Assassinio dei monaci di Tibhirine

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese... Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato. »
(Dal Testamento spirituale del Padre Christian de Chergé)
Assassinio dei monaci di Tibhirine
Ritratti dei sette monaci assassinati.
Ritratti dei sette monaci assassinati.
Stato Algeria Algeria
Luogo Tibhirine
Obiettivo Monaci trappisti
Data 21 maggio 1996
Morti 7
Sopravvissuti 2
Responsabili Gruppo Islamico Armato (attribuito)

L'assassinio dei monaci di Tibhirine è stato un evento accaduto nel 1996, quando sette monaci trappisti furono sequestrati dal loro monastero presso Tibhirine, in Algeria, nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996, e uccisi il 21 maggio seguente.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il Monastero di Notre Dame dell'Atlante è un monastero dell'Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza (i cosiddetti monaci trappisti), fondato nel 1938 a Tibhirine, vicino alla città di Médéa, 90 km a sud di Algeri.

Nella notte tra il 26 e il 27 marzo del 1996 un commando formato da una ventina di uomini armati irruppe nel monastero, sequestrando sette dei nove monaci che ne formavano la comunità, tutti di nazionalità francese.[1]

Il sequestro fu rivendicato un mese dopo dal Gruppo Islamico Armato, che propose in cambio alla Francia uno scambio di prigionieri.[1] Dopo inutili trattative, il 21 maggio dello stesso anno i terroristi annunciarono l'uccisione dei monaci, le cui teste furono ritrovate il 30 maggio; i corpi non furono invece mai ritrovati.[1]

I sette monaci erano:

  • Christian de Chergé, 59 anni, monaco dal 1969, in Algeria dal 1971.
  • Luc Dochier, 82 anni, monaco dal 1941, in Algeria dal 1947.
  • Christophe Lebreton, 45 anni, monaco dal 1974, in Algeria dal 1987.
  • Michel Fleury, 52 anni, monaco dal 1981, in Algeria dal 1985.
  • Bruno Lemarchand, 66 anni, monaco dal 1981, in Algeria dal 1990.
  • Célestin Ringeard, 62 anni, monaco dal 1983, in Algeria dal 1987.
  • Paul Favre-Miville, 57 anni, monaco dal 1984, in Algeria dal 1989.

Due monaci della comunità scamparono al sequestro, Amédée Noto e Jean-Pierre Schumacher, e dopo la morte dei loro confratelli si trasferirono nel monastero di Fès in Marocco.[2]

Cimitero del monastero di Tibhirine.

I funerali si svolsero nella Basilica di Notre-Dame d'Afrique, ad Algeri, il 2 giugno 1996, insieme a quelli del cardinale Léon-Etienne Duval[3] e i corpi furono poi sepolti nel cimitero del monastero il 4 giugno.

I monaci trappisti erano ben consapevoli della situazione di pericolo in cui si trovavano, malgrado ciò decisero di non abbandonare il monastero, per fedeltà alla loro missione.

L'assassinio dei monaci è avvenuto nel periodo della sanguinosa guerra civile algerina, seguita al colpo di stato del 1992 attuato dai militari per impedire il secondo turno delle elezioni amministrative che molto probabilmente avrebbe dato la maggioranza dei seggi e il potere di modificare la Costituzione al Fronte Islamico di Salvezza (FIS).

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Le circostanze esatte della morte dei sette monaci non sono mai state chiarite, dando adito a diversi scenari.[4]

Oltre alla versione ufficiale che addossa tutte le responsabilità dell'eccidio ai fondamentalisti islamici, sono state proposte diverse teorie che coinvolgono responsabilità dei servizi segreti algerini o l'ipotesi di un tentativo non riuscito di liberazione da parte dell'esercito algerino.

Nel 2008 La Stampa ha pubblicato la versione di un anonimo "alto funzionario di un governo occidentale", secondo cui il rapimento dei monaci era stato eseguito da terroristi islamici, ma sarebbe stato in realtà ideato da alcuni militari "deviati", per mostrare la pericolosità degli islamisti e per sollevare l'opinione pubblica internazionale, e sarebbe dovuto concludersi con la liberazione degli ostaggi, a dimostrare l'efficienza delle autorità algerine.[3] Il finto sequestro però deragliò, e a un certo punto i militari deviati non sapevano più dove fossero finiti i monaci.[3] L'uccisione dei monaci, secondo questa versione, avvenne invece per errore durante un raid di un elicottero dell'esercito algerino, verso metà maggio; le autorità algerine avrebbero quindi creato il finto comunicato dell'uccisione, una settimana più tardi, e avrebbero fatto ritrovare solo le teste dei monaci per mascherarne i corpi crivellati di colpi.[3]

Nel 2009 un ex generale francese, François Buchwalter, ha dichiarato che i sette monaci sarebbero stati uccisi per sbaglio da militari dell'esercito algerino, e che il loro rapimento da parte del GIA sarebbe stato invece inscenato in seguito da elementi deviati dei servizi segreti algerini.[1]

Nel novembre 2013 un magistrato francese, Marc Trévidic, ha ottenuto il permesso dal governo algerino di condurre indagini in Algeria, interrogando 22 possibili testimoni e realizzando un'autopsia sulle teste dei monaci, allo scopo di scoprire se la decapitazione sia avvenuta effettivamente prima o dopo la loro morte.[5]

Opere artistiche correlate[modifica | modifica sorgente]

Nel 2003 René Guitton con il libro Si nous nous taisons… Le martyre des moines de Tibhirine, ha vinto il Prix Montyon, premio letterario rilasciato dall'Académie Française.

Nel 2010 dalla vicenda è stato tratto il film francese Uomini di Dio, diretto da Xavier Beauvois, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 63º Festival di Cannes.[6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Il quotidiano 'Le Monde' torna sulla strage dei trappisti di Tibhirine, Radio Vaticana, 28 novembre 2009. URL consultato il 21 aprile 2014.
  2. ^ Anna Pozzi, Tibhirine, parla l’unico monaco sopravvissuto, Avvenire, 4 febbraio 2013. URL consultato il 21 aprile 2014.
  3. ^ a b c d Valerio Pellizzari, "I monaci in Algeria uccisi dai militari", La Stampa, 6 luglio 2008. URL consultato il 21 aprile 2014.
  4. ^ (FR) Bernard Gorce, La vérité n'est toujours pas faite sur ce crime de Tibhirine in La Croix, 6 settembre 2010. URL consultato il 21 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2011).
  5. ^ Leone Grotti, Chi ha ucciso gli “Uomini di Dio”? Svolta nelle indagini sul massacro dei monaci di Tibhirine, Tempi, 29 novembre 2013. URL consultato il 21 aprile 2014.
  6. ^ (EN) Awards 2010, festival-cannes.fr. URL consultato il 13 luglio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mireille Duteil, Les Martyrs de Tibhirine, éd. Salvator, 1996
  • René Guitton, Si nous nous taisons… Le martyre des moines de Tibhirine, éd. Calmann-Lévy, 2001
  • John Kiser (trad. Henry Quinson), Passion pour l'Algérie : les moines de Tibhirine, éd. Nouvelle Cité, 2006
  • Christophe Henning, Petite vie des moines de Tibhirine, Desclée de Brouwer, 2006
  • Rina Sherman, Le huitième mort de Tibhirine, éd. Tatamis, 2007, éd. Lazhari Labter, Alger.
  • Raymond Mengus,Un Signe sur la montagne, éd. Salvator, 2008
  • En 2009, les éditions de Bellefontaine, une maison d'édition monastique, lance une collection spécifiquement consacrée aux moines de Tibhirine
  • Mohamed Balhi "Tibhirine, l'enlèvement des moines", 2002, Editions Dar El Farabi, Liban.
  • Jean-Marie Lassausse et Christophe Henning, Le jardinier de Tibhirine, Bayard, 2010

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cattolicesimo Portale Cattolicesimo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cattolicesimo