Consumo di suolo

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Il consumo di suolo, sebbene ad oggi non ne esista una definizione univoca,[1] in generale può essere definito come quel processo antropogenico che prevede la progressiva trasformazione di superfici naturali o agricole mediante la realizzazione di costruzioni ed infrastrutture, e dove si presuppone che il ripristino dello stato ambientale preesistente sia molto difficile, se non impossibile, a causa della natura del stravolgimento della matrice terra. Tale definizione si caratterizza in maniera negativa, poiché negativamente è percepito il problema della sottrazione di superfici naturali od agricole considerata la finitezza della superficie terrestre; e sarebbe dunque più corretto parlare di trasformazioni dei suoli.[2]

Aspetti storici[modifica | modifica wikitesto]

La trasformazione del paesaggio italiano, dal dopoguerra ad oggi, ha subito diverse accelerazioni per il sovrapporsi di diverse spinte: dalla ricostruzione post-bellica, al boom demografico, alla grande infrastrutturazione del Paese, alle ondate immigratorie, alla crescita delle famiglie mononucleari: la sovrapposizione di questi fenomeni ha avuto un ruolo rilevante nell'aumentare la domanda di superfici atte a realizzarvi abitazioni, fabbriche, autostrade, parcheggi, fabbricati ad uso produttivo, terziario e commerciale. Anche la motorizzazione di massa ha giocato un ruolo determinante, ponendo le basi per l'inedito fenomeno di dispersione insediativa, legato alla possibilità di scegliere luoghi diversi e distanti dove risiedere rispetto ai luoghi di lavoro, di diveritimento e di commercio (European Environment Agency, Urban Sprawl in Europe - the ignored challenge, EEA report n. 10/2006). Specularmente, lo svuotamento della funzione abitativa della città, con il suo allontanamento dai centri urbani, è stato l'esito di una spinta speculativa giocata sul differenziale di valore dei suoli. Negli ultimi decenni non solo le funzioni abitative, ma anche quelle produttive e terziarie hanno conosciuto un progressivo processo di espulsione, dai centri e dalle periferie cittadine verso fasce sempre più esterne, lasciano dietro di sé crescenti vuoti urbani e generando una domanda di mobilità che rende più problematico la razionalità di qualsiasi schema di trasporto pubblico di massa.

La critica al consumo di suolo[modifica | modifica wikitesto]

Uno spazio urbano meno presidiato e un territorio rurale "suburbanizzato" è quanto avvenuto in tutto il mondo economicamente avanzato, in Europa come nel Nord America, dove esiste un vasto movimento di critica radicale all'espansione del cosiddetto sprawl[1]. Secondo questo movimento la crescita estensiva dell'urbanizzazione corrisponde ad una opzione di sviluppo intrisecamente inefficiente ed energivora, socialmente instabile, consumatrice di risorse ambientali ed in primo luogo della risorsa suolo. La critica al consumo (cattivo uso) del suolo è connaturata alla storia del movimento ambientalista italiano. Essa si è affermata come reazione identitaria al degrado paesaggistico ("Il paesaggio è la rappresentazione materiale e visibile della Patria", Benedetto Croce, 1920), alla perdita di scenari e ambientazioni che da sempre connotano l'identità del popolo italiano, all'erosione di spazi altrimenti riservati all'espressione della produzione naturale di fauna e flora. Non di rado questa critica è stata caratterizzata da una lettura nostalgica e contemplativa del presunto degrado conseguente alla trasformazione del territorio. È invece opportuno, secondo una critica meno legata a questi valori nostalgici e bucolici, tenere in considerazione la complessità di funzioni ambientali che il suolo svolge.

In sintesi l'artificializzazione dei suoli ha almeno quattro grandi effetti negativi, o esternalità, a carico della società e dell'ambiente:

  • frammentazione del paesaggio con conseguenze su flora/fauna, ecosistemi, assetto idrogeologico;
  • danneggiamento in senso socio-culturale, poiché il paesaggio è anche percezione umana ed identità culturale [3];
  • depauperamento della qualità sociale dal momento che questa forte frammentazione porta sovente alla creazione di aree isolate/emarginate;
  • aumento dei costi di urbanizzazione e fornitura dei servizi. Secondo un recente studio americano volto a stimare i costi dell'urban sprawl, le aree a crescita incontrollata rispetto a quelle a crescita pianificata portano a costi economici di realizzazione, e di fornitura dei servizi significativamente maggiori [4].

Emerge un intimo rapporto fra il tema del consumo di suolo e quello dello urban sprawl [5]. Infatti non è sufficiente considerare solo la perdita di superfici naturali od agricole ma anche la distribuzione nella matrice paesaggistica delle costruzioni ovvero la sua componente spaziale. Ad oggi nelle grandi città così come nelle aree rurali, non di rado si evidenziano situazioni con una forte frammentazione dell'edificato e dove pertanto anche se il consumo fisico del suolo può non apparire in termini di superficie allarmante, è comunque la sua configurazione a determinare uno scadimento generale della connettività ecologica, della qualità paesaggistica (in senso culturale) e la generale compromissione delle funzionalità dei suoli.

Le funzioni del suolo[modifica | modifica wikitesto]

Il suolo, inteso come terreno, svolge alcune funzioni fondamentali:

  • funzione produttiva primaria, correlata alla produzione di biomassa vegetale e di materie prime agroalimentari
  • funzione di regolazione idrica, con il riferimento al ciclo dell'acqua, all'azione di fitodepurazione e all'assorbimento dell'acqua piovana e della conseguente sicurezza idrogeologica
  • funzione di regolazione dei cicli degli elementi fondamentali per la vita (azoto, fosforo, zolfo) e di assorbimento delle sostanze tossiche e inquinanti
  • funzione di conservazione della biodiversità intrinseca (gli organismi del suolo) e secondaria (la produttività biologica dell'ecosistema)
  • funzione strategica connessa alla riserva di superfici atte a far fronte a bisogni e aspettative di benessere delle future generazioni, nonché ad assicurare la sovranità alimentare
  • funzione di regolazione climatica, riferita in primo luogo alla funzione di sink carbonico assicurato dalla sostanza organica di suoli e vegetazioni[6].

Il problema della misurazione[modifica | modifica wikitesto]

Oggi in Italia non è possibile accedere ad alcuna banca dati sufficientemente accurata che informi circa il dato, attuale e retrospettivo, di consumo di suolo. Tale dato infatti non è mai stato raccolto ed elaborato con sistematicità e criteri univoci, a partire dalla definizione di cosa debba intendersi per "consumo" di suolo. In mancanza di fonti statistiche ufficiali, negli ultimi anni vi è stato un fiorire di dati, talvolta destituiti di approccio analitico:

  • APAT (2005), La realizzazione in Italia del progetto europeo Corine Land Cover 2000, Rapporto 36, Roma;
  • Relazione di V. Emiliani presentata al convegno, organizzato dal Comitato per la Bellezza, Paesaggio italiano aggredito: che fare?;
  • 2009 l'anno del cemento, 2009, WWF, dossier WWF sul consumo di suolo in Italia;
  • Società Geografica Italiana, Rapporto annuale 2009, I paesaggi italiani tra nostalgia e trasformazione, a cura di Massimo Quaini;
  • Paolo Berdini, Il Consumo di suolo in Italia: 1995-2006 (su Eddyburg.it del 19 novembre 2009);
  • Un'altra casa?, 2010, Legambiente. Rapporto di Legambiente sulle trasformazioni di suolo legate agli edifici residenziali.

La qualità dei dati di consumo di suolo è assolutamente inadeguata a compiere qualsivoglia valutazione attendibile. Per questo Legambiente con l'Istituto Nazionale di Urbanistica e il Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano ha promosso un Osservatorio Nazionale sul Consumo di Suolo (O.N.C.S.) che ha portato ad un primo rapporto completo nel 2009. L'Osservatorio è poi diventato Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (C.R.C.S.), mantenendo inalterato l'obiettivo della raccolta annuale di dati per la definizione di metodologie di analisi e per la quantificazione del consumo di suolo in Italia.

Proposte legislative contro il consumo di suolo[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pileri P., 2009, Consumo di suolo consumo di futuro, URBANISTICA, n. 138/2009.
  2. ^ Primo rapporto nazionale sui consumi di suolo, DiAP Politecnico di Milano - Legambiente - I.N.U., Osservatorio Nazionale sul Consumo di Suolo, 2009, Maggioli Editore.
  3. ^ Convenzione europea del paesaggio, art. 1: “il paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle persone, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”.
  4. ^ (a cura di) Gibelli M.C., Salzano E., 2006, No Sprawl, Alinea Editrice.
  5. ^ ibidem
  6. ^ Rapporto "Review of existing information on the interrelations between soli and climate change"
  7. ^ Articolo di Roberto Burdese su Il Fatto Quotidiano del 25 luglio 2012

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • DiAP Politecnico di Milano, Legambiente, I.N.U., 2009. Primo rapporto nazionale sui consumi di suolo. Osservatorio Nazionale sul Consumo di Suolo, Maggioli Editore.
  • Ambiente Italia 2011. Rapporto Annuale di Legambiente, 2011, Edizioni Ambiente.
  • Centro di Ricerche sui Consumi di Suolo, 2012. Terra! Conservare le superfici, tutelare la risorsa: il suolo, un bene comune. Maggioli Editore.
  • Terra rubata, viaggio nell'Italia che scompare, Dossier WWF - FAI, 2012.
  • Bernardini P., Il consumo di suolo in Italia: 1995-2006, 2009.
  • Istituto per l'Ambiente e la Sostenibilità (I.A.S.), Centro Comune di Ricerca, CE, 2002, Rapporto finale del "Progetto Moland-Friuli Venezia Giulia - Consumo ed uso del Territorio del Friuli- Venezia Giulia.
  • Emiliani V., 2007, Il consumo di suolo in Italia e in Europa, Convegno nazionale per la bellezza, Roma.
  • Gardi C., Dall'Olio N., Salata S., 2013. L'insostenibile consumo di suolo. Edicom Edizioni - Legambiente.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]