Welthauptstadt Germania

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Un modello della nuova Berlino di Hitler. La Volkshalle è visibile in alto.

Welthauptstadt ("Capitale Mondiale") Germania era il nome dato da Adolf Hitler alla nuova capitale della Germania (Berlino), che avrebbe dovuto sostituire e rinnovare quella esistente. Questo ambizioso progetto era parte della visione del futuro della nazione dopo la vittoria della Seconda guerra mondiale. Albert Speer, "il primo architetto del Terzo Reich", creò molti progetti per la ricostruzione della città, ma solo una piccola parte venne realizzata prima della guerra.

Fra i progetti completati, quello della costruzione di un grande asse Est-Ovest, che allargasse Charlottenburger Chausse (oggi Strasse des 17. Juni), e la collocazione al centro della stessa della Colonna della Vittoria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Progettazione iniziale[modifica | modifica wikitesto]

Il nome "Welthauptstadt" venne scelto poiché l'architettura di Berlino era all'epoca giudicata troppo legata agli stili e alle convenzioni prevalenti alla fine dell'Ottocento, quando si era formato l'impero tedesco, ed era sentita la necessità di porre la capitale della Germania al di sopra delle altre capitali mondiali, come Roma, Londra, Parigi, Mosca e Washington.

Poiché non esistono altri riferimenti al termine di "Welthauptstadt Germania" tranne che nell'autobiografia di Speer, l'uso di questo nome da parte di Hitler è oggetto di controversie.

Alcuni progetti, come la creazione di un grande asse della città, che prevedeva l'allargamento della Charlottenburger Chaussee (oggi Straße des 17. Juni) e il posizionamento della Colonna della Vittoria al suo centro, distante dal Reichstag, vennero realizzati. Altri, tuttavia, come la creazione del Große Halle, furono abbandonati a causa dell'inizio della guerra.

La costruzione dell'Olympiastadion[modifica | modifica wikitesto]

L'Olympiastadion nel 1993, con la sua architettura originale intatta. Foto: James G. Howes.

La prima fase del progetto fu la costruzione dello Stadio Olimpico per le Olimpiadi del 1936. Lo stadio avrebbe celebrato l'ascesa del governo nazista.

Speer progettò anche una nuova Cancelleria, che comprendeva un vasto atrio, lungo due volte la Galleria degli Specchi del Palazzo di Versailles. Hitler voleva costruire una terza Cancelleria, ancora più grande, anche se non venne mai iniziata. La seconda Cancelleria venne distrutta dall'Armata Rossa dopo la fine della guerra.

Ipotesi di sviluppi[modifica | modifica wikitesto]

Quasi nessun altro edificio progettato per la Nuova Berlino venne mai costruito. La capitale doveva essere riorganizzata attorno ad un viale centrale lungo tre miglia che attraversava il Tiergarten, che sarebbe stato usato per le parate, e sarebbe stato chiuso al traffico. I veicoli avrebbero dovuto utilizzare una autostrada sotterranea che scorreva direttamente sotto il viale. Alcune sezioni di questa autostrada vennero costruite, ed esistono ancora oggi.

All'estremità nord del viale, Speer pianificò la costruzione di un enorme edificio a cupola, il Volkshalle (Sala del popolo), che sarebbe dovuto diventare il più grande spazio chiuso al mondo. Anche se la guerra iniziò prima della costruzione dell'edificio, vennero acquistati i terreni e i progetti di ingegneria furono avviati. La costruzione sarebbe stata alta più di 200 metri, con un diametro di 250 metri, sedici volte la cupola della basilica di San Pietro e avrebbe dovuto essere sormontata da una colossale aquila metallica che, ad ali spiegate, affondava gli artigli in un globo terracqueo (il metallo da usarsi doveva provenire dalle armi degli eserciti sconfitti dal Terzo Reich).

All'estremità sud sarebbe invece stato costruito un arco, simile all'Arco di Trionfo di Parigi, ma anche in questo caso, molto più grande: alto quasi un centinaio di metri, avrebbe potuto contenere quello di Parigi all'interno della sua apertura.

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale nel 1939 fece rimandare la costruzione alla fine della guerra per risparmiare materiali strategici[1].

Problemi geologici[modifica | modifica wikitesto]

A causa dei dubbi sulla tenuta del terreno paludoso di Berlino, venne compiuta una costruzione esplorativa (in tedesco Schwerbelastungskörper, tradotto letteralmente "corpo che porta un pesante carico"), che esiste tuttora. L'edificio era principalmente costituito da un blocco estremamente pesante di cemento, con strumenti per misurare lo sprofondamento nel terreno, per verificare quanto peso fosse stato in grado di sopportare il terreno. Lo Schwerbelastungskörper affondò di circa 18 cm nei tre anni di test, mentre il valore massimo accettabile sarebbe stato di 6 cm. Questo test, condotto attraverso mezzi giganteschi, dimostrò che difficilmente il terreno avrebbe sopportato le strutture del progetto senza ulteriori preparativi[2].

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel momento dell'invasione iniziale della Russia, col nome in codice di Operazione Barbarossa, nel giugno 1941, Hitler era convinto di poter vincere la Seconda guerra mondiale entro il 1945. Conseguentemente egli pianificò il completamento della Welthauptstadt Germania per tenere una grande Esposizione universale a Berlino nel 1950.

Infine pensava di ritirarsi nella sua città natale di Linz, ma aveva fatto preparare idee e schizzi anche per la sua sepoltura: il suo corpo avrebbe dovuto essere riportato nella capitale e inumato in un monumento meno grandioso degli altri: ispirato al Pantheon romano e sormontato da una cupola dotata di "oculum" attraverso il quale pioggia e vento avrebbero dovuto avere libero accesso a uno strato di terra fertile che doveva venire lasciato indisturbato sopra la sua cripta. In tal modo il Führer sarebbe sempre rimasto in "comunione mistica" con la nazione, il popolo (che gli avrebbe reso omaggio), la natura e i suoi elementi.[1]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Robert Harris, autore del romanzo di storia alternativa Fatherland (1992), ipotizzò che la visione di una Berlino monumentale sognata da Hitler e Speer si realizzasse nel 1964. Nel film TV omonimo tratto dal romanzo, la Grosse Halle e l'Arco di Trionfo furono ricostruiti in digitale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Albert Speer, Inside the Third Reich, Simon & Schuster, 1970, ISBN 0-684-82949-5.
  2. ^ History Channel, Cities Of The Underworld: Episode: 01 - Hitler's Underground Lair (5/5/07)

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