Blocco commerciale continentale

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Il termine blocco commerciale continentale si riferisce all'Unione Europea, al NAFTA e ad altre "zone di libero scambio" basate su confini continentali. La proposta del FTAA intende unificare le zone ecologiche del Neartico (America settentrionale e centrale) e del Neotropico (America meridionale).

È probabile che l'estensione dei traffici UE verso est fino alla Russia unificherà gli scambi nel Paleartico. Nell'Asia orientale, ci sono stati alcuni tentativi di creare una zona di libero scambio, e la Repubblica Popolare Cinese è al momento interessata a promuovere il libero scambio tra sé stessa e le nazioni ASEAN. Ma gli sforzi per creare una tale zona nell'Asia orientale sono stati politicamente problematici.

Secondo alcuni commentatori politici, i blocchi commerciali continentali sono unità politiche naturali; questo punto di vista era particolarmente diffuso a metà del '900.

Ad esempio, nel suo romanzo del 1948, "1984", George Orwell suggerì che il potere globale si sarebbe consolidato in tre blocchi commerciali difesi militarmente da alleanze in costante cambiamento, così che due erano sempre allineati contro un terzo. I suoi blocchi erano l'Estasia, all'incirca la sfera di influenza cinese, l'Eurasia, all'incirca la zona Paleartica, e l'Oceania, la zona del Neartico e del Neotropico più la maggior parte delle isole più grandi (isole Britanniche, Australia, Nuova Zelanda), che rappresentano all'incirca il mondo anglosassone dominato dagli oceani.

Forse non è sorprendente che i blocchi conmmerciali moderni ricordano molto da vicino la sua visione. I limiti agli scambi commerciali e alla guerra erano ben compresi dopo la seconda guerra mondiale.

L'Africa, il mondo Arabo, l'Asia centro-meridionale compresa l'India, non sembrano inserirsi naturalmente in alcuna cultura o blocco commerciale continentale dominante - come risultato potrebbero essere svantaggiati in uno schema di tasse, tariffe e traffici allineato a quanto sopra detto. In effetti, nel regime attuale, lo sono, e spesso ripagano il debito distruggendo il capitale naturale per esportare materie prime facili da vendere sui mercati delle nazioni sviluppate - dove i prezzi sono decisi dagli attori industriali dominanti di cui si è detto.

La situazione è sottile, poiché la combinazione del Capitalismo naturale e dei vincoli di biosicurezza ridurrà la domanda per queste importazioni di materie prime fino al punto di non ritorno: una parte significativa del mondo sarà mandata in rovina dalla devastazione ecologica o semplicemente dalla mancanza di domanda per i loro prodotti. Questa non è una situazione stabile.

Alcuni temono che minacce estreme alla biosicurezza, p. es. la guerra nucleare sorgeranno in queste parti del mondo, e saranno esportate alle nazioni sviluppate, soprattutto se queste saranno incolpate per guerre civili o cambiamenti climatici devastanti. La guerra biologica a buon mercato sembra alla portata di gruppi terroristici o nazioni escluse, che potrebbero combattere le nazioni sviluppate con questi pretesti.

Una alternativa al modello Orwelliano a blocchi contrapposti, è l'implementazione di uno schema globale di garanzie di commercio sicuro per la biosicurezza, che comprendano clausole rigorose per il condono globale dei debiti, o compensazione di danni dovuti a cambiamenti climatici o proliferazione degli armamenti, nell'eventualità che le attività di una nazione ne danneggino un'altra.

Una volta stabilita la fiducia, questo fornirebbe la base per uno schema di commercio equo e solidale dove i consumatori esprimerrebbero le loro morali pubbliche in modo più diretto facendo riferimento ad etichette standardizzate, p. es. per i cibi geneticamente modificati, o per i beni prodotti da lavoro minorile. L'importanza delle alleanze militari ed il consolidamento fisico del blocco commerciale continentale sarebbero ridotti - ma la sicurezza alimentare e sanitaria dovrebbe continuare a seguire confini bioregionali. Questa potrebbe diventare una democrazia bioregionale minima globale, come proposto da Partiti Verdi ed altri gruppi ecologici e pacifisti.

Con l'eccezione dell'Unione Europea non c'è stato molto interesse a dare alle zone di libero scambio uno status al di fuori della sfera economica. Inoltre, molti sostenitori della globalizzazione sono contrari ai blocchi commerciali continentali quando inibiscono i traffici globali.