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Weltschmerz

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Weltschmerz (dal tedesco, dolore cosmico o stanchezza del mondo) è un termine coniato dallo scrittore tedesco Jean Paul e denota un tipo di sensazione provata da qualcuno che comprende che la realtà fisica non può mai soddisfare le domande della mente.

Caratteristiche e diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Questo tipo di visione del mondo pessimistica, già presente in filosofi antichi, era diffusissima tra autori romantici come Lord Byron, Giacomo Leopardi, François-René de Chateaubriand, Alfred de Musset, Nikolaus Lenau e Heinrich Heine. L'espressione è usata anche per denotare una sensazione di tristezza al pensiero dei mali del mondo (confronta empatia e teodicea).

Massimo Mila, nell'introduzione a Siddharta di Hermann Hesse ha sottolineato l'assonanza tra la filosofia tedesca, specie Schopenhauer, e quella indiana (concetto buddhista di Duḥkha), facendo riferimento all'affermazione di Giacomo Prampolini sulla comunanza delle due culture a sentire il weltschmerz.[1]

In ambito musicale, influenza la visione del mondo di Gustav Mahler.[2]

Una visione affine, in letteratura, è spesso presente anche nei romanzi e racconti fantasy di John Ronald Reuel Tolkien, in cui molti personaggi, specie della razza degli Elfi (pur essendo immortali, questo dolore può portarli a consumarsi o "avvizzire") ma non solo, sembrano soffrire di "stanchezza del mondo" (world-weariness, weariness of world).[3][4][5]

In psicologia[modifica | modifica wikitesto]

Il significato moderno di Weltschmerz nella lingua tedesca è di sofferenza psicologica provocata dalla consapevolezza che le proprie debolezze dipendono dall'inadeguatezza e dalla crudeltà del mondo, da circostanze fisiche e sociali. In questo senso il Weltschmerz può provocare depressione, rassegnazione ed escapismo, potendo diventare anche un disturbo mentale (si veda, ad esempio, la voce Hikikomori). Il significato moderno di Weltschmerz può essere paragonato al concetto di anomia, un tipo di alienazione che Émile Durkheim descrisse nel suo trattato sociologico Il suicidio. Studio di sociologia (1897).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Introduzione a Siddharta, edizione Adelphi, pag. 22
  2. ^ Henry-Louis De La Grange, 2011
  3. ^ In the Shadow of Tolkien
  4. ^ Greg Harvey, The Origins of Tolkien's Middle-earth For Dummies, 2011, estratto
  5. ^ Ad esempio, nelle Appendici a Il Signore degli Anelli per quanto riguardo gli Elfi: «Quando il Grande Anello venne distrutto e i tre perdettero ogni loro potere, Elrond si sentì stanco e abbandonò la Terra di Mezzo per non tornarvi mai più». Sulla razza degli Uomini scrive: «Sebbene i Valar avessero ricompensato i Dúnedain, concedendo loro una vita lunga, essi non potevano tuttavia affrancarli dalla stanchezza del mondo che sopraggiunge alla fine...» (Il Silmarillion, Akallabeth)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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