi ignaziani nell'itinerario delle Scritture, Volume 1, Milano, Paoline, 2005, pp. 504. ISBN 88-315-2902-1; ISBN 978-88-3152-902-0.

Bibliografia [modifica]

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Voci correlate [modifica]