Cultural studies

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I Cultural Studies costituiscono un particolare indirizzo di studi sociali che ha origine in Gran Bretagna come ampliamento del settore della critica letteraria verso i materiali della cultura popolare di massa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La loro data di nascita viene fatta risalire all'uscita dei lavori di Raymond Williams (Culture and society, 1958) e Richard Hoggart (The Uses of Literacy, 1957).

L'indirizzo si consolida successivamente come corrente definita nell'area culturale britannica intorno al Centre for Contemporary Cultural Studies (CCCS) dell'Università di Birmingham, fondato dallo stesso Hoggart nel 1964.

Panoramica[modifica | modifica sorgente]

Lo scopo primario del centro era lo studio dei cambiamenti nella cultura del proletariato inglese dal secondo dopoguerra in poi e in particolare dei mutamenti nell'orientamento della gioventù della working class. Sia Hoggart che Williams provenivano dall'insegnamento scolastico per adulti. Questo tipo di approccio è influenzato dal marxismo, dalla psicologia e dall'antropologia. Infatti la cultura è vista come la somma delle interrelazioni tra le pratiche sociali (cioè le azioni concretamente effettuate dagli individui sia a livello mentale che pratico). Questo approccio si basa sull'attribuzione di senso alla realtà e allo sviluppo di una cultura vista anche come insieme di significati e valori comuni. Secondo i cultural studies un'adeguata sociologia deve studiare le strutture e i processi con cui le istituzioni della comunicazione di massa permettono la stabilità sociale e culturale. I Cultural Studies si specificano in due diverse applicazioni:

  1. studi sulla produzione dei mass media come sistema di pratiche per l'elaborazione della cultura;
  2. studi sul consumo di comunicazione di massa come luogo di negoziazione tra pratiche comunicative diverse.

L'attività del centro di Birmingham si estende negli anni successivi fino a comprendere le tematiche del razzismo, del femminismo e dell'etnicità.

Approcci culturali[modifica | modifica sorgente]

Sul piano metodologico, i Cultural Studies si distinguono per un approccio quasi etnografico ai contesti indagati, attento alle pratiche concrete degli attori sociali. Sul piano teoretico, è da segnalare una tendenza programmatica a non rinchiudersi in confini ideologici definiti. Nei lavori prodotti dal gruppo è possibile rintracciare un dialogo costruttivo e incessante con le più importanti correnti del pensiero europeo continentale: György Lukács, Antonio Gramsci, Walter Benjamin, per citare qualche nome. Questo atteggiamento rende la corrente di studi particolarmente viva e attuale e degna di grande attenzione.

Cultural Studies in Italia[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'azione pionieristica degli studiosi dell'allora Istituto Universitario Orientale di Napoli, i primi in Italia ad essersi occupati di Cultural Studies, anche grazie a uno scambio continuo con l'università di Birmingham, l'attività dei Cultural Studies al momento è in continua evoluzione. Dal 2000 si pubblica la rivista Agalma, diretta da Mario Perniola. Dal 2004, l'editore il Mulino di Bologna pubblica la rivista Studi Culturali, in cui sono ospitati articoli di studiosi italiani e stranieri che gravitano attorno alla tradizione dei Cultural Studies. Molte università stanno aprendo corsi e indirizzi specifici o affini alla materia.