Acquedotto Leopoldino

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Coordinate: 43°33′51.09″N 10°21′26.73″E / 43.564192°N 10.357425°E43.564192; 10.357425

L'Acquedotto di Colognole presso il Cisternino di Pian di Rota a Livorno

L'Acquedotto Leopoldino, noto anche col nome di acquedotto di Colognole o Acquedotto Lorenese, è stato il principale rifornimento idrico della città di Livorno dal 1816 al 1912 (anno in cui è entrato in funzione il più importante acquedotto di Filettole), ed è stato realizzato per volere dei Lorena, sotto la direzione di vari architetti, tra cui Pasquale Poccianti che ha dato il contributo più notevole all'opera. Malgrado sia stato avviato sotto Ferdinando III di Lorena, fu concluso da Leopoldo II con la realizzazione delle opere destinate alla distribuzione, depurazione e accumulo delle acque; per questo è noto come Acquedotto Leopoldino.

L'acquedotto oggi alimenta le località di Parrana San Giusto, Parrana San Martino (frazioni di Collesalvetti) e Valle Benedetta (frazione di Livorno). Il complesso è interamente proprietà del Comune di Livorno ed è affidato alla gestione di ASA.

Molte sue parti versano in stato di profondo degrado, tanto che alcune strutture risultano gravemente danneggiate a causa della folta vegetazione che si insinua tra le opere murarie; inoltre, in diversi punti le arcate sono recintate all'interno di appezzamenti privati, malgrado la proprietà degli enti pubblici si estenda anche su una fascia di rispetto di sette metri su ciascun lato della condotta.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Sorgenti di Colognole

Il notevole incremento della popolazione di Livorno nel corso del Settecento, unito al crescente bisogno d'acqua del suo porto, rese necessaria la costruzione di un nuovo acquedotto, in sostituzione delle antiche condotte seicentesche realizzate sotto il granduca Ferdinando I de' Medici. Fu Pietro Leopoldo, alla fine del XVIII secolo, ad avviare i primi studi sulle sorgenti presenti nel territorio livornese. Tuttavia, alla morte del fratello Giuseppe, il granduca fu richiamato a Vienna per essere incoronato imperatore austriaco, lasciando il trono della Toscana al figlio Ferdinando.

Pertanto, con motuproprio del 7 novembre 1792, il granduca Ferdinando III, approvando il progetto di Giuseppe Salvetti, decretò l'inizio dei lavori per il nuovo acquedotto. Scartata l'idea dell'ingegner Bombicci di realizzare un dispendioso tunnel attraverso le colline tra Colognole e Livorno, il Salvetti ritenne più sicuro aggirare il colle con un tracciato lungo circa diciotto chilometri.

I lavori iniziarono nel 1793, ma furono interrotti nel 1799 a causa della morte del Salvetti e del successivo passaggio della Toscana sotto il dominio Borbonico. I lavori ripresero nel 1806 quando la regina d'Etruria Maria Luisa, approvò una relazione dell'architetto Riccardo Calocchieri che mirava a concludere l'opera nella forma più conveniente e affidandò la direzione dei lavori all'ingegner Raniero Zocchi.

Tuttavia nel 1809, in epoca napoleonica, l'opera passò nuovamente di mano, sotto la diretta gestione della comunità: il maire di Livorno ne decise l'affidamento all'architetto comunale Pasquale Poccianti, che è rimasto alla cronaca come il principale autore dell'acquedotto.

Frattanto, caduto Napoleone e restaurata la dinastia lorenese sul trono del Granducato di Toscana, il 30 maggio 1816 le acque sorgive provenienti da Colognole raggiunsero la fonte della Pina d'Oro, nel Borgo Reale, a Livorno. L'acquedotto però non poteva dirsi completato; così, sotto il granducato di Leopoldo II, il principale artefice delle più importanti opere pubbliche della Toscana, fu istituita una commissione per il compimento e la manutenzione dell'Acquedotto di Colognole.

Nel 1827 Poccianti delineò le principali opere per la distribuzione, accumulo e depurazione delle acque. Alla relazione erano allegate le tavole con i progetti di alcuni imponenti serbatoi che dovevano purificare l'acqua lungo il percorso, garantendone un'adeguata distribuzione: la cisterna della Castellaccia (non realizzata) e, a Livorno, la Cisterna di Pian di Rota (successivamente distaccata dalla rete idrica), la Gran Conserva o Cisternone (ancor oggi funzionante) ed infine il Cisternino di città (quest'ultimo mai entrato in funzione).

Tra tutte, il Cisternone sorprende per il chiaro linguaggio architettonico, che rimanda alle architetture romane e all'architettura neoclassica francese di Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux. Si coglie inoltre in Poccianti, la volontà di creare una sorta di percorso didascalico attraverso l'intera opera dell'acquedotto: partendo dal Cisternone, un ampio viale avrebbe condotto il visitatore fino alle sorgenti, incontrando lungo il percorso le gallerie, le arcate ed i casotti d'ispezione realizzati in forme di tempietti neoclassici. Tuttavia, le trasformazioni urbane della città, con la realizzazione della nuova cinta daziaria di Alessandro Manetti, ostacoleranno i progetti della passeggiata, che sarà realizzata in tono minore rispetto alle intenzioni di Poccianti.

L'architetto muore nel 1858, lasciando la conclusione dell'acquedotto al suo allievo Angiolo della Valle.

Tracciato[modifica | modifica sorgente]

L'Acquedotto di Colognole ha origine dalle ricche sorgenti del torrente Morra, detto nel suo tratto iniziale Camorra (Caput Morrae) presso Colognole; esso, con un percorso di ben diciotto chilometri, raggiunge Livorno. Il condotto in pietra attraversa le Parrane e si articola tra trafori ed arcate, in particolare in doppie arcate in località Botro Caldo e Rio Corbaia. Nel tratto da Parrana a Nugola l'acquedotto attraversa le colline con trafori e gallerie (Bellavista, traforo del Fornello), per proseguire lungo la via delle Sorgenti e giungere al Cisternino di Pian di Rota, dove troviamo il cosiddetto Purgatorio, costruito negli anni intorno al 1850 e che fino alla fine dell'Ottocento ha funzionato come sistema di purgazione per il filtraggio delle acque. Il percorso si concludeva poi nel Cisternone, realizzato tra il 1829 ed il 1842, che aveva la funzione di garantire l'approvvigionamento idrico della città e ai sobborghi. Un terzo serbatoio si trovava nel centro cittadino, ma non è entrato mai in funzione ed oggi ospita la Casa della Cultura (attualmente chiusa al pubblico).

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'Acquedotto Leopoldino cade a pezzi, da Il Tirreno del 6 gennaio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • F. Borsi, G. Morolli, L. Zangheri, Firenze e Livorno e l’opera di Pasquale Poccianti, Roma 1974.
  • F. Furbetta, L'approvvigionamento idrico della città di Livorno, Pisa 1960.
  • D. Matteoni, Pasquale Poccianti e l'acquedotto di Livorno, Roma - Bari 1992.
  • Pasquale Poccianti architetto, 1774 - 1858. Contributi al convegno per la celebrazione del secondo centenario della nascita, a cura di F. Gurrieri e L. Zangheri, Firenze 1977.
  • G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di Livorno, Livorno 1903.

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