Altare argenteo di San Jacopo

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L'altare di San Jacopo

L'altare argenteo di San Jacopo attualmente conservato nella cappella detta del Crocifisso o del Giudizio della cattedrale di Pistoia, fu realizzato fra 1287 e 1456 da alcuni degli orafi più valenti del tempo.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'altare di San Jacopo è in lamina d'argento a sbalzo, ed era in origine posto nella cappella omonima situata nelle prime due campate della navata destra. Dopo la demolizione della cappella di San Jacopo, nel 1785 per ordine del vescovo Scipione de' Ricci venne trasferito nella cappella di San Rocco e quindi, dal 1953, nella cappella del Crocifisso. L'altare, consacrato nel 1399, è decorato in argento su tutti i lati.

Il primo paliotto[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo originale dell'altare era una tavola argentea commissionata nel 1287 dal Generale consiglio del Comune e del popolo di Pistoia, d'intesa con gli Operai dell'Opera di San Jacopo, per usarla come dossale dell'altare di San Jacopo (mettendola cioè sul lato posteriore, quello che vedevano solo i presbiteri). Essa rappresentava i Dodici apostoli e probabilmente anche la figura della Madonna col Bambino. Oltre a questa tavola esisteva un paliotto (per il lato anteriore) citato in un documento del 1294.

Nel 1293 l'altare subì il sacrilego furto da parte di Vanni Fucci, citato anche da Dante Alighieri: durante una notte del carnevale, il Fucci entrò in Duomo con una banda di farabutti e depredò la Cappella di San Jacopo di oggetti preziosi, tra cui tavole d'argento, reliquie e arredi.

Le necessarie riparazioni vennero approntate da un orafo di nome Andrea per quanto riguarda il dossale e da Lapo di Struffaldo per il paliotto.

Di nuovo nel 1314 un furto asportò due apostoli nel dossale e di nuovo venne riparato da Andrea. Solo nel 1316 compare il nome di Andrea di Jacopo d'Ognabene, incaricato di fare un nuovo paliotto, che la storica dell'arte Lucia Gai ha ipotizzato (1983) essere lo stesso Andrea dei restauri. Il nuovo pannello si componeva di Storie del Nuovo Testamento in 15 riquadri, un Cristo in Maestà fra Maria e San Jacopo e tre Storie di San Jacopo. Medaglioni a sbalzo circolari e quadrilobi che adornano il paliotto agli angoli delle formelle sono una delle prime e più importanti testimonianze in Italia della tecnica del traslucido.

Entro il 1315 si aggiunsero al complesso un Crocifisso coi dolenti (Madonna e San Giovanni) e una predella. Nel 1349 fu commissionata a Giglio Pisano la grande statua argentea a tutto tondo raffigurante San Jacopo in trono (completata nel 1353), come ringraziamento per la fine della grande pestilenza del 1348, e fu inserita entro un'ampia nicchia centrale con arco ogivale e basamento adorno di smalti traslucidi in cornice mistilinea.

I paliotti laterali[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1361 si decise di ampliare e decorare anche i fianchi dell'altare, con rilievi di Storie dell'Antico Testamento (sul fronte), Storie del Nuovo Testamento (sul lato sinistro) e Storie di San Jacopo (lato destro).

Il lato sinistro (originariamente a destra) fu completato nel 1364 dagli orafi fiorentini Francesco Niccolai e Leonardo di San Giovanni, che scolpirono i nove riquadri in uno stile simile a quello dell'Orcagna.

Il lato destro (originariamente a sinistra) con le Storie di san Iacopo in nove formelle fu opera del solo Leonardo di San Giovanni, che lo firmò, facendo cadere in errore il Vasari che ritenne l'intero altare opera esclusivamente sua. Questo lato risente dell'influenza di Andrea Pisano nella dolcezza espressiva dei personaggi.

Ampliamento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1386 venne allogato all'orafo Pietro d'Arrigo Tedesco l'incarico di ampliare il dossale, recuperando le figure e inserendole in un ordinamento nuovo nel quale inserì anche figure d'altra origine e opere sue e della sua bottega, che si distinguono nel complesso per le durezze espressionistiche di stampo nordico. Sua opera sono gli Apostoli e le quattro statuette con Santa Eulalia, il Vescovo Atto, San Giovanni Battista e Maria Salomé. Nella nuova sistemazione il San Jacopo in trono venne posto al centro, mentre le figure degli apostoli e della Madonna con il Bambino venivano disposti su due file.

Alla base del dossale, che raggiunse 2,35 metri di lunghezza, fu collocata una predella divisa in 9 riquadri contenenti busti a rilievo, stilisticamente affini alle opere di Pietro. In questo periodo fu invertita la posizione dei paliotti laterali per consentire ai pellegrini la visione delle Storie di San Iacopo attraverso la cancellata che separava la Cappella dal resto della cattedrale.

Coronamento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1394-1398 fu realizzato il coronamento del dossale che fu progettato dal pittore pistoiese Giovanni di Bartolomeo Cristiani e realizzato dall'orafo fiorentino Nofri di Buto e dal pistoiese Atto di Piero Braccini che sbalzarono a altissimo rilievo un Cristo in Maestà, Sant'Antonio Abate, Santo Stefano nella mandorla centrale e un Paradiso con angeli cantanti e musicanti in uno stile tardogotico.

Alla fine di questi lavori, nel 1398, l'altare venne consacrato.

Completamento[modifica | modifica wikitesto]

L'altare nella collocazione attuale

I lavori andarono però ancora avanti ed a vari artisti fu affidato il completamento dei due lati del dossale che furono adornati con figure di Profeti, Dottori della Chiesa, Evangelisti e Santi. Nel 1400-1401 vi lavorò la bottega di Lunardo di Mazzeo e Piero di Giovanni, tra cui c'era un giovane Filippo Brunelleschi che scolpì, si pensa, i due busti dei profeti Geremia e Isaia, un Sant'Agostino a figura intera e un San Giovanni Evangelista seduto, che spiccano per vigore espressivo. Essi rappresentano le sue opere più antiche conosciute e le uniche di oreficeria.

Nel 1409 vi lavorò Niccolò di Ser Guglielmo, autore forse degli altri Evangelisti, poi seguirono Domenico da Imola e altri orafi pistoiesi.

Le decorazioni restanti furono aggiunte da Piero d'Antonio da Pisa (Profeti Daniele e David e i Santi Giusto, Ambrogio e Leonardo) nel 1447-1456.

Interventi successivi[modifica | modifica wikitesto]

Protetto da sportelli e contenuto in una struttura lignea, venne coronato nel 1490 da una pala in terracotta con la Resurrezione di Cristo di Benedetto Buglioni.

Nel 1606 venne effettuata una manutenzione straordinaria smontandolo e rimontandolo con integrazioni. Nel 1648 fu tolta la terracotta del Buglioni, fu consolidato e ripulito.

Nel 1785 venne distrutta la cappella che lo conteneva e spostato nella cappella di San Rocco, con la ricomposizione da parte dell'orafo Francesco Ripaioli che portò alcune delle decorazioni su un unico piano.

Dopo il 1790 vennero aggiunti due nuovi registri sotto il dossale: uno neogotico, che recuperava anche delle Allegorie di Virtù tardorinascimentali provenienti da un altro arredo; un altro con tre formelle tardobarocche.

Nel 1943, in occasione degli eventi bellici, l'altare fu smontato e ricoverato in un deposito per salvaguardarlo. Dopo un completo restauro venne rimontato nel 1953 nella collocazione attuale.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]